Il Futurismo lancia il guanto di sfida al vecchio. Il Futurismo si leva il guanto di pelle rosso fuoco e schiaffeggia il vecchio Ottocento davanti alla folla d’Italia. Guancia-destr! Sciafff! Guancia-sinistr! Sciafff! L’Ottocento anziano spelacchiato con rada barbetta bianca si incurvisce tipo Don Abbondio e si ritira nell’ospizio Tomba Museale del Prof. Dott. Fulgenzio Passatista. Futurismo è la Novecento-rivoluzione d’arte. La scrittura si fa mitraglia. La pittura si muove in corsa dinamica dentro recinti di cornici che fanno a fatica a contenere figure colori sovraeccitati. La scultura plastica si spalma nello spazio-tempo. L’architettura scorge il futuro di metropoli elettriche Blade Runner e baleni di ponti parabolici, centrali pulsanti, alti edifici per forare le nuvole. Ma anche gastronomia. Il mangiar futurista. L’Uovo nuovo.

CUOCO PASSATISTA BUONGUSTAIO FUTURISTA

Buio in sala trafitto dal fascio di luce di un faro puntato sulla porta della cucina come nei più moderni spettacoli circensi per l’ingresso di acrobati – uomini proiettile – dentisti per tigri. Rururururururullo di tamburi!

Attention Mesdames et Messieurs! Jules Maincave, l’annonciateur!

Mentre il cosmonauta musicale Luigi Russolo schiaccia bottoni e preme leve suonando il parallelepipedo urlante intonarumori, entra in scena lo chef Jules Maincave: giacca bianca con bottoni di corallo, in testa toque da cuoco, baffi a manubrio, occhio vispo. Jules Maincave, l’annonciateur – l’annunciatore della cucina scientifica. Applausi, numerosi brindisi alla goccia tutto giù nel gargarozzo, bombette in aria, UFO di piatti volanti, uno sparo isolato, un gatto con pelo dritto nero scappa via facendo meoooowwwww!

Sul magazine F a n T a S i o Maincave dichiara la necessità di sperimentazione a tavola per una cucina moderna legata alle meraviglie delle scoperte scientifiche e degli ultimi prodigiosi ritrovati della tecnica. È il 1913 – ultimo anno prima della bufera catastrofica – Filippo Tommaso Marinetti legge F a n T a S i o e il cranio liscio lucido a palla di biliardo s’accende lampadina. Gli vibrano i baffi. Presto, a Parigi! Occhialoni da aviatore sciarpa svolazzante cuffia da pilota sigaretta in rapidissimo consumo poiché mangiata dal vento: FTM frusta i 140 cavalli dell’Isotta Fraschini Torpedo; i cavalli del motore si lanciano al galoppo sulla strada per la Francia ben oltre i 100 chilometri orari quasi 150, sorpassano carretti con contadini che lanciano anatemi in dialetti vari; il pilota Marinetti lancia occhiate al bordo strada che fugge veloce sfocandosi in flash visivi. Istantanee di galline in aria terrorizzate, ciclisti miracolati, pedoni a bocca aperta come baccalà che seguono con rotazione a 180° del collo la palla di fucile che romba su ruote.

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Paris, la Ville Lumière, can-can. La società Marinetti & Maincave apre un ristorante futurista sulla Rive Gauche. Non sappiamo il nome. Ce lo inventiamo di sana pianta. Restaurant “La mitrailleuse Ra-ta-ta-ta-ta-touille”. Ristorante “La mitragliatrice Ra-ta-ta-ta-ta-touille”. La Gastroastronomia: violento colpo d’occhio di uova affogate nel sangue di bue con purée allo sciroppo di lampone, sogliole alla crema Chantilly, rane farcite con crema di granchi rosa, filet à la Fantasio marinato nel rhum e servito con gelatina di ribes, beverone di bicarbonato di sodio per concludere.

Quella di Jules Maincave, l’annonciateur, è avanguardia sperimentale del Manifesto della Cucina Futurista confezionato da Filippo Tommaso nel 1931. Povero chef Maincave, si trova al fronte contro le Kaiser-schiere dalla testa a punta, lui lavora nella sua cucina da campo, sta preparando le beefsteaks d’attaque à la gnole per la truppa stanca incattivita affamata che lo scruta sottecchi sospettosa e forse con odio. Poi alza lo sguardo e spalanca gli occhi. Una granata tedesca cade dal cielo, s’avvicina veloce inesorabile mortale. È l’ultimo ingrediente definitivo e finale. La cucina da campo va in mille pezzi, lo chef Maincave pure, le “costolette d’attacco” anche. Qualcuno dei fanti francesi è quasi contento. Brindiamo alla memoria dello chef Jules Maincave pionieristico alchemico esploratore di ricette del domani con un cin cin di polibibita Avanvera dell’ingegner Cinzio Barosi.

[Polibibita Avanvera dell’ingegner Cinzio Barosi; ricetta: 2/4 di vermouth di Torino, 2/4 di brandy italiano, 1/4 di liquore Strega, ghiaccio, 5 fette di banana da pescare con un stecco. Servire il bicchiere su un piattello d’alluminio lucido con un sottobicchiere di cotone. Disporre sul piattello fette di banana, chicchi di caffè, mandorle, scaglie di parmigiano, fette di pomodoro, filetti di acciuga: tutti assaggi che simboleggiano l’Italia e le sue colonie. Ebbene, questo è una polibibita conviviale perché si beve in compagnia e si discute quale sia l’abbinamento migliore scatenando vivi dibattiti, fazioni, risse a sediate.]

La rissa - Fortunato Depero (1926)

La rissa – Fortunato Depero (1926)

Orbene, incerottiamoci, ricomponiamoci e riprendiamo fiato e filo. Filippo Tommaso Marinetti, assieme al poeta pittore sindacalista Fillìa, stila Il Manifesto della Cucina Futurista. La pastasciutta è assassinata. Le posate non servono più, via, fuori dalla finestra in testa ai passanti. Non più ingozzamenti per ingrassare placidi e gonfi e impigriti e rubicondi e flaccidi e impennichelliti. No! La cucina deve essere enogastrodinamica per forgiare fisici snelli e atletici e slanciati e lucenti e nervosi e appassionati. Sì! Che si prendano poi tutte le iniziative sperimentali per sostituire le vecchie nostalgiche preparazioni con avanguardie chimiche e tecnologiche.

Non più ingredienti, ma miscele per carburare stomaci cuori menti dell’uomo futurista in perenne movimento di idee e di azioni. La cucina è stravolta, rivoluzionata, non più cucina, ma laboratorio di concetti, arte, alimenti, test, polvere da sparo, cuochi bombaroli, banchetti terroristi. Il cuoco non è più il rotondo simpatico custode e maestro di antica sapienza dei fornelli, adesso è uno scienziato pazzo che si esagita sconvolto tra fumi pericolosi, forni a 5.000 gradi, spruzzi violacei, macchie ectoplasmatiche, alte fiamme metallurgiche, eliche d’aeroplano, alambicchi in prossima esplosione, lampade per raggi ultravioletti, elettrolizzatori, distillatori, dializzatori, autoclavi centrifughe, mulini colloidali, vasche di caffè, fiuti di cocaina snif sniffffff, declamazioni di poesie graffiate nell’acciaio, olio extravergine di motore, duelli all’arma bianca.

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A tavola siedono come ospiti d’onore le quattro muse, bellissime, giovani, fresche: Creatività, Curiosità, Fantasia, Sorpresa. Dietro la tenda, nascosta, se la ride la Strega Indigestione, quella vecchia rancida passatista.

Prima la teoria, e poi la pratica:

Santopalato GNAM! Taverna d’alluminio futurista Santopalato, via Vanchiglia numero 2, Torino, 8 marzo 1931, mezzanotte. Si riuniscono poeti, aero-pittori, giornalisti, squadristi, belle donne, nottambuli impenitenti. Presenzia Sua Eccellenza FTM – Filippo Tommaso Marinetti, il calvo elettrico. In sala il futuroste Angelo Giachino. In cucina i cuochi Ernesto Piccinelli e Celeste Burdese. Alle pareti i quadri futuristi della Galleria Codebò. Ambiente in sala arredato dall’architetto Nicolay Diulgheroff, il bulgaro rotante.

A tavola con Nicolaj Diulgheroff, Filippo Tommaso Marinetti e il pittore Fillìa

A tavola con Nicolaj Diulgheroff, Filippo Tommaso Marinetti e il pittore Fillìa

Menù-Manifesto in quattordici portate:

1) Antipasto Intuitivo (formula della moglie del poeta pittore sindacalista Fillìa, la signora Colombo). Arancia forata e prosciugata della sua polpa in cui viene infilato un bastoncino nella sua buccia, così si presenta un piccolo cestino arancione che si sorregge con il bastoncino e dentro sono posti un pezzetto di grissino, uno di prosciutto crudo, un carciofo sottolio, un peperoncino sottaceto, un bigliettino con slogan e/o massima futurista. La versione marinettiana degli orridi Baci Perugina o dei biscotti della fortuna dell’affollato popolo del Celeste Impero.

2) Aerovivanda tattile con rumori ed odori (formula di Fillìa). Si deve gustare con tutti i cinque sensi – tatto, gusto, olfatto, udito, vista. Nel piatto compaiono ¼ di finocchio, un’oliva, un frutto candito e l’apparecchio tattile composto da un ritaglio di damasco rosso, uno di velluto nero e uno di carta vetrata. La cavia … no, scusate, volevo dire l’ospite ingerisce prima l’oliva, poi il frutto, infine il finocchio. Contemporaneamente sfrega i polpastrelli dell’indice e del medio della mano sinistra sull’apparecchio tattile. Da casse nascoste si diffondono eroiche pompose severe note wagneriane mentre veloci camerieri guizzanti in sala spruzzano profumo sulle teste di tutti.

3) Brodo solare (formula del cuoco Piccinelli). Miscela con elementi che hanno il colore del sole.

4) Tuttoriso (formula di Fillìa). Risotto con fonduta, vino e birra.

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5) Il Carneplastico (formula di Fillìa). Cilindrico prodigio d’equilibrio gastronomico-ingegneristico di carne di vitello farcito di 11 verdure diverse, rivestito di miele, stretto da una collana di salsiccia, e sorretto da tre sfere dorate di carne di pollo. Rappresenta i paesaggi italiani.

6) L’ Ultravirile (formula del critico d’arte P. A. Saladin). Per signore.

7) Paesaggio alimentare (formula del futuroste Angelo Giachino). Per signori.

8) Mare d’Italia (formula di Fillìa). Filetto di pesce al burro infilzato da stuzzicadenti come aste di bandiere sotto forma di ciliegie candite, rotelle di banana d’Australia, fichi. Contorno di crema di spinaci e a salsa Rubra marca Cirio. C’è un ghepardo che trotterella sornione per la sala e fa le fusa.

9) Insalata mediterranea (formula di Burdese). Un nome che suona stranamente normale; potrebbe essere un trucco, sospettiamo un agguato di qualche tipo.

10) Pollofiat (formula di Diulgheroff, il bulgaro rotante). Dal sito di ricette Giallozafferano: Prendete un pollo già accoppato, spiumato e pulito. Lessatelo per bene. Scavate una cavità nella schiena dell’ex-pennuto. Dentro il buco infilare un pugnetto di pallini per cuscinetti a sfera. Badate che i pallini siano di acciaio dolce e non salato. Ricucire. Applicare poi con ago e filo sul deretano del pollo una cresta di gallo cruda. Indossare guanti ignifughi e speciali occhiali da fornace. Lanciare come fosse una palla da rugby il volatile plastico dentro il forno e arrostirlo a 1.000-1.500 gradi per dieci minuti. Assicurarsi che la carne del pollo abbia assorbito per bene il dolce sapore dei pallini per cuscinetti a sfera. Servire in tavola con contorno di panna montata.

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11) Equatore + Polo Nord (formula del cosmico Enrico Prampolini). Il piatto è “composto da un mare equatoriale di tuorli rossi d’uova all’ostrica con pepe sale limone. Nel centro emerge un cono di chiaro d’uovo montato e solidificato pieno di spicchi d’arancio come succose sezioni di sole. La cima del cono sarà tempestata di pezzi di tartufo nero tagliati in forma di aeroplani negri alla conquista dello zenit.” Un cameriere vestito da esploratore dell’Africa Nera servirà la pietanza in groppa ad un orso polare.

12) Dolcelastico (formula di Fillìa). Dolce peralzarsi di bignè con crema dai colori urlanti.

13) Reticolati del cielo (formula dello scultore Mino Rosso). Su un disco di caramella alla ciliegia si alzano due cilindri, uno grande di pasta sfoglia farcito di marmellata di tamarindo e ricoperto di cioccolato fondente, e uno piccolo di meringa ricoperto di cioccolato fondente al mandarino. Guarnizione di panna montata al tamarindo e pistacchi. L’aeropasticceria.

14) Frutti d’Italia (composizione simultanea).

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Extra fuori menù: Porcoeccitato (formula di Fillìa). Salame cotto e affogato nel caffè espresso e acqua di colonia.

Bevande: Vini Costa – Birra Metzger – Spumanti Gora – Profumi Dory.

Segue digestione turbolenta, sorbetti di sudori gelidi, aero-gastriti, magmatici riflussi squadristici.

Si consiglia di riprendere le facoltà con una generosa dose di polibibita “Le grandi acque”: ¼ di grappa, ¼ di gin, ¼ di liquore prussiano Kaiser-Kümmel al cumino dei prati, ¼ di anice. Porre sopra la pozione un tocco di pasta di acciughe infagottato farmaceuticamente dentro un’ostia.

Cucina futurista – la fantasia ai fornelli – la cena onirica – il sogno nel piatto.