Il vero manipolatore comincia col sedurre, e colui che è sedotto, folla o donna, non ha più che un’opinione, quella del seduttore, e una volontà, la sua”.

G. Le Bon.

Non si può estirpare totalmente il male politico dalla storia. La democrazia e i diritti dell’uomo sono nati da evoluzioni e rivoluzioni, periodi talvolta bui e talvolta proficui. Ma in agguato c’è sempre il rischio che una nuova forma di totalitarismo crei nuovi adepti e illuda gli esseri umani con promesse impossibili.
L’avvento della radio segnò una nuova era nel campo delle telecomunicazioni. Se ne resero conto alcuni grandi gruppi industriali, ma soprattutto presero la palla al balzo uomini politici come Roosevelt, Hitler e Mussolini. Questi ultimi affidarono alla radio i loro discorsi più importanti per una diffusione capillare. Nello stesso periodo un’altra forma di comunicazione di massa importantissima iniziò ad affermarsi: il Cinema. Ma il cinema non aveva solo un scopo frivolo, di mero divertimento, attraverso di esso si potevano anche divulgare messaggi ideologici e visioni del mondo. Per una propaganda più diretta, invece, si fece affidamento ai cinegiornali, proiettati nelle sale cinematografiche in apertura di spettacoli, svolgendo così una funzione parallela ai notiziari radiofonici.

Il continuo sviluppo delle comunicazioni di massa cambiò radicalmente, e con effetti rivoluzionari, tutti i settori dell’attività umana. Furono soprattutto i regimi autoritari a sfruttare appieno le possibilità offerte dai nuovi mezzi di comunicazione, rendendo “spettacolari” le manifestazioni di massa. Ma anche nelle democrazie radio, cinema e stampa illustrata furono usati per “spettacolarizzare” la competizione politica valorizzando le figure dei leader.  Nelle società di massa l’opinione pubblica allargò le proprie dimensioni, controllando e condizionando più in profondità l’attività politica, ma essendo a sua volta condizionata dalle moderne tecniche di propaganda.

Capire le società di massa, adattarsi ad essa controllando i suoi meccanismi, interpretarne le componenti aggressive e violente e, soprattutto, sfruttarne appieno le tecniche e gli strumenti attraverso mezzi di propaganda, canali d’informazione, di istruzione, strutture associative e giovanili fu tipico di regimi, che – per la loro pretesa di dominare in maniera “totale” la società e la mentalità dei cittadini – furono appunto definiti Totalitari. Oggetto della propaganda politica sono soprattutto gli individui passivi, i più influenzabili, che costituiscono la maggioranza della popolazione.  Tramite la propaganda è possibile influenzare gli uomini, manipolando i meccanismi del loro comportamento, provocando in loro reazioni, prevedibili secondo regole, facilmente controllabili attraverso la violenza psichica.

Un’altra pratica utilizzata nei regimi totalitari è la creazione di una nuova lingua, basata sull’impoverimento e il rinnovamento di quella già esistente. Tratti fondamentali della lingua totalitaria sono la povertà e l’uniformità. La struttura di tutte le comunicazioni totalitarie è monocolore e monotono, poiché parla con una voce sola: quella del Regime. Con la lingua totalitaria si assiste alla contrazione dei significati e alla violazione del senso, ovvero a un impoverimento totale dei significati da attribuire alle parole, che perdono il loro pluralismo concettuale. La possibilità di esprimere in più modi un singolo concetto è fonte di forza e di vitalità di una lingua, ma in un regime totalitario cessa di essere valorizzata, ed è anzi combattuta perché testimonianza della presenza di autonomia individuale.

Nonostante si parli al passato non si può pensare al totalitarismo come ad una pagina di storia chiusa per sempre. Se guardiamo con attenzione agli sviluppi dei movimenti fondamentalisti, alle storie dei gruppi terroristici, ci accorgiamo che il bisogno di assoluto, di “totalità”, tende a riproporsi di fronte alle contraddizioni della società contemporanea. Chi ne è preda non ha pudore nell’accettare la morte e l’odio in nome di una nuova utopia. Non esiste un argine definitivo, un confine inespugnabile e invalicabile tra la democrazia e il totalitarismo.  Il male politico può sempre rinascere.