Die Mensur, la Mensur. Dal latino mensura, in italiano misura. La misura precisa che due spadaccini devono tenere di distanza l’uno dall’altro. E’ una distanza ravvicinata. I duellanti non devono oltrepassare questa severa misura per parare o schivare i fendenti dell’avversario. Devono rimanere con coraggio e determinazione dentro la Mensur, dominando l’istinto di proteggersi, anche a costo di sfregiarsi a vita.

XIX secolo. Nelle nazioni di lingua tedesca fiorivano i circoli universitari. Le Confraternite Burschenschaft. Le Nazioni Landsmannschaften. I Corps. Alcuni riunivano studenti cattolici, altri protestanti, altri ancora universitari ebrei (almeno fino al 1936 in Germania e fino al 1938 in Austria prima dell’Anschluss). Anche i circoli riservati agli studenti ebrei erano attivi nella pratica violenta della Mensur, come mostra una fotografia che raffigura tre ragazzi in primo piano tutti bendati da ferite da armi da taglio. Ogni circolo aveva i propri colori, i simboli di riconoscimento, i berretti d’appartenenza, le bandiere e gli stendardi differenti. Nazionalismo, maschilismo, elitarismo erano caratteristiche proprie delle associazioni studentesche. I circoli più tradizionalisti praticavano abitualmente i duelli studenteschi. All’antico uso dei lanzichenecchi, si bardavano con cotte di maglia a proteggere il petto e la gola, usavano apposite maschere per evitare di essere accecati. Ma buona parte del viso rimaneva allo scoperto alla mercé della lama altrui.

Non era proprio un duello: non vi erano vincitori né vinti. Non era uno sport: non si usavano le tecniche della scherma, non tutti erano spadaccini allenati in palestra. Non c’erano medaglie: non c’erano patacche da appuntare al petto; le medaglie che contavano erano in faccia. E come già detto, non c’era un vincitore; era un violento esercizio di coraggio e di amore per la lotta, di menefreghismo verso il proprio sangue versato sul parquet. Chi veniva più sfregiato ottoneva maggior onore di chi sfregiava di più. Portare in giro la faccia a mosaico era uno status estetico, il simbolo di appartenenza ad una casta sociale, intellettuale, e spesso antiborghese. Non si dovevano parare i colpi, si doveva sopportare stoicamente, fermi al proprio posto, e restituire tutte le lamate ricevute. Due medici erano presenti durante la lotta, per controllare le ferite e fermare la sfida quando era necessario. Le Mensur non volevano addestrare spadaccini, volevano formare i caratteri. Due furono i nazisti austriaci celebri, cresciuti a birra e sciabola durante i loro studi universitari.

Otto Skorzeny: definito come l’”uomo più pericoloso d’Europa” , era a capo dei commando tedeschi delle Waffen SS. Comandò l’Operazione Quercia per la liberazione di Mussolini dal Gran Sasso nel settembre 1943. Nel dopoguerra, tra le tante attività tra Medio Oriente, Spagna e Sudamerica, fu guardia del corpo di Evita Peron. In gioventù, durante l’università, duellò tredici volte nelle Mensur studentesche. Nei suoi ritratti  fotografici, i souvenir in faccia ricordano quell’esperienza.

Ernst Kaltenbrunner: la belva della polizia segreta. Successore di Reinhard Heydrich alla guida della Gestapo, dopo che quest’ultimo cadde in un attentato ad opera di partigiani cecoslovacchi addestrati dagli inglesi, si distinse nella repressione nazista e nella deportazione di esseri umani. Fu impiccato a Norimberga. Sostenne sempre che le cicatrici che portava con fierezza erano un ricordo dei bei tempi goliardici delle Mensur. Secondo altre fonti invece, furono il risultato di un brutto incidente automobilistico di quando una volta si mise al volante ubriaco fradicio.

Tutt’ora qualche circolo storico austriaco e tedesco pratica ancora i duelli, ma sono piccole eredità di un mondo scomparso, travolto dalla modernità e da altri e difformi valori. Non è più il tempo, dunque, di porgere l’altra guancia alla maniera degli studenti germanici dell’epoca guglielmina.