Gli anni di questo ultimo volume dei Diari di Pietro Nenni (1973-1979) sono contrassegnati da eventi epocali che produssero enormi cambiamenti nei costumi sociali, accompagnati purtroppo dall’inarrestabile buriana di violenza e morte legata all’apparizione del terrorismo politico e alla contrapposizione degli “opposti estremismi”. L’evento fondamentale della prima metà del decennio, vero segno del progresso socio-culturale dell’Italia repubblicana, risulta sicuramente il referendum sul divorzio del 12 maggio 1974. Pietro Nenni è convintamente contrario alla abrogazione della legge sul divorzio del 1970 e getta tutto il peso del suo prestigio politico nella campagna referendaria. In un certo senso, questo porsi in prima fila nella campagna referendaria del 1974 si ricollega idealmente all’impegno profuso nel 1946 per il referendum istituzionale. Furono, infatti, Nenni ed il Partito Socialista i più convinti assertori dell’avvento della Repubblica in Italia a fronte delle cautele della DC e dello stesso PCI. Non a caso, nelle contestuali elezioni per l’Assemblea Costituente del giugno 1946 il PSI colse il suo più importante successo elettorale affermandosi come primo partito della Sinistra. Appare dunque assai significativo come per Nenni la battaglia referendaria del 1974 si ricolleghi altresì a tutta la sua biografia politica, agli anni della sua formazione, alle sue stesse origini. Scrive Nenni alla data del 23 aprile 1974:

Volutamente ho tenuto stasera a Faenza il mio primo discorso nella campagna elettorale. L’ho fatto per ricollegare l’integralismo di oggi al clericalismo dell’inizio del secolo, quando era preminente il duro scontro di noi giovani con i notabili clericali. Oggi, per un singolare ritorno delle cose, eccoci impegnati in una battaglia di altri tempi, che ci viene imposta dalla DC nello spirito della controriforma

cvd21icxeaaqtnt

Pagine dei Diari

Ancora più significativo quanto Nenni scrive alla data del 10 maggio 1974:

Chiusa stasera in bellezza la campagna per il referendum. Dico chiusa in bellezza, perché la manifestazione di chiusura a Roma è stata grandiosa come fatto di massa e altamente significativa come fatto politico. Ci siamo infatti trovati, alla medesima tribuna, cinque leader politici assai diversi tra loro, nell’ordine in cui abbiamo parlato: La Malfa, Malagodi, Nenni, Parri, Saragat. E lo scopo era far fallire il disegno della destra che riduce il voto del 12 maggio ad una prova di forza tra democristiani e comunisti, tra blocco dell’ordine e cedimento delle forze democratiche di fronte ai gruppi extra-parlamentari

E qui veniamo alle considerazioni di Pietro Nenni sul fenomeno del terrorismo. Le considerazioni che troviamo nelle pagine dei Diari ci consegnano, infatti, una visione per certi aspetti idealizzata del fenomeno. Alla data del 6 giugno 1975, giorno successivo all’uccisione in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine di Mara Cagol, compagna del leader delle Brigate Rosse Renato Curcio, l’anziano leader socialista annoterà sul diario: «La donna caduta con le armi in pugno merita in ogni caso rispetto».

06margherita_cagol_mara2

«Cari genitori non pensate per favore che io sia incosciente. Grazie a voi sono cresciuta istruita, intelligente e soprattutto forte. E questa forza in questo momento me la sento tutta. È giusto e sacrosanto quello che sto facendo, la storia mi da ragione come l’ha data alla Resistenza del ’45. Ma voi direte, sono questi i mezzi da usare? Credetemi, non ce ne sono altri». (Lettera ai genitori, 1972)

Scrive ancora Nenni il 19 gennaio 1976:

Nei testi delle Brigate Rosse è presente un certo pathos romantico e rivoluzionario. Ma i comunisti trattano il capo banda da provocatore senza peraltro addurre prove o sospetti validi. Staremo a vedere. Io credo che non si possa negare la buona fede a chi mette in gioco la propria pelle

Sorprende oggi leggere queste parole indulgenti nei confronti del fenomeno brigatista: sottovalutazione del fenomeno? Sentimento di comprensione in considerazione degli ideali rivoluzionari di gioventù? Va considerato che Nenni, in più di una occasione si identifica in questi diari come l’uomo “della settimana rossa”, l’episodio pre-rivoluzionario che scosse l’Italia nel giugno 1914 e nel quale egli fu uno dei protagonisti insieme al conterraneo Mussolini. Rimane il fatto che la complessiva sottovalutazione del fenomeno brigatista fu patrimonio comune di larga parte del ceto politico e culturale del nostro Paese. Il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, nel 1978, non potevano quindi costituire risveglio più amaro per Nenni come per i settori della “intellighenzia” della sinistra politica e culturale, sempre assai teneri nei confronti dei compagni che sbagliano. Annota Nenni durante gli interminabili momenti del sequestro, mentre il PSI tentava inutilmente la strada della soluzione umanitaria per liberare lo statista DC:

Siamo al punto più oscuro dalla Liberazione in poi. Ne sento il peso come di una colpa personale

Si tratta di una riflessione per certi aspetti sconvolgente che, tuttavia, nobilita ancor di più la cifra umana di Pietro Nenni. Le pagine di questi Diari ci consegnano, infatti, un vecchio rivoluzionario dalle qualità umane elevatissime. A differenza di altri volumi di memorialistica, infatti, i Diari sono esenti da meschinerie, bassezze ovvero cattiverie gratuite rivolte a colleghi o ad avversari politici. Concepite come pagine destinate a delle riflessioni intime, i frammenti che compongo l’opera ci impressionano per la loro onestà intellettuale. La pagina relativa al suo 87° compleanno, il 9 febbraio 1978, racchiude, in un certo senso, tutto l’uomo Nenni:

Ma io mi considero sempre in debito con la società. Ho dato quanto potevo e ciò che potevo è poco rispetto a ciò che dovevo

Appare inutile chiedersi oggi se la classe politica contemporanea possieda almeno una parte infinitesimale di questo spirito di servizio, offerto genuinamente al proprio Paese – e, in particolare, alla classe lavoratrice d’Italia – lungo tutto l’arco della lunga e formidabile traiettoria esistenziale di Nenni.

 

.

Pietro Nenni, Anima socialista – documentario curato dalla redazione di Rai Cultura