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Le Edizioni di Ar non deludono mai. Un vivo consiglio per voi: quando inizierete a leggere verrete immediatamente rapiti, non pensate quindi di potervi dedicare a troppe attività contemporaneamente, non ne avrete semplicemente le facoltà; prendetevi una seggiola, trovate la vostra dimensione e principiate con calma, il tempo assumerà una forma del tutto inedita. Così, ci addentriamo in un romanzo narrativo, quasi un saggio politico, fino a ricordarci un trattato formativo. Un gioiello tutto italico, frutto di anni di minuziose ricerche e lavori, di esperienze tramandate da alcuni dei personaggi che più hanno segnato i luoghi e gli eventi presentatici. Il testo è crudo, frenetico, magmatico quanto specifico, esempio della più raffinata e squisita arte descrittiva che ci immerge nella realtà della Padova di fine anni sessanta, più precisamente negli anni fra il 1967 e il 1969, aprendoci senza neanche accorgercene alle più vaste dinamiche sociali e geopolitiche a livello globale. Il libro non solo appare come un vero e proprio diario del vissuto, ma anche al più disinformato lettore apparirà come un vasto compendio di storie e nozioni quotidiane, conducendoci a riscoprire e a rivisitare eventi storici, personaggi e luoghi su scala internazionale.

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Siamo negli anni precedenti al tentato colpo di stato Borghese, del terrorismo bicolore in fasce, dello stato annichilito dall’atlantismo e dalle opprimenti cosche criminali, il clima di tacita e nebbiosa guerra civile è imperante. In questo scenario, in una Padova di donne in pelliccia e operai strappati ai campi e deportati nelle fabbriche, figuri ammalati nel corpo e nello spirito e giovani in rivolta, si stagliano fra i portici e le vie di campagna gli alfieri dell’Ordine Nuovo, idealisti, romantici, imbevuti delle più classiche ideologie rivoluzionarie, ben riproposte al lettore. Non ci sono innocenti non solo dipinge una realtà storica riscritta dal vincitore di turno, ma penetra, intimamente e in modo del tutto lacerante e fastidioso, nel vissuto dei suoi protagonisti, conferendoci uno spaccato malinconico, audace, seducente e realista. Un testo che anche il più fervente antifascista non potrà che apprezzare non solo per la forma, ma anche per i contenuti estremamente vivi, odorosi e corposi, un buon numero di pagine che trasudano autenticità fuori da qualsiasi partigianeria.

Una delle autrici, Silvia Valerio legge un passo di Non ci sono innocenti

Non ci sono innocenti è un maremoto, una grossa onda pronta a travolgerci e a inghiottirci nel profondo, inchiodandoci in quell’abisso troppo spesso tralasciato e poco curato dagli ambienti storici ed accademici, facilmente banalizzato tramite le superficiali occupazioni studentesche, le movimentate quanto schematiche risse universitarie e gli innumerevoli processi, fra battute di caccia ai neri stregoni e le pesanti gogne mediatiche. Sono i mesi prima di Piazza Fontana, Freda e Ventura ne saranno i dolmen.

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Seguiamo dunque l’Autocrate nel suo viaggio, un tragitto nel quale un manipolo di ultimi, irriducibili camerati, spera di trovare il punto debole, l’anello cedevole di una società che non può e non deve proseguire sul tracciato imposto dal dominatore d’oltreoceano, così vilmente invischiato negli affari interni di uno stato oramai spoglio della sua identità perduta e drammaticamente liquefatto nel grigio consumismo.