Con la fine dei due conflitti mondiali che si sono verificati durante la prima metà del XX secolo, la caduta degli ultimi imperi presenti nel continente europeo e dei regimi totalitari, e con il conseguente affermarsi del modello democratico ad uscire globalmente ridimensionato per forma e caratteristiche è stato il Potere. Per “potere” intendiamo, in questa sede, il perno attorno al quale ruotano le dinamiche politiche, economiche e culturali. La punta del compasso dalla quale ogni cosa è gestita e controllata, affinché non fuoriesca dalla circonferenza, dalla sua sfera di controllo.
I filosofi elitisti – Gaetano Mosca in particolare – affermano che una minoranza organizzata, la quale agisce sempre in maniera coordinata e organizzata, trionfa sempre nei confronti di una maggioranza disorganizzata. Il motivo per il quale tale meccanismo è scattato in maniera automatica, in ogni epoca della storia ed in qualunque variante politica i popoli si siano organizzati, è secondo i filosofi elitisti fisiologico. Roberto Michels, altro filosofo elitista, afferma con la sua cosiddetta legge ferrea dell’oligarchia che persino nei moderni partiti dei sistemi democratici il potere è destinato a concentrarsi in una minoranza ristretta di individui. Un’oligarchia nata al servizio della masse e convertitasi al mantenimento di se stessa.

Lo sviluppo delle società post moderna, del modello politico della democrazia e del modello economico del liberismo sfrenato, ha elevato al cubo questa incongruenza tra potere percepito e potere reale. La società occidentale, in nome della libertà e contro ogni forma di potere arbitrario o in ogni caso non sufficientemente tenuto sotto controllo, ha però non soltanto creato un élite di potere più forte e più subdola rispetto ad altre epoche storiche, ma ha altresì trasferito la sede del potere, potremmo dire la propria cabina di controllo.
Da sempre il Potere è coinciso con il potere politico, con l’autorità, punta della piramide, il gradino più alto della gerarchia. In questa prospettiva, il Potere è ben identificato, e si può affrontare solo in campo aperto. Con l’affermarsi, poi, delle democrazie occidentali, basate sull’utopia del governo del popolo e sul mito dell’egualitarismo, esattamente ciò che i filosofi elitisti giudicarono irrealizzabile ed impensabile, il potere politico è stato frantumato, soffocato da forme di controllo superiori alle prerogative rimastegli e soggetto ai ricatti dei gruppi di pressione e di forme di comunicazione. Tutto ciò ha reso le braccia del Potere incapaci di abbracciare l’intera cornice di competenza, rendendolo menomato dai processi di globalizzazione culturale, cosicché esso ha abbandonato per sempre i palazzi della politica.
Ma il potere, in un modo o nell’altro, assume sempre una forma, un nuovo corpo. E sempre predilige le cerchie ristrette, i luoghi in cui le decisioni vengono prese senza troppe consultazioni. Nella società post-moderna esso ha assunto la forma dell’Economia, con le sue logiche, le sue leggi, i suoi dogmi, i suoi uomini… Ed i suoi palazzi. Ciò che i maniscalchi della civiltà democratica non sono stati in grado di prevedere, carenti in lungimiranza e realismo, è che annaffiando un’idea irrealizzabile di libertà e partecipazione, germoglia la più subdola e aggressiva forma di potere, controllo e dominio. Ed è l’Economia la forza che muove il mondo, gli stili di vita, la cultura, le relazioni, persino i procedimenti logici.

Bene e Male sono morti insieme: oggi esiste semplicemente il ragionamento utilitaristico del “conviene” o “non conviene”. E tale scelta si riscontra, come accennato sopra, in tutti gli ambiti della vita quotidiana, dall’intimità alle relazioni interpersonali. Le sedi di questo potere, che oscilla oggi tra l’impersonalità e la difficile individuazione, sono purtroppo difficilmente attaccabili.