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Bettino Craxi divenne Presidente del Consiglio di un governo di pentapartito il 4 agosto 1983. La Presidenza Craxi fu il naturale esito delle elezioni politiche anticipate del 26 giugno 1983 nelle quali la DC di De Mita (fortemente ostile al leader socialista) subì un tracollo storico attestandosi al 32,9% dei voti con una perdita del 5,7%. Viceversa il PSI subì un significativo incremento passando dal 9,8% all’11,4%. Definito il semplice dato elettorale non può non essere affrontato il tema di alcuni luoghi comuni che ancora oggi pesano sull’ascesa del leader socialista alla Presidenza del Consiglio: primo tra tutti quello di una sua presunta disinvoltura nei confronti della assunzione di impegni politici precisi prima del voto. Viceversa il 15 giugno 1983, prima delle elezioni, il PSI offrì un patto di governo di tre anni alla DC rendendo chiara l’opzione strategica del Partito prima del voto.

La situazione interna e soprattutto internazionale non consentivano, d’altra parte, alternative a questa politica di alleanza con la DC. Si può dire che, oltre ad essere stato uno dei governi più longevi nella storia della Repubblica, il Governo Craxi, per la sua composizione, sia stato anche tra i più autorevoli con Giulio Andreotti al Ministero degli Esteri, Giovanni Spadolini al Ministero della Difesa ed Oscar Luigi Scalfaro al Ministero dell’Interno.

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Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini con l’appena costituito governo Craxi il 4 agosto 1983

Forse l’aspetto più interessante da sottolineare è, tuttavia, quello di contesto: i Governi Craxi crearono un clima nuovo nel paese, diverso da quello degli “anni di piombo” e dell’“austerità” per guardare al futuro con quell’ottimismo della volontà spesso richiamato nei discorsi del leader socialisti. I risultati politici dei Governi Craxi furono diversi e significativi. Con l’accordo di San Valentino del febbraio 1984 tra Governo, CISL e UIL venne raggiunto un accordo sul costo del lavoro e sulla scala mobile con il taglio dei punti di contingenza: un fatto all’epoca straordinario per le dinamiche salariali in Italia ottenuto nonostante l’opposizione della CGIL e del PCI. Ci fu, all’epoca un accesa battaglia di piazza ed in parlamento, concretatasi nella indizione di un referendum abrogativo da parte del PCI. Il provvedimento era talmente significativo che Bettino Craxi prospettò, com’è naturale in questi casi, le proprie dimissioni in caso di vittoria dei favorevoli all’abrogazione di detta legge.

Le cose andarono diversamente: nel referendum del 9 giugno 1985 il PCI ottenne una sconfitta storica, forse irreversibile, ed i NO all’abrogazione della legge sulla revisione della scala mobile ottennero il 54% dei voti. Il tutto avvenne in presenza della naturale ambiguità della DC e persino della tiepidezza di Confindustria a conferma di alcuni tratti caratteristici dell’establishment del nostro Paese. Un’altra dimensione dei Governi Craxi fu quella della politica europea: con il Consiglio Europeo di Milano del 28 e 29 giugno 1985 si intraprese la strada della riforma dei Trattati di Roma con l’approvazione del libro Bianco di Delors e la convocazione di una Conferenza Intergovernativa per la stesura di un nuovo Trattato. Com’è noto il vertice di Milano, avrebbe poi portato all’approvazione dell’Atto Unico Europeo ed alla sua entrata in vigore nel luglio 1987.

Sul piano della politica estera, abbiamo già ricordato la decisione del Parlamento italiano, con il decisivo apporto dei gruppi parlamentari socialisti, sulla installazione degli euromissili: con il Governo Craxi tale installazione prese avvio nella base di Comiso. Grande, inoltre, è stato l’attivismo italiano, in quel periodo, nei confronti dell’Unione Sovietica soprattutto con l’avvento di Gorbaciov e della perestrojka: proprio negli anni della Presidenza Craxi si riavviano contatti politici ad alto livello non solo per l’URSS ma anche con gli altri Paesi dell’Europa Orientale. Occorre ricordare, in questo contesto, il sostegno di Craxi, prima come Segretario del PSI e poi come Presidente del Consiglio, a favore dei movimenti del dissenso nell’Est Europeo, primo tra tutti il cecoslovacco Charta 77. Furono anche notevoli gli sforzi per una pace in Medio Oriente da parte italiana con il sostegno al dialogo di pace tra Israele e palestinesi: l’appoggio all’OLP di Arafat può essere oggi considerato una costante nell’azione politica di Bettino Craxi anche se esso non può essere letto come diniego delle ragioni di Israele in termini di esistenza e di sicurezza. Si è a lungo enfatizzato, in Italia, l’episodio di Sigonella, connesso al sequestro, nell’ottobre del 1985, dell’Achille Lauro. Un episodio certo importante, in termini di affermazione di dignità nazionale del nostro Paese, che tuttavia non ha alterato le direttrici di politica atlantica del nostro Paese.

La Presidenza Craxi può essere ricordata, inoltre, come quella della revisione del concordato del 1929. Tale revisione, frutto anche del lavoro dei precedenti Governi, fu firmata il 18 febbraio 1984 e stabilì un carattere innovativo al rapporto tra Stato e Chiesa Cattolica in Italia “indipendenti e sovrani, ciascuno nel proprio ordine” meglio finalizzato alla collaborazione per il benessere del nostro Paese. Al concordato con la Chiesa Cattolica seguirono quelle con le altre confessioni religiose del nostro Paese a conferma della piena maturità dello Stato laico rispetto alla questione religiosa in Italia. L’esperienza dei Governi Craxi (un secondo venne varato nell’agosto 1986 e si concluse nell’aprile 1987) può essere considerata complessivamente positiva per il nostro Paese. Lo stesso fenomeno del terrorismo vede un suo ridimensionamento proprio in quegli anni se non una sua storica sconfitta. Gli obiettivi scelti dai terroristi delle Brigate Rosse lasciano tuttavia riflettere: il più emblematico fu quello di Ezio Tarantelli, economista vicino alla CISL, assassinato a Roma il 27 marzo 1985, in quanto ritenuto, secondo il volantino di rivendicazione, uno degli ispiratori dell’accordo di San Valentino sulla scala mobile.

(continua)