Quaranta anni fa, nel luglio 1976, Bettino Craxi venne eletto Segretario del PSI dal Comitato Centrale del Partito che si tenne all’Hotel Midas, sulla via Aurelia, a Roma. L’evento viene oggi ricordato come la “svolta del Midas” in quanto ebbero accesso ai vertici del PSI non soltanto Bettino Craxi ma una nuova leva di dirigenti, i cosiddetti “quarantenni” che realizzarono pertanto un ricambio generazionale all’interno del Partito sostituendo la generazione di De Martino e Mancini. Tuttavia, sarebbe riduttivo circoscrivere questo evento ad un semplice cambio di segreteria: Bettino Craxi, infatti, ha segnato profondamente la storia della Repubblica e la sua segreteria, protrattasi per ben sedici anni, ha visto una esperienza diretta del leader socialista alla guida del Governo e, più in generale, la partecipazione dei ministri socialisti a diversi esecutivi della Repubblica. Né si può dimenticare che proprio durante la Segreteria Craxi un esponente socialista, Sandro Pertini, fu eletto Presidente della Repubblica. Racchiudere l’esperienza politica di un personaggio come Bettino Craxi non è certo impresa semplice: per questo motivo ci avventureremo nella sua storia personale e politica per singoli capitoli che, naturalmente, saranno interconnessi tra di loro.

La formazione

Bettino Craxi era nato a Milano il 24 febbraio 1934. Il padre Vittorio, siciliano di origine, fu Prefetto di Milano al momento della Liberazione. La formazione politica di Craxi avviene, appunto, nel capoluogo lombardo: questa formazione ha, da subito, una caratteristica di politica interna ed internazionale in un decennio, quello degli anni cinquanta, cruciale per il nostro Paese (ricostruzione e creazione delle alleanze internazionali, in particolare). Tramite la partecipazione all’Unione Goliardica Italiana ed ai Festival Mondiali della Gioventù, Craxi ebbe modo di conoscere da vicino, proprio in quei tempi, la realtà del mondo comunista e quella dell’Europa centro-orientale in particolare. Quale Segretario organizzativo del PSI di Sesto San Giovanni (la “Stalingrado d’Italia”) ha invece modo di conoscere direttamente il carattere settario e dogmatico dei comunisti italiani proprio in una loro storica roccaforte: il suo diretto interlocutore era il filo-sovietico Armando Cossutta.

Lo spartiacque della storia politica di Craxi è certamente costituito dai fatti internazionali del 1956 (XX Congresso del PCUS, Rivoluzione ungherese) e dalla conseguente adesione alla corrente autonomista di Pietro Nenni. L’anticomunismo di Craxi, inteso come avversione ad ogni forma di totalitarismo, può certamente far data a quegli anni per accompagnarlo in tutta la sua esperienza politica. In questa fase di formazione politica dobbiamo porre in evidenza, inoltre, la sua esperienza di assessore al Comune di Milano nella Giunta del Sindaco Cassinis (1961-1964). Da queste poche righe si può evincere come Bettino Craxi abbia maturato già all’età di trenta anni, una notevole esperienza di conoscenza di tematiche internazionali e di capacità di amministratore in un comune importante come Milano. In altri termini l’uomo politico Craxi non è sorto dal nulla, ma da una gavetta durissima contrassegnata da una lotta costante con il PCI per la leadership della sinistra italiana.

Il parlamentare: il difficile rapporto con il proprio Partito

Bettino Craxi venne eletto deputato per il collegio di Milano-Pavia nel 1968. Il 1968, pur contrassegnato dal Maggio francese e dall’avvio della contestazione studentesca nell’Europa Occidentale, è un anno nel quale la credibilità del mondo comunista riceve un nuovo e duro colpo con l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia. Le ripercussioni di questo evento avranno effetti di lunga durata ed anche nei partiti comunisti occidentali si avvierà, pur tra molte contraddizioni, una riflessione critica sul sistema sovietico. L’anno successivo il PSI, frutto della riunificazione tra socialisti e socialdemocratici del 1966, sperimenta una nuova scissione. Craxi vive un momento di profonda incertezza, come Nenni peraltro, anche se alla fine decise di rimanere nella vecchia casa socialista rinunciando ad aderire al Partito Socialdemocratico. Lo stesso Nenni, nei Diari di recente pubblicazione, definisce Craxi il proprio delfino in quel cruciale passaggio della democrazia italiana nel quale si ripropone in termini certo nuovi e diversi l’eterno contrasto tra riformisti e massimalisti.

In realtà una incomprensione, una resistenza ed una diffidenza dell’apparato del Partito Socialista nei confronti della cultura autonomista e riformista (il pericolo della cosiddetta “mutazione genetica”) ha poi accompagnato Craxi, come vedremo, negli anni del sua Segreteria rivelandosi poi decisiva nella parte finale della sua carriera politica. Il Partito Socialista Italiano di quegli anni, infatti, (mentre la SPD tedesca ha già fatto la sua Bad Godesberg nel 1959 con l’archiviazione del marxismo ed il Partito Socialista francese si è rifondato su basi nuove a Epinay nel 1971) rimane ancorato ad una concezione anticapitalista della politica, della storia e delle stesse relazioni internazionali pur contribuendo a varare, con propri, ministri, nei governi di centro-sinistra, politiche e leggi di progresso sociale (lo Statuto dei Lavoratori, particolare) profondamente incardinate nel consolidamento di una moderna democrazia europea. Divenuto Vice Segretario nel 1970, Craxi ha la delega proprio per seguire i rapporti con gli altri partiti socialisti europei e mondiali.

In questa cornice dobbiamo ricordare la sua visita in Cile, poche settimane dopo il golpe dell’11 settembre 1973 ed il suo omaggio alla tomba di Salvador Allende. Tutto ciò a conferma dell’impronta libertaria ed antitotalitaria della sua azione politica.

(Continua)