di Marco Ausili

“Ci sono due pesci che nuotano”, raccontava David Foster Wallace, “a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: – Salve,  ragazzi. Com’è l’acqua?. I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Che cavolo è l’acqua? -”.

Cosa ci insegnano i giovani pesci di David Foster Wallace? Che, spesso, le realtà più ovvie sono le più difficili da capire e da discutere. E così accade per l’evidente, pervasiva e onnipresente realtà europea. Noi tutti, a questo riguardo, assomigliamo un po’ ai giovani pesci di David Foster Wallace: viviamo immersi nell’Europa, senza averne un’idea chiara e definita. Ma Jacques Le Goff aveva scritto un libro per noi giovani pesci: “L’Europe expliquée aux jeunes”. Ora questo libro viene rieditato da Laterza, con il titolo “L’Europa spiegata da Jacques Le Goff” (Laterza, 2015). Sarà utile mettere questo libro nella nostra biblioteca, in quanto capace di porre a tema l’Europa, sfuggendo all’attuale retorica della Banca Centrale e della Commissione Europea, che riduce il continente unicamente a un’espressione economica.

Effettivamente oggi si parla molto a sproposito d’Europa, nei piani alti della finanza, nei salotti della politica e negli scantinati dell’opinione pubblica. Ma Jacques Le Goff è un grande storico, e pure un uomo grosso, corpulento. Perciò dà una vigorosa manata a tutto questo bailamme e ci accompagna in un lungo e memorabile viaggio, quello dentro alla nostra Europa. Ecco dunque l’invito iniziale di Le Goff: “Scaviamo all’interno dell’Europa. Da ogni periodo della storia noi europei moderni abbiamo ricevuto qualcosa in eredità. Trasformiamoci in archeologi dell’Europa, scavando prima il sottosuolo e poi tra i libri, le iscrizioni, gli archivi, i musei e, sulla superficie, andiamo alla ricerca dei monumenti, delle abitazioni, degli oggetti che testimoniano tecniche e stili di epoche differenti”, (p. 25). Lo storico francese prende per mano il lettore paziente e lo conduce (questa la parte centrale del libro) dentro la storia e la cultura europea, nel tentativo di restituirne una visione di insieme.
Con Le Goff, con il suo libro, attraversiamo dunque il Medioevo, campo di studio caro alla nostra guida, oltrepassiamo il Rinascimento, scavalchiamo l’Ottocento e risaliamo l’impervia china del XX secolo.

In principio fu il Medioevo. In esso si individuano le nostre radici. È in questo periodo che “si vennero a creare in Europa i più importanti elementi costituitivi di una comunità europea”, (p.53): il feudalesimo rappresentò un’organizzazione economica, sociale e politica comune, mentre nei territori si consolidava un unico Dio e un’unica Chiesa. Nella stessa epoca, universalmente conosciuta come buia e sanguinolenta, si  realizzano città, si ampliano i mercati, si aprono scuole e Università.
Proseguendo assieme a Le Goff sulla medesima strada, si incontra l’epoca che va dall’Umanesimo all’Illuminismo, epoca in cui gli europei fondano la scienza e la chimica moderne, scoprono la circolazione del sangue, perfezionano la matematica e scoprono la struttura dell’universo. Si segue e si arranca sul terreno brullo della rivoluzione francese, della restaurazione e delle guerre novecentesche. Qui l’Europa conosce la sofferenza e la lacerazione, ma reagisce pure con uno slancio verso l’unità, verso “la fine delle guerre tra europei, la diffusione generalizzata della democrazia, l’abolizione della pena di morte, la costituzione di uno spazio senza frontiere interne, quello di Schengen”, (p. 123). Dopo un simile viaggio ci sembrerà chiaro che “l’Europa non deve essere soltanto al servizio dell’economia, del denaro, degli affari, degli interessi materiali. Deve essere un’Europa della civiltà, della cultura. È questa la sua carta vincente, la sua eredità più preziosa”, (p. 125).

Con la nostra nuova definizione di Europa in tasca potremo anche dire candidamente che allargare troppo l’Unione Europea a paesi che non le appartengono sia deleterio. Con le parole di Le Goff: “Gli europei sono molto divisi sull’eventualità dell’ingresso della Turchia nell’Europa. Cercate di farvi un’opinione personale. Io credo che né la geografia, né la storia, né il suo attuale atteggiamento politico (in particolare il tipo di dominio esercitato sui curdi) giustifichino un ingresso in tempi brevi”, (p. 125).