di Gianluca Giansanti

Atavica stagnazione del mercato del lavoro, scarse prospettive di carriera, galoppante ascesa del costo della vita che veniva a gravare esclusivamente sulle famiglie piccolo borghesi: questi i fattori che al ritorno dalla guerra ingenerarono tra la componente studentesca un più motivato impegno politico e culturale.

Nell’agitato e smosso stagno della politica nazionale Mussolini ebbe la straordinaria abilità di saper cogliere prontamente i sintomi di tale malessere, e, utilizzando al meglio le colonne del proprio quotidiano, “Il Popolo d’Italia”, si reinventò coriaceo ed irremovibile promotore delle richieste studentesche (soprattutto degli ex combattenti) per ottenere dall’ormai immobile Governo liberale misure straordinarie che consentissero loro di concludere celermente la vita scolastica ostacolata o addirittura interrotta dagli avvenimenti bellici. Tutti questi fattori non tardarono a rinforzare agli occhi di molti giovani borghesi l’idea che Mussolini potesse essere l’unico promettente punto di riferimento nell’altrimenti arido e scarno panorama politico italiano, sopratutto in vista di quel necessario processo di risanamento socio-economico di cui tanto necessitava il Paese, annichilito sotto il gravoso peso d’una crisi economica, politica e morale senza alcun precedente. È con tali premesse che il 20 gennaio 1920 nacque a Milano l’Avanguardia Studentesca dei Fasci di Combattimento (AS), formata in larga parte da studenti delle Scuole medie statali.

Tale nucleo, all’atto della propria formazione in “Avanguardia”, provvide a darsi istantaneamente una precisa base organizzativa: vennero eletti, sia pur in via provvisoria, un segretario politico ed una Commissione esecutiva, composta da quattro studenti e da un membro della Commissione esecutiva del Fascio milanese. L’espansione di tale nucleo fu rapidissima ed inarrestabile: nelle principali scuole della città sorsero folti raggruppamenti studenteschi che provvidero a designare direttamente i propri rappresentanti in seno al Consiglio generale dell’associazione e a propagandare quelle “idealità nazionali” che essi ritenevano venissero ripetutamente ed indegnamente ignorate da liberali, socialisti e cattolici popolari. Non passò molto tempo che l’iniziativa riecheggiò anche fuori dagli ambienti ambrosiani: a distanza di appena un mese anche Pavia ebbe la propria AS, imitata poi da Parma, Genova e Cremona. Il programma redatto da questi primi nuclei studenteschi, per quanto scarno, è utile strumento messo nelle nostre mani per comprendere e carpire i puri e veri sentimenti che muovevano questi giovani studenti:

  1. Revisione radicale di tutti i programmi scolastici: si vaglino le materie d’insegnamento, diminuendole, sopprimendole, ampliandole secondo i fini della scuola.
  2. Allontanamento dalla scuola pubblica di tutti quei professori che, per l’età o la salute, o per il contegno, non siano all’altezza del compito loro assegnato.
  3. Riforma dell’educazione fisica: ginnastica obbligatoria quotidiana ed introduzione dello “sport” nella scuola.
  4. Protezione dei giovani poveri che abbiano dimostrato sufficiente intelligenza per continuare con gli studi.
  5. Abolizione del voto di condotta.
  6. La terza e la quarta sessione di esami per licenziandi delle scuole medie superiori, trasportate rispettivamente a marzo e a luglio.
  7. Riordinamento degli orari in modo che lo studente non abbia le giornate spezzate da lezioni di ore isolate.

Le reazioni suscitate nel mondo studentesco furono unanimi: il movimento avanguardistico conobbe una crescita vertiginosa di consensi, i quali andavano ad abbracciare l’intera penisola; dall’Alpe alla Sicilia i capaci studenti italiani sembravano essere tutti dalla parte delle AS. Più o meno contemporaneamente alla pubblicazione del primo programma ebbe corso la fondazione del settimanale ‹‹Giovinezza››, strumento d’informazione interamente riservato all’organizzazione giovanile, che apparve in edicola per la prima volta il 18 dicembre 1920. La tutela dei diritti degli ex-combattenti rappresentava il principale obiettivo del programma dell’AS e quando, nell’ottobre del 1920, il ministro della Pubblica Istruzione Benedetto Croce ordinò l’abolizione delle sessioni straordinarie d’esame per i reduci di guerra, gli studenti fascisti immediatamente scatenarono le proteste riuscendo, grazie allo straordinario clamore mediatico suscitato nella nazione e nei palazzi del potere, ad ottenere la revoca del provvedimento.

Il riaccendersi della mobilitazione studentesca e l’inatteso successo riportato favorirono lo sviluppo organizzativo dell’AS e l’avvicinamento di coloro i quali avevano provato un’iniziale e naturale diffidenza; ad ogni modo la mancanza di un reale ed efficiente centro di coordinamento nazionale dell’attività giovanile finì per soffocare la proclamata autonomia politica del movimento avanguardista all’interno del fascismo, rivendicata soprattutto sulla base dell’intransigenza rivoluzionaria e del contributo fornito all’attività delle squadre. Un primo importantissimo e concreto passo per la creazione d’una struttura nazionale avanguardista fu compiuto con il primo Congresso nazionale dell’AS, tenutosi a Milano il 24 maggio 1920 in margine al Congresso dei Fasci di combattimento. L’assemblea intese fissare la “condotta da seguire per un serio rinnovamento della gioventù italiana” riconoscendo nell’AS una delle prime, se non l’unica, associazione giovanile schieratasi apertamente a favore e supporto dei Fasci.

Il ruolo di segretario generale dell’AS e di suo rappresentante in seno al comitato centrale dei fasci venne concesso a Luigi Freddi, il quale veniva ad assumere un ruolo di prim’ordine in capo al movimento studentesco fascista. Sulle colonne della già citata “Giovinezza” Freddi ed i suoi collaboratori concessero particolare attenzione al tentativo d’introduzione da parte del Governo dell’esame di stato che, a loro dire, avrebbe creato una situazione di pericolosa disparità tra le scuole pubbliche e le scuole private. Le agitazioni erano dunque inevitabili: uno sciopero generale venne indetto dal comitato centrale dell’AS per il 1° marzo del 1921. In alcuni atenei vi furono duri scontri tra questi e studenti popolari, entusiasti sostenitori del progetto. I sollevamenti costituirono un’ottima occasione per poter testare sul campo quelli che saranno poi i metodi usati dallo squadrismo nella lotta contro gli avversari del fascismo. Tenendo conto della grande reattività dimostrata dai primi attivisti delle AS non sorprende constatare che già a partire dalla fine del 1920, presso ogni sezione dell’AS vennero ad organizzarsi squadre d’azione studentesche.

A cavallo tra il 1920 ed il 1921 il nome di Avanguardie Studentesche non rappresentava più un vuoto appellativo ma una realtà militare; ogni sezione era stata riorganizzata militarmente e la loro azione, parallelamente all’attività negli atenei, affiancò quella dei Fasci andando a rappresentare realmente e praticamente il ruolo tipico di ogni avanguardia. La rivoluzione delle Camice Nere aveva trovato la linfa giovane e vitale necessaria per il definitivo salto di qualità del 1922.