di Gianluca Giansanti

Compositore, direttore d’orchestra, regista teatrale, poeta: questo è il biglietto da visita ufficiale di Richard Wagner, cui per pelosità politicamente corretta non si aggiunge fervente esaltatore della stirpe ariana e perfetto antesignano della weltanschauung nazista. Avido lettore ed amico personale del conte de Gobienau, Wagner assunse una peculiare, quanto del tutto singolare importanza nella vita culturale tedesca di fine ottocento data l’influenza esercitata dal suo Circolo di Bayereuth. Le numerose rappresentazioni di opere eseguite sin dal 1876 si esplicavano in impressionanti festival che trasponevano nella concretezza del palco e delle note musicali la sua ideologia astratta: glorificazione del Deutschum, dell’esistenza scandita dal ciclico corso della natura incontaminata, della vita rurale fondata sul sudore del lavoro manuale e radicata sul sacro suolo della propria nazione in contrapposizione antinomica al nascente industrialismo e alla vita negli immensi ed alienanti agglomerati urbani. Nella sua concezione völkisch Wagner individua immantinente l’attentatore dell’integrità germanica: l’ebreo.

La “razza ebraica” rappresenta per Wagner la nemesi della kalokagathìa tedesca, tutto ciò che si oppone al buono e al bello, un nemico mortale pronto ad ammorbare la nobiltà della stirpe ariana con i suoi sotterfugi e le sue abilità animalesche. L’astio provato dal compositore di Lipsia fu talmente viscerale e maniacale da sognare in continuazione d’esser ucciso da un malformato ebreo berlinese. La purezza della stirpe andava fermamente difesa dai suoi naturali nemici e da chiunque si parasse innanzi al suo divino percorso di potenza: gesuiti, francesi, socialisti, tutti attentavano in un’immonda combutta con il “nemico ebraico” alla divina gola della razza ariana. Scopo del suo lavoro divenne ergersi a sommo difensore delle verità germaniche così da professare e mostrare al suo popolo la potenza ereditata dal proprio sangue. Deutschum, sangue e libertà del Volk germanico vennero a fondersi in una sintesi perfetta nell’Anello del Nibelungo nel quale pose l’accento sulla mitica vittoria del popolo contro la tirannica oppressione feudale.

Alla base dell’intera traettoria esistenziale dell’artista stava l’assunto secondo il quale ogni anima tedesca doveva esser sciolta dai legacci che le impedivano d’adempiere al suo sommo destino, ossia, la ricongiunzione di tutti i popoli di lingua tedesca. In tal senso può esser letta la peculiare visione religiosa del compositore, la quale fu fida seguace della sua concezione razzista. Il fervore protestante incarnato dal brocardo di stampo pangermanista Los von Rom portò Wagner a considerare gli ordini religiosi, ed in particolare i già citati gesuiti, come partecipanti alla mortale cospirazione anti germanica. Ciò gli consentì d’elaborare una personale concezione religiosa nella quale il Cristo venne separato dalle sue origine giudee: il cristianesimo, concepito come avulso dalle sue radici ebraiche (considerate finzione e risultato d’una manipolazione storica), veniva a costituire parte integrante della missione germanica e pervadendo numerose opere wagneriane. Il perenne sogno d’ergersi come vate della sacra rivelazione völkisch soppiantò quindi totalmente l’antico apparato pagano rivisitato in un’accettabile moralità cristiana. Alla luce di ciò appare comprensibile l’attenzione dedicata al mito del Sacro Graal (tanto caro ad Himmler e Rosenberg): il santo sangue di Cristo, elemento centrale del mito pasquale, è custodito da puri e nobili cavalieri germanici, emblemi viventi di rettitudine morale e fisica pronti all’estremo sacrificio pur d’adempiere al proprio sacro dovere. La mitologia della razza venne sapientemente fusa con il cristianesimo allo scopo d’indicare l’alto scopo a cui il Volk tedesco era stato destinato dal volere divino. In ragione di ciò la razza germanica doveva essere preservata ad ogni costo, e tale costo veniva rappresentato da un religioso percorso di pentimento per ogni singolo peccato nel tentativo d’aspirare al raggiungimento della purezza e del vigore ariano.

Il sogno d’una ritrovata unità della stirpe germanica pervase ogni singola opera wagneriana, sia musicale che prosaica: il vero fulcro del processo di risveglio della nazione tedesca, però, fu rappresentato dalle sue composizioni e dall’organizzazione di numerosi festival. Questi, difatti, con la loro “totalità artistica” servivano da utile monito evocatore nel tentativo d’infondere nella folla gioia, furore e commozione così da spronare e spingere i tedeschi verso la realizzazione finale del nobile e sacro destino ariano, realizzatosi nella Storia n maniera- ahinoi- drammatica con la conflagrazione bellica e il bagno di sangue della weltkrieg