L’acqua dell’Oceano bagnava quel terreno sabbioso,  di quella isola d’Africa lontana,  quasi del tutto ignota, patria ideale per chi, dopo un’esistenza di gloria, grandezza e sublime volontà di potenza, vuole giacere, tranquillo e morente, negli ultimi anni del proprio esistere. Di quell’esistere imposto da qualche somma divinità, quel vivere audace e sofferente al tempo stesso, ch’è la condanna più dolce e più tremenda di ogni grande genio, che, col patimento dell’inquietudine, deve pagare la congenita esuberanza dell’anima a elevarsi  al di sopra degli eventi stessi. Quel volto, consumato dalle fatiche di una vita d’azione,  da un fermento interiore degno di un Dio, dall’insana follia di essere, ad ogni costo, sempre il migliore, sempre vincente,  osservava il tramonto dell’ultimo Maggio per spegnersi con onore , rimembrando le proprie conquiste e concedendo il proprio sublime spirito ai campi elisi. Era il generale Napoleone Bonaparte, genio bellico, passionario e visionario conquistatore e dominatore di popoli, imperatore dei francesi, guida d’Europa, giacobino e vandeano un tempo, ora prigioniero sconfitto di quegli inglesi -quei vili figli d’Albione, incapaci di trattare con l’adeguata dignità un nemico onorevole- che, per una strana divergenza del Fato, ebbero la meglio sul campo di Waterloo: quel maledetto e sciagurato campo di battaglia!

Voleva essere guida somma degli Europei, concedere gloria e grandezza alla sua gente, far volare le aquile dell’Impero sull’orbe terracqueo, senza mai fermarsi. Napoleone Bonaparte, uno tra i più autorevoli capi miliari della storia, raffinato e lungimirante statista, capace di donare alla Francia  resurrezione politica e stabilità sociale dopo il  Terrore post-rivoluzionario e la follia distruttiva di stampo giacobino, autore di un sistema organizzativo politico tra i più avanzati dell’epoca. Il simbolo di un’epoca nacque da una famiglia d’estrazione borghese ad Ajaccio,  il 15 agosto del 1769 (l’anno successivo all’annessione dell’isola al regno di Francia). Durante la sua esistenza , il corso percepì sempre questa sua alterità rispetto alla tradizione francese continentale, percezione che, in giovinezza, fu ancora più ardita ed animosa, tanto che flirtò più volte con gl’indipendentisti della sua terra natale.

Negli anni dell’adolescenza, fu appassionato lettore dei “Canti di Ossian”(dell’autore  preromantico scozzese James Macpherson ), apprezzati da quella gioventù europea che vedeva nel genere letterario epico un richiamo a quella vitale ed audace vitalità guerriera degli antichi popoli barbari, preludio dello sturm und drang  dell’Ottocento romantico. Napoleone divenne quasi il mito incarnato della passione e della potenza, il senso prepotente , appassionato ed esuberante, del dominio, tipico dell’uomo che  piega la Storia ai propri voleri. Il suo cursus honorum militare iniziò presso l’accademia militare di Parigi, assumendo ben presto posizioni d’alto comando,  ottenendo,  a soli ventitré il grado di tenente colonnello.

Scalando rapidamente le vette militari e politiche della neonata Repubblica francese dopo i successi militari conseguiti nella Campagna d’Italia ed in Egitto contro gli ottomani, si inserì rapidamente nella gran gioco della Politica venendo nominato console. Da quella posizione seppe ben presto sfruttare le contingenze storiche del suo tempo accentrando sulla sua persona un potere tale da divenire Primo Console e poi, all’apice della gloria, Imperatore dei Francesi. Animatore di politiche sociali ed economiche brillanti, seppe, nel corso del suo impero , donare a quella parte d’Europa da lui conquistata, un codice civile moderno ed efficiente, modello universale di razionalità e buon senso. La genialità e la natura vincente del suo operato  seppe trascendere ogni ostacolo di categoria e interesse di classe, proclamandosi rivoluzionario e restauratore al contempo , populista ed elitario in un’amalgama perfetta che rese quello napoleonico un sistema con un’impalcatura vincente ed innovativa,  destinata a resistere fino alla fatale giornata di Waterloo. Egli, mirò  sempre  a quel grande sogno che  lo animava fin dalla giovinezza : la rinascita di un nuovo impero Romano, in grado di competere,  in fatto di potenza militare, organizzazione politica ed economica e giustizia civile con quello originale , riuscendo infine nella realizzazione di quell’unità di genti europee, fuse sotto un’unica corona, tanto ambita fin dai tempi di Carlo Magno.

 

“Ho visto l’imperatore -quest’anima del mondo – uscire dalla città per andare in ricognizione. È veramente una sensazione meravigliosa vedere un simile individuo che, concentrato qui su un punto , seduto a cavallo, si estende sul mondo e lo domina.”

G.W.F. Hegel.