Svastica, termine integrato in Europa solo verso la fine dell’ottocento, trova la sua origine dal sanscrito vedico, nella sua accezione maschile di “Lo Svastika” parola composita dai numerosi significati diramati nelle varie culture planetarie. Simbolicamente mantiene una primaria accezione legata alla sorte favorevole, alla buona salute e ai fausti auspici. In Grecia veniva chiamato gammadion (Greco: τετραγαμμάδιον. Latino: crux gammata) ed era in uso sin dal paleolitico come simbolo di fertilità, ma i reperti più antichi sono quelli neolitici, ritrovati a Mezin nei pressi del confine fra Russia e Ucraina, ove sono stati rinvenuti svariati oggetti di uso quotidiano e rituale, fra cui un monile in avorio di mammut, con incise sopra numerose forme geometriche che richiamano alla svastica e al meandro ellenico. Numerosi altri siti archeologici nel cuore dell’Asia centrale hanno confermato l’utilizzo di questo simbolo da parte dei popoli dei carri e delle fortezze. Si sta parlando ovviamente di quelle civiltà di chiara ascendenza indoaria ed iranica che consolidarono la base delle varie società euroasiatiche nel corso dei successivi millenni, non a caso ci si riferisce a questi popoli inquadrandoli in un arco temporale piuttosto vasto, che spazia dai villaggi caucasici del 15.000 a.e.v. fino alle tribù della Russia Siberiana. Queste ultime, ci hanno lasciato la più antica statua lignea di carattere presumibilmente totemico al mondo, ovvero l’Idolo di Šigir. Si presume che possa essere stato intagliato attorno al 9.000 circa a.e.v. utilizzando stili misti fra quello dei popoli indoeuropei e di lingua ugrofinnica; ciò conferisce all’uomo contemporaneo una parziale idea di quanto tali civiltà fossero avanzate a livello spirituale e simbolico.

In tutta Europa è possibile riconoscere la svastica come simbolo indoeuropeo legato per carattere geometrico al culto solare, il carro di Trundholm e il disco celtico hanno punti in comune con il simbolo in questione, il quale si presenta in una variegatissima serie di forme: alcune rigide e spigolose, altre morbide e in movimento, quasi a ricordare figure zoomorfe o vegetali. In Occidente è stato un simbolo abbondantemente utilizzato da ogni civiltà, da quella più avanzata tecnicamente fino alla tribale, divenendo un marchio unificatore fra i vari popoli europei e non. Senza considerare i ben noti bassorilievi greci a meandri e svastiche continue o le croci delle antiche chiese e sinagoghe levantine, pensiamo all’uso di questo simbolo nel settore dell’oreficeria vicino orientale ed etrusca, nella forgiatura per scopi civili e bellici, nella pittura vascolare, nella sartoria e nell’arte mosaicale, fulgido esempio di quest’ultima è la Villa del Casale a Piazza Armerina in Sicilia. La stessa Rosa camuna, altro simbolo di areale indoeuropeo e oggi presente sulla bandiera della Regione Lombardia, fu rinvenuta più volte nella versione a svastica. In quanto simbolo universale, essa era già nota anche ai popoli nativi americani del nord e del centro America, con accezioni terapeutiche e legate ai miti della creazione. In epoca contemporanea questa croce solare venne utilizzata in tutto l’areale occidentale, fino a divenire un simbolo ad uso commerciale e sportivo, mantenendo sempre una connotazione di prosperità e positività, essa non incuteva ancora alcun timore fino all’avvento del nazionalsocialismo. La croce uncinata divenne emblema del partito prima e della nazione poi. In molti ancora oggi, ignorano che la maggior parte dei primi gerarchi dell’NSDAP furono attivi seguaci di gruppi occulti ed esoterici, il più famoso fra questi era la Società Thule, anch’essa utilizzatrice della svastica nella sua variante arrotondata ed incastonata nel disco solare. Insomma, i nazisti non inventarono proprio un bel niente, anzi, in tal senso fecero un gran danno a chi oggi in Occidente vorrebbe utilizzare liberamente il beneaugurante simbolo. Unica modifica che i teutoni hitleriani apportarono al simbolo fu quella di girarlo di 45°, prendendo come modello base la versione tipica induista rivolta a destra.

Dovremmo spendere molto tempo a spiegare come la svastica venga vista oggi in Asia, ma se venisse scritto tutto qui, che divertimento vi sarebbe nella ricerca? Disprezzare tale simbolo solo per questioni politiche, equivale ad ignorare l’utilizzo che ne fanno tre delle più importanti religioni d’Oriente: Induismo, Buddhismo e Giainismo. In queste tre religioni, le quali non smisero mai di vedere la svastica come un simbolo mistico e sacro, impossibilitato ad essere accostato alla politica, le accezioni si fanno più marcate pur non differenziandosi sostanzialmente fra di loro. Eternità, fortuna e solarità sono le tre caratteristiche maggiori che si imperniano sul simbolo. Il Buddha viene spesso rappresentato con una svastica all’altezza del cuore nell’esatto centro del petto, a rappresentare una sorta di onniscienza totalizzante. Nell’Induismo invece arriva a rappresentare i quattro volti di Brahma e la manifestazione stessa in forma universale di Brahman. Nello Zen nipponico di derivazione Cinese, viene usata la versione rivolta a sinistra, questa stessa è stata poi adottata come simbolo decorativo e rappresentativo di moltissimi Clan sotto il comando dei Tokugawa. Colui che vi scrive poté constatare, durante un viaggio in Giappone, lo sgomento di molti turisti soprattutto statunitensi, nel constatare la copiosa presenza di svastiche su templi, statue, steli fino alle più banali mappe per Gaijin. In vista delle prossime Olimpiadi di Tokyo è stata fatta una controversa proposta: eliminare le svastiche (Atte a indicare i templi) dalle cartine turistiche per stranieri e sostituirle con le pagode, mentre quelle per i locali rimarranno invariate, motivazione? Il Manji, ovvero la svastica, rievoca troppo il nazismo nel turista occidentale. Occidentali, rendiamoci un favore: non facciamoci più infinocchiare da chi usa simboli religiosi per scopi politici, piuttosto sfruttiamo i tempi in cui viviamo per parlare della svastica liberamente, condividendo con gli scettici e gli iconoclasti dei nostri tempi l’amore per ciò che rappresenta questo meraviglioso simbolo, meritevole di riguardo e non di onta. Rivalorizziamo l’Axis Mundi più noto con le giuste nozioni, vedrete che non ci saranno bigotti da salotto che sapranno controbattere e la reductio ad nazium, non potrà più nulla contro la śakti della verità.