Nella piena età del bronzo, durante la civiltà Nuragica delle rocche megalitiche in Europa e gli imperi Accadici e Assiri, nell’India settentrionale e nella valle dell’Indo si andarono a consolidare le mescolanze religiose e culturali che sono ad oggi le basi dell’Induismo e dello Zoroastrismo. Da qui sorsero i pantheon enoteisti, politeisti e dualisti sincretici più antichi in assoluto; complesse e copiose caste di divinità, fra cui riconosciamo gli Āditya, figli dell’infinita dea Aditi, divinità che andranno a formare il cuore del Vedismo. L’Onnisciente Mitra ci appare per la prima volta fra questi, in qualità di patrono delle amicizie, dei patti e dei giuramenti, andando così a manifestare assieme a Varuna, l’Ahura Mazda degli Avesta, una doppia divinità simbolo del potere celeste e della giustizia cosmica. Nel contesto Mazdeista, pur venendo collocato in una religione monoteista, la quale de facto rimane enoteista e dualista, Mitra viene mostrato come emissario di Ahura Mazda in terra, sempre mantenendo le accezioni arcaiche, ma stavolta diviene anche condottiero delle forze lucenti  e benevole contro quelle demoniache ed oscure governate da Angra Mainyu/Ahriman. Nell’arco temporale fra il periodo Medioassiro fino alla fine dei regni ellenistici, la figura di Mitra fortifica le caratteristiche stratificatesi nei secoli precedenti: Protettore delle verità, psicopompo, custode della vita e dell’energia solare, fino a divenire una divinità correlata alle regalità Achemenidi e dei Diadochi greci; fu probabilmente durante il regno dei Seleucidi che al Dio venne conferita una nascita prodigiosa, per mezzo della vergine Anahita, una dea della fertilità paragonabile alla Ishtar babilonese e alla Venere romana. In tarda epoca ellenistica la nascita dell’Instancabile iniziò ad essere festeggiata durante il solstizio d’inverno e ad assumere le caratteristiche mistiche e fisiche inedite che oggi conosciamo. Appurata l’escatologica centralità del Mitra indoiranico, scivoliamo verso quello greco-romano.

Mitra giunge in Occidente in maniera stabile solo tardivamente rispetto alla comparsa sulle coste levantine ed anatoliche; secondo Plutarco, i pirati Cilici deportati da Pompeo nel 67 a.e.v. erano seguaci di Mitra. Con l’affermazione del principato e la sempre più graduale conquista dell’Armenia, regno caratterizzato dal culto solare, il Mitraismo ricevette un nuovo impulso vitale, finendo per assumere un carattere misteriosofico ed iniziatico elitario seppur universalista, andando nei secoli successivi ad affiliare imperatori come Nerone, Aureliano e Giuliano. I primi praticanti e diffusori romani del mitraismo furono i legionari del I secolo p.e.v i quali portarono il  culto in Britannia e sui fronti danubiano e renano. La promessa di una vita dopo la morte, l’esclusività e le connotazioni militaresche, renderanno Mitra l’occulto patrono delle legioni imperiali. Dio venerato da tutte le classi sociali, venne rappresentato come nato dalla roccia già fanciullo, brandendo una daga ed una torcia, nell’atto di far scaturire l’acqua da una pietra dopo averla colpita con un dardo. Cappello frigio, sembianze apollinee, tunica e pantaloni cremisi alla moda persiana ed un ampio mantello blu trapuntato di stelle e pianeti, così si presenta il Tauroctono, accompagnato dai due dadofori Cautes e Cautopates, rispettivamente l’alba e il tramonto, nell’atto di condurre il toro in una grotta per poi sacrificarlo per la salvezza dell’umanità. Un cane, inviato del Sole/Ahura Mazda, con cui Mitra ha suggellato un patto, aiuta il Dio nell’azione, mentre un serpente ed uno scorpione, inviati di Ahriman, lo avversano, il tutto sotto gli sguardi del Sole Invitto e della Luna.

Siamo davanti ad una scena di natura astrologica, infatti l’evento viene rappresentato attorniandolo con le gesta del Dio o i dodici segni zodiacali, in stretta vicinanza con le rappresentazioni di Phanes o Aion. Lasciamo che la misteriosa luce possa nuovamente riaffiorare dagli splendidi mitrei sparsi per tutto il vecchio impero, spesso coperti dalle chiese o nascosti per non essere distrutti dal fanatismo intollerante di chi, non solo non è riuscito a sradicare le simbologie, ma non potendole sconfiggere le ha tacitamente fatte proprie. Dalla stretta di mano, all’agape più antica dell’eucarestia fino alla risurrezione, c’è chi dice che se il cristianesimo non si fosse imposto con la forza, oggi canteremmo “Lode al Signore Mitra!”