Il giorno più breve, la notte più lunga: entra così il Capricorno, domicilio astrologico di Saturno. Porfirio di Tiro ci parla di tale evento nel III secolo p.e.v. epoca in cui politeismo e monoteismo si erano inevitabilmente intrecciati; un momento storico in cui il Neoplatonismo risultò per molti dotti e filosofi, la grande chiave di lettura dei vari eventi arcaici ed inspiegabili, eppure ciclici nel mistero. Con i Saturnalia di Macrobio, testo del V secolo p.e.v. riusciamo ancora a farci una chiara idea di come venivano vissute due delle maggiori festività del mondo classico, un mondo che stava gradualmente scivolando all’interno del turbolento gorgo monoteista. Le feste, i simboli, le tracce, sono rimaste ancora oggi, ma prima di aprire il vaso, si devono spiegare le origini di tali celebrazioni. I Saturnali erano una delle più importanti ed amate festività romane di epoca arcaica, che duravano dal 17 al 23 dicembre; iniziavano sei giorni dopo gli Agonalia in onore del Sol Indiges e simboleggiavano l’auspicato ritorno all’abbondanza dell’età d’oro di Padre Saturno, divenuto esule olimpico ed ospitato dal Dio Giano nel Lazio, dopo la cacciata da parte del Re Giove. L’origine di tale festa si perde nel tempo, tuttavia è plausibile pensare che possa trattarsi di un retaggio Pelasgico ed ebbe un’evoluzione calendariale movimentata: sotto Cesare i giorni furono due, sotto Caligola quattro, mentre sotto Domiziano – ultimo modificatore ed ufficiale istitutore delle feste – ne avremmo sette. Poiché si trattava di una ricorrenza sacra primordiale, da collocare in un’epoca in cui non vigeva neppure la schiavitù, la gran mole di servi che si ritrovavano a festeggiare venivano, solo per tale occasione, equiparati ai loro padroni, tutti infatti indossavano il pilleum o pileus, il cappello greco di forma conica, simbolo degli uomini liberi.

Apollo auriga e Saturno in trono: il Dio del Sole indossa solo una corta mantella, si presenta coronato da un nimbo a sette raggi, nella destra sorregge il globo terrestre e nella sinistra impugna un frustino per i suoi quattro equini. Il Padre Tempo Saturno invece è seduto con il capo velato, alla destra il falcetto, mentre la sinistra è alzata a simulare un gesto sacrale

Apollo auriga e Saturno in trono: il Dio del Sole indossa solo una corta mantella, si presenta coronato da un nimbo a sette raggi, nella destra sorregge il globo terrestre e nella sinistra impugna un frustino per i suoi quattro equini. Il Padre Tempo Saturno invece è seduto con il capo velato, alla destra il falcetto, mentre la sinistra è alzata a simulare un gesto sacrale

All’ordine del giorno avremmo trovato il rito secondo la canonica interpretatio presso il Tempio di Saturno nel Foro, officiato da un sacerdote senza capite velato, a seguire l’oramai accettata moda greca. Successivamente il Senato avrebbe indetto un lectisternium, rito rivolto all’immagine del Dio Saturno in questo caso, concluso poi da un convivium publicum, ovvero il banchetto collettivo ove i partecipanti avrebbero indossato il synthesis detto anche cenatoria, una tunica dalle fogge estremamente colorate. In campo domestico e privato, fra bagni caldi e convulse partite a dadi – il giuoco d’azzardo veniva permesso durante tale festa – ci si godeva il periodo di otium non prima di aver sacrificato un maialino da latte per ingraziarsi le divinità ctonie.

Giocatori di dadi, da una parete dell'osteria della via di Mercurio a Pompei. Cabinet des Médailles, Bibliothèque Nationale, Parigi

Giocatori di dadi, da una parete dell’osteria della via di Mercurio a Pompei

Per le strade avremmo visto moltissime persone passeggiare ed esclamare “Io Saturnalia!” il tipico saluto/invocazione usato per i banchetti e le attività più ludiche e scanzonate.In questo tripudio di fumi e vivaci colori, fra gli aromi di erbe, carni, vino, contornati da tutta la cittadinanza unita nelle vesti e nelle sfumature, ci saremmo imbattuti in senatori derisi da plebei in buffi costumi e schiavi nell’atto di ingiuriare giocosamente i propri padroni vestiti nelle maniere più strambe possibili. In epoca imperiale, ad ogni convivium veniva nominato un Saturnalicius princeps una risposta satirica al Princeps Senatus incarnato dall’Imperatore.

Due Dei ancestrali legati al Saturno romano: alla destra troviamo Phanes, il Dio primigenio della tradizione orfica. Genio dalle ali d'oro, egli nasce dall'uovo, avvolto tra le spire del serpente dell'eternità, sul petto troviamo il leone, indicatore dell'era remota, mistica, solare; la sinistra si poggia su un alto scettro, mentre la destra regge una folgore, tutt'attorno si snodano i segni zodiacali, sotto gli sguardi di quattro volti maschili. alla destra troviamo Zurvan, Dio leontocefalo iranico di derivazione zoroastriana strettamente legato a livello simbolico con le controparti greche e romane e pertanto, sincretizzato con l'europeo Aion/Eone. Dotato di quattro ali, i piedi posano su un globo, rappresentazione del mondo e dell'universo, mentre la chiave nella destra indica la totale sovranità sul tempo

Due Dei ancestrali legati al Saturno romano: alla destra troviamo Phanes, il Dio primigenio della tradizione orfica. Genio dalle ali d’oro, egli nasce dall’uovo, avvolto tra le spire del serpente dell’eternità, sul petto troviamo il leone, indicatore dell’era remota, mistica, solare; la sinistra si poggia su un alto scettro, mentre la destra regge una folgore, tutt’attorno si snodano i segni zodiacali, sotto gli sguardi di quattro volti maschili. alla destra troviamo Zurvan, Dio leontocefalo iranico di derivazione zoroastriana strettamente legato a livello simbolico con le controparti greche e romane e pertanto, sincretizzato con l’europeo Aion/Eone. Dotato di quattro ali, i piedi posano su un globo, rappresentazione del mondo e dell’universo, mentre la chiave nella destra indica la totale sovranità sul tempo

Tale figura veniva dotata di un mascheroneoscillacolorato ed ogni suo ordine e comando doveva essere eseguito per tutta la durata della festa, ovviamente nel buono spirito d’allegrezza e di giocosità conviviale, come fece Nerone in gioventù secondo gli Annales di Tacito. Ancora oggi, dopo più di duemila anni, nella completa ignoranza dei più, seguiamo molte delle tappe tipiche di queste sacre giornate. Moltissime candele venivano accese il 17 e mantenute fino alla fine del mese, affinché la luce potesse tornare a scaldare e ad illuminare le genti terrestri, mentre una gran quantità di festoni d’abete venivano appesi sugli edifici, in onore al Dio Giano. Il 18 vi era l’Eponalia, festa dedicata ad Epona, Dea celtica dei cavalli e più in generale degli ungulati, adottata dai romani in qualità di preservatrice e dispensatrice di abbondanza e fertilità. 18, 19 e 20 erano i giorni di Mercatus, il termine dei Ludi Plebeii seguito da una grande fiera, ma il 19, terzo giorno dei Saturnali, ricorreva anche la festa di Opalia, in onore di Ops/Opis, protettrice dei raccolti e presunta moglie di Saturno. Il 20 dicembre si celebravano i Sigillaria, la festa degli ex voto, ovvero statuette costruite in svariati materiali da donare ai Lari e ai vivi assieme a cartoline di auguri.

Secondo Svetonio, Augusto era avvezzo a fare dei regali finti, seguendo la più birbona usanza, provocando così l’ilarità di coloro che assistevano a tali burle, ancora oggi molto attuali in altri ambiti festivi

Il 21 dicembre, quinto giorno di Saturnali, si celebrava il Divalia o Angeronalia, il giorno dedicato alla Dea Angerona, protettrice dei consigli, dei misteri religiosi e del silenzio. Il 23 di dicembre, settimo ed ultimo giorno di festa, si procedeva con le celebrazioni dei Larentalia, festa primordiale istituita due volte da Augusto nel calendario. Durante tale giorno, si sacrificava ad Acca Larenzia, una divinità etrusca legata al mondo sessuale e della prostituzione, particolarmente amata dalle classi meno abbienti. In tale giornata dunque, si festeggiava non solo la leggendaria seconda nutrice dei gemelli Romolo e Remo, ma si dedicava la festa anche ai Lares, donando alle celebrazioni un carattere domestico e familiare.

Stele in pietra raffigurante Mithra petrogenito durante la schiusura dall'uovo cosmico con spada alla destra e torcia alla sinistra. Attorno a lui è visibile la fascia celeste con i dodici segni zodiacali, tale dettaglio sincretizza il Dio con le divinità Eone/Zurvam e Phanes. Great North Museum, Newcastle upon Tyne

Stele in pietra raffigurante Mithra petrogenito durante la schiusura dall’uovo cosmico con spada alla destra e torcia alla sinistra. Attorno a lui è visibile la fascia celeste con i dodici segni zodiacali, tale dettaglio sincretizza il Dio con le divinità Eone/Zurvan e Phanes. Great North Museum, Newcastle upon Tyne

Finiti i Saturnalia, ci si ritrovava da un paio di giorni a festeggiare un’altra importantissima data, quella che più segnerà culturalmente il mondo occidentale. Dal 21 al 25, passando per il 24 con Brumalia, l’ancestrale festa di trenta giorni istituita da Romolo in onore di Saturno, Cerere e Bacco, ci si apprestava a festeggiare il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno della natività del Sole Invincibile. Questa celebrazione era in realtà legata ad un culto che fu importato in Europa dapprima con i Misteri di Mithra nel I secolo a.e.v. successivamente con il Deus Solis Invicti, il potentissimo Dio della luce e della vita. Tale divinità solare venne facilmente associata a numerosi altri Dei indigeni europei, come Apollo/Helios divenendo poi il più grande rivale del Dio messianico. Tale festa venne per la prima volta ufficialmente celebrata il 274 p.e.v. a Roma, dopo la vittoriosa campagna del Dio Imperatore Lucio Domizio Aureliano contro il regno di Palmira al comando di Zenobia. Aureliano ricevette numerose visioni del Dio prima della vittoria finale ad Emesa, decise poi, a trionfo ottenuto, di creare un collegio di sacerdoti, i pontifices solis invicti, affinchè si occupassero del nuovo culto e del suo tempio edificato nel Campo Marzio, ove oggi sorge piazza San Silvestro. Ogni Imperatore romano fu, a modo suo, vicino a divinità solari e salvifiche, fra occidente ed oriente, e tra questi anche Costantino non fu da meno. In un’articolata operazione di sincretismo, egli non si pose mai una netta scelta fra culto solare e culto cristiano, anzi, per tutto conto rimarcò l’importanza del Solis Dies – il futuro Dies Dominica, giorno del Signore secondo Teodosio – in qualità di giorno del riposo, dunque correlato allo svago e alla cura della realtà privata.

Medaglione d'oro del 313 p.e.v. ritrovato a Ticinum, l'attuale Pavia e oggi conservato al Cabinet des Médailles, Bibliothèque Nationale di Parigi raffigurante Costantino laureato e armato di lancia e scudo con carro solare. Affianco a lui, in secondo piano, fa capolino il compagno Sole Invitto, protettore e alleato dell'Imperatore

Medaglione d’oro del 313 p.e.v. ritrovato a Ticinum, l’attuale Pavia e oggi conservato al Cabinet des Médailles, Bibliothèque Nationale di Parigi raffigurante Costantino laureato e armato di lancia e scudo con carro solare. Affianco a lui, in secondo piano, fa capolino il compagno Sole Invitto, protettore e alleato dell’Imperatore

Proprio Costantino, supervisore di Nicea 325 p.e.v. fu sempre campione di sincretismo, pur avendo favorito per svariati motivi politici, il sempre più influente e pervasivo clero cristiano. Risulta affascinante denotare come il culto solare del Sole Invitto e pertanto di Mithra, originato in Oriente, possa ben ricollegarsi alla tradizione romana tramite il Dio Zurvan, il cosmico Eone dalla testa leonina, custode delle ere, padrone del tempo infinito, identificato come Saturno/Crono/Eone, triplice simbolo indigeno ed autoctono europeo. Lo stesso Cristo venne identificato, dal II fino al IV secolo p.e.v. come un Dio Sole dotato di tutte quelle peculiarità già sotto l’egida di Apollo/Helios, non ci si spiega invece perché tale naturale accostamento, ai fini della Pax Deorum, non sia mai stato tollerato ed accettato dallo schieramento abramitico. In un periodo di festa come questo, in cui ci scambiamo doni e banchettiamo con nostri cari esattamente come due millenni addietro, dobbiamo ricordarci che il Bifronte Giano ancora ci protegge, ieri come festone, oggi come albero, che i dadi ancora tintinnano sui tavoli, che ancora vestiamo di rosso, il colore prediletto degli Dei e del Padre Saturno, che ci si ritrova con un pensiero fra le mani l’uno per l’altra e che il nostro Signore e Dio Sole non smetterà mai di amorevolmente rinascere, in maniera imperitura e ciclica, perfetto come lo è la natura, vincendo sull’oscurità e il disordine cosmico, per la salvezza del globo e di tutto noi. Io Saturnalia! Viva il Natale del Sole!