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Più di 100 ore di volo in missione, un atterraggio di fortuna e un ammaraggio che solo nervi saldi e una mano esperta potevano portare a buon fine. Giulio Zangheri, classe 1920, è stato un pilota della Regia Aeronautica durante la seconda guerra mondiale. Ha abbattuto, individualmente o in collaborazione (ndr), 3 bombardieri B-17: le famigerate ‘fortezze volanti’ americane. Ma non gli sono state accreditate. Perché sono cadute in mare – spiega Zangheri – e i superiori volevano sempre delle prove. Ma quali prove? Stanno in fondo al mare. Un pilota da caccia vola tra le nuvole, e i suoi avversari, se ha la meglio, finiscono sul fondo del Mediterraneo. Non sono un Asso, ma forse è meglio così. Sono un signore nessuno – Scherza, ma di certo non è ‘un signor nessuno’ per me, che sono dall’altro capo del telefono, emozionato come pochi per aver strappato l’onore di parlare un’oretta con ultimo pilota da caccia italiano ancora in vita.

Zanghieri

Zangheri

Quando ha preso il brevetto?

Prima il civile, qui a Miramare, poi il militare appena scoppiò della guerra. Ero bravo, tre ore di volo e presi il brevetto. Ed ero già solo. Tra le nuvole.

Con che stormo volava sig. Zangheri, si ricorda?

Certo che ricordo, 354^ stormo, sui trimotori, al 24° sui ‘Falco’. Sono stato in Sardegna, a Roma, in Puglia. Dove serviva ci mandavano.

Ha preso parte a molte battaglie?

Lei cosa crede? Cento ore di volo non si fanno in un giorno.

Un atterraggio di fortuna? Cosa ha pensato mentre era in aria?

In aria non si pensa, si agisce. Quando l’aeroplano inizia a starnutire, a perdere giri o potenza, bisogna portarlo giù. Una volta mi sono ritrovato a dover scendere in mezzo ad un campo di grano. Ma non dovevo fare il grano io..

E quando ha dovuto ammarare?

Tornavo in Sardegna, l’aereo perdeva carburante, anche nell’abitacolo. Una scintilla avrebbe fatto incendiare tutto. Non ho pensato, sono sceso sul mare. Ed è andato tutto bene. Se no non sarei qua a raccontare. Le ho detto.

Il sub Folco Quilici, figlio dell’aviatore Nello Quilici – che perse la vita a bordo di un bombardiere mentre era in compagnia di Italo Balbo sopra Tobruk, nella prima battute della seconda guerra mondiale – partecipò proprio al recupero del suo aereo: forse l’ultimo superstite dei 238 caccia Re. 2001 sfornati dalla Reggiane (OMI). Nel suo libro descrive un velivolo praticamente ‘intatto’, e questo la dice lunga sulla dolcezza con la quale Zangheri riuscì a poggiarsi sul pelo dell’acqua, al largo di Capo Ferrato. Di fatti Zangheri si prestò come attore per un filmato di propaganda voluto da Vittorio Mussolini ad opera dell’Istituto Luce : ’Primo Volo’. Il Re.2001 protagonista venne dipinto di ‘giallo’ per essere più evidente dei fotogrammi in bianco e nero e questo pare che valse al pilota il soprannome di ‘canarino’. –

Il Re.2001 ‘Falco’ è stato un caccia monoposto impiegato nella Regia Aeronautica e prodotto dalle Officine Meccaniche Raggiane. Si distinse particolarmente nei duelli aerei che si consumarono nei cieli di Malta durante l’assedio del 1942. Impiegato anche come caccia bombardiere venne adoperato in un ‘folle’ raid inteso ad affondare la portaerei HMS Victorius nella battaglia navale di ‘Mezzo Agosto’. La missione, che pure non raggiunse l’obiettivo, non contò perdite perché i Falco erano sovente scambiati per caccia inglesi modello Hurricane.

Cosa si ricorda dei combattimenti in aria?

Avessimo più tempo, glieli racconterei. Mi ricordo il vuoto, le mitragliate che arrivano, e la radio che impazziva.

E quelle che sparava lei dalle sue Breda (mitragliatici aeree mod. S.A.F.A.T ndr) le ricorda?

Eh, quelle.. Quelle le ricordano loro. Le lanciavo con queste mani. Ora non le posso più muovere. Non posso nemmeno più scrivere poesie. Sa’ ne ho scritte quasi 3000; roba casereccia. Mai pubblicata. Anche quando ero pilota. Le poesie che scriviamo solo per noi stessi, sono sempre le più sincere, penso io – aggiungo. – “È Certo” ribatte.

Come sono i ricordi della guerra?

Belli e brutti. Come tutti i ricordi. Io l’ho finita da vivo e son tornato qua. Molti miei compagno no. Sono morti in azione. Giulio Zangheri è cortese e paziente, e nonostante si affatichi molto a sentire, talvolta capire le mie domande, non demorde. Si sforza a raccontare, a ricordare. Parliamo dei giovani d’oggi, e lui non me la manda a dire quando mi spiega che non gli piacciamo molto: “Ma la colpa non è vostra” – aggiunge – “ è del mondo come è andato, dei politici che pensano sono agli affaracci loro”. E in bocca di uno che ha fatto la guerra, come non ascoltare con doveroso rispetto queste semplici parole.

La persone quando scoprono chi è stato, un servitore della patria, un pilota, si comportano diversamente con lei?

Chi? No. Io sono un signore nessuno. Le ho detto.

Proseguiamo una chiacchiera amichevole, e gli confesso il mio dispiacere per la mancanza di interesse nel mantener vivi certi ricordi importantissimi; soprattutto per molti giovani, che non capiscono cosa voglia dire rischiare la vita per qualcosa, tutti i giorni per anni. Mi saluta, e mi augura buona fortuna; anche ai figli, che mi domanda se ho, per augurarne anche loro. Rispondo che non ne ho, e lui domanda – “Quanti anni ha giovanotto? “ – Ventinove rispondo io – “C’è tempo” ribatte “C’è tempo”. “Se viene l’aspetto. E guardiamo delle riviste d’aeronautica insieme. Che gran passione. Sa’, io mi commuovo ancora quando in cielo vedo gli aerei in formazione. Piango”. Le manca? – chiedo ancora, perché non ho proprio voglia di tirar giù – Da morire. Ma si va anche così. A 97 anni si va. Auguri. Arrivederla. Grazie. Grazie a lei Giulio Zangheri, per il suo tempo, per il coraggio, e per avere ancora la voglia di raccontare ai giovani d’oggi, cos’è la guerra. Tra i brutti, i bei ricordi, e le nuvole.