Euskal Herria, Paìs Vasco: un popolo, una lingua, tradizioni e costumi di cui andare fieri. Situata a cavallo dei Pirenei, solcata da piccoli e brevi fiumi come il Nervión, e l’Urola e circondata da catene montuose tra le quali spicca, con i suoi 1.551 metri, l’Aitzkorri, la regione dei Paesi Baschi, che si affaccia sullo splendido Golfo di Biscaglia, può vantare una storia tutta sua che non si intreccia con quella dell’intera Spagna ma che, al contrario, procede e si sviluppa in maniera parallela.

Gli abitanti di questa regione, chiamati ‘Euskaldunak’ (‘Nativi dei Paesi Baschi), sono molto legati alle loro tradizioni, alla loro identità e questo si riflette in ogni aspetto della vita quotidiana della popolazione, a cominciare dalla politica, dove i due partiti principali, l’Euzko Alderdi Jeltzalea, (Partito Nazionalista Basco) e l’Eusko Alkartasuna (Solidarietà Basca), si contendono i voti dei cittadini, passando per la lingua, l’Euskara, una delle più complesse del pianeta, parlata come madrelingua da circa il 20% della popolazione, fino ad arrivare al cibo, ai famosi pintxo, stuzzichini di pane accompagnati da altri ingredienti quali formaggio, olive o pesce ed infine allo sport dove emerge la bella storia dell’Athletic Club, squadra di Bilbao, famosa per il tesseramento di soli giocatori baschi o di origine basca. I ‘Rojiblancos‘, difendono questa filosofia dall’ormai lontano 1898, anno della fondazione della squadra, ma questa è un’altra storia.

Nonostante il calcio rimanga lo sport più seguito, l’Euskadi, il paese basco, è la patria di un altro sport che oggi, come nel secolo scorso, continua ad essere seguito e considerato come un vero e proprio ‘sport nazionale’ a testimonianza di come le tradizioni e l’identità rimangano valori molto forti all’interno della popolazione: si tratta della ‘Pilota’, la palla basca, erede della pallacorda.

Lo scopo del gioco è molto semplice: bisogna lanciare la palla (realizzata con tecniche particolari e dura a tal punto che i giocatori sono costretti ad utilizzare un casco protettivo) contro una parete e fare in modo che l’avversario non riesca a controllarla; il tutto richiede molta forza e destrezza. Lo sport è controllato dalla Fédération Internationale de Pelota Vasca, con sede a Pamplona e fondata nel 1929. Nel corso del tempo si sono sviluppate diverse varianti che si differenziano dalla tradizionale palla basca sia per la forma delle ‘racchette’ che per il conseguimento della vittoria: nella Jai Alai (cesta punta), praticata anche all’aperto, si utilizza una specie di cesta di vimini o plastica a forma affusolata, detta chìstera e la partita si vince una volta arrivati a 35 punti; nella Xare, le cui partite hanno luogo in uno sferisterio, viene invece utilizzata una racchetta lunga 55 centimetri in legno piatto e vince chi arriva prima a 45 punti; nel Frontenis, invece, la vittoria si consegue a 25 punti nel singolo e a 30 nel doppio.

La palla basca fu inserita nel programma olimpico soltanto nell’edizione del 1900, svoltasi a Parigi. A vincere la medaglia d’oro fu la Spagna, la quale riuscì a sconfiggere i rivali francesi guidati da Maurice Durquetty, uno dei più grandi giocatori di sempre, grazie alle sferzate di Francisco Villota e José de Amézola, baschi originari di Bilbao. Quasi ogni città del Paìs Vasco ha un impianto adibito per questo sport: dalla capitale, Vitoria-Gasteiz, a Guernica, vittima del terribile bombardamento del 1937 e sede del ‘Gernika Jai Alai’, uno degli sferisteri più importanti del paese; da Tudela fino alle città basche francesi come  Bidart e Saint-Jean-Pied-de-Port fino ad arrivare in America, negli stati della Florida e del Nevada dove questo sport continua ad essere praticata con frequenza grazie anche ai tanti cittadini di origine basca presenti in queste zone del mondo, i quali hanno esportato la propria cultura durante le numerose migrazioni avvenute nel corso dei secoli.

Una palla, una racchetta, un campo, un casco protettivo altrimenti ci si fa male ed un paio di giocatori volenterosi, non serve altro per divertirsi; questo sport non è seguito come il basket o il tennis, non ha gli stessi introiti del calcio e nemmeno i suoi stessi tifosi, i giocatori non guadagnano tanti soldi quanti ne guadagnano  Cristiano Ronaldo o Rafael Nadal, non attira gli stessi sponsor: qui, nei Paesi Baschi, si difende un tradizione e si porta avanti un’identità con passione, spirito di appartenenza e soprattutto all’insegna del divertimento.

 FP