CAP I “Il Gigante, il Killer e il Vecchio”

Il Gigante è nel reparto alimentari, cammina lesto nel corridoio colorato dalle confezioni di biscotti, dai cioccolati, dei cereali; il suo è un passaggio veloce e distruttore. Indossa un lungo cappotto scuro di foggia militare e una buffa maschera da porcellino: grottesco carnevale di sangue al supermercato Delhaize. Impugna minaccioso il Franchi SPAS-12, un fucile a pompa italiano, un cannone portatile grigio-nero. Il Gigante è furioso. Il Gigante lancia fulmini. Il Gigante ama uccidere. La mano del Gigante va su e giù sull’astina del fucile per caricarlo tramite il movimento a pompa, il Franchi sputa fuoco e defeca bossoli vuoti in rapida successione; esplodono zuppe in scatola, barattoli di maionese, sacchetti di pommes frites. Gli scaffali grondano brodaglie e gazzose. Il Killer ha stanato un bambino nel reparto detersivi. Il bambino, paralizzato dallo shock, sgrana gli occhi verso quell’uomo cattivo, mascherato con una parrucca riccia nera e grandi occhiali tondi da clown. I due si guardano, la piccola vittima e l’orco. Il Gigante urla al Killer, più forte delle altre tante grida di terrore, il suo è un ordine che sovrasta tutti gli altri rumori, umani e artificiali delle armi in azione intensa. Il Killer ubbidisce. Alza la mano armata con una mitraglietta Ingram MAC-10, piccino ma micidiale ferro apprezzato da terroristi, narcos, sicari. Il bambino guarda la canna che l’uomo nero gli ha puntato in mezzo agli occhi. La mitraglietta soffia tre proiettili. I fustini di detersivo si macchiano di rosso scuro. Fuori, nel parcheggio, il Vecchio aspetta al volante della Volkswagen Golf GTI con il motore acceso. Il Vecchio guarda le vetrate del supermercato Delhaize, e i bagliori e i lampi delle scariche di morte, là dentro c’è una tempesta indoor. È l’ultima strage della banda degli assassini folli del Brabante Vallone.

 

CAP II “1982”

 

  • 13 marzo, cittadina di Dinant sulla Mosa, provincia di Namur, Belgio vallone. Dalla rastrelliera di un’armeria sparisce un fucile da caccia. Due uomini vengono visti fuggire di corsa. Bozza d’identikit: uno è molto e alto e magro, è il Gigante; l’altro è brizzolato, un cinquantenne, è il Vecchio.
  • 10 maggio, sulle strade del Belgio vallone. Un uomo è appena salito a bordo della sua brutta utilitaria Austin Allegro. Prima di girare le chiavi per accendere il motore fa un salto sul sedile dallo spavento. Uno sconosciuto ha bussato al finestrino. Non vede interamente chi sia, ma solo il busto coperto da un giubbotto. Appena abbassa il finestrino, una canna di un fucile da caccia gli è premuta contro il naso. Il metallo è freddo, potrebbe diventare caldo in un mezzo batter di ciglia. L’uomo abbandona docile con le mani in alto la sua caffettiera Austin Allegro.

Stesso giorno, poche ore dopo, non lontano. Una berlina Volkswagen Santana sgomma via imbizzarrita da un concessionario. Il venditore rimane a bocca aperta sconsolato vedendo l’auto nuova di zecca allontanarsi pazza nella gincana del poco traffico di provincia. Quella è una zona tranquilla, noiosa, non capita mai niente, strani due furti d’auto nello stesso giorno. Una nuova banda di ladri d’auto ha preso di mira la quiete della regione del Brabante Vallone?

  • 14 agosto, comune francese di Maubeuge, 9 chilometri dal confine belga. In un emporio fanno irruzione rapinatori armati. È una strana rapina: saccheggiano vino, qualche scatola di tè, del foie gras, come per gioco, o come un addestramento per un violento futuro prossimo. Il sacco è guastato dagli sbirri della Gendarmerie, peggio per loro, li aspettano pronti, con gli indici sui grilletti. I due gendarmi sono investiti da un diluvio di fuoco, rimangono feriti a terra, uno è grave. La banda sa sparare.

I banditi fuggono a bordo di una Volkswagen Santana.

  • 30 settembre, a Wavre, piccola città belga già famosa per la battaglia combattuta lo stesso giorno di Waterloo tra napoleonici agli ordini del maresciallo Grouchy – disciplinato, indeciso e perdente – e i prussiani di von Thielmann, la banda prende di mira un’armeria. Due criminali a volto coperto fanno sdraiare a terra il proprietario e fanno incetta di pistole e munizioni. Nello shopping a costo zero, scelgono 18 tra automatiche, revolver, mitra e mitragliette, Colt, Smith&Wesson, Rüger, Beretta, Ingram, Enfield, MP 40 Schmeisser della seconda guerra mondiale; alcuni sono pezzi artigianali, su misura, per appassionati. Hanno l’occasione di provarne subito una. Un vigile urbano passa davanti alle vetrine dell’armeria, destino fatale. Gli scaricano addosso un intero caricatore; è il poligono vivente di Wavre, il vigile è sagoma umana che crolla sul marciapiede. Salto di infamità: è il primo omicidio.  Attenzione, sirene in rapido avvicinamento! Filano via, alle calcagna un’autopattuglia della polizia. È un inseguimento da cardiopalma, ma vincono i gangster, non hanno le stesse preoccupazioni dei poliziotti nell’azzardare sorpassi e invasioni di marciapiedi, a loro dei pedoni non frega nulla, potrebbero schiacciarne a dozzine per fuggire. L’autopattuglia finisce la sua corsa picchiando forte contro la Santana pirata, da cui escono le canne di armi cariche ed è scontro violento.  I due agenti escono dal rottame fumante con la testa rotta e bucati da proiettili, feriti gravi ma miracolosamente vivi.

È notte in Vallonia, e in un bosco una Volkswagen brucia abbandonata.

  • 23 dicembre, Beersel, Fiandre. Ancora notte ed osurità. Una berlina procede a fari spenti verso L’auberge du Chevalier a poca distanza dal castello di Beersel, solida sentinella trecentesca del Ducato di Bramante in argilla e pietra, e a bagno nel lago-fossato. La vettura procede piano, la ghiaia scricchiola sotto le gomme, lumini di sigaretta nell’abitacolo. Freddo, alberi spogli, chiazze di neve, è quasi Natale, Joyeux Noël et Bonne année. Silenzio. Nel piccolo e vecchio albergo non ci sono ospiti quella notte, solo il vecchio concierge José Vanden Eynde.Con un piede di porco, i tre assassini folli entrano in cucina e poi oltre, nella sala in legno. Rumori di passi lenti che salgono le scale verso le camere; tre ombre nere si dirigono verso la stanza del consierge: sanno muoversi al du Chevalier, conoscono il posto perché ci sono già stati e hanno un piano che è crudeltà. L’anziano portiere si sveglia, i tre gli sono addosso, lui si difende, mobilio per aria, volano botte da orbi. Il filo del telefono è sradicato: serve per legare la vittima al letto. Giù pugni, gli spengono sigarette sulle cosce nude; camera di interrogatorio e tortura al primo piano dell’ auberge du Chevalier. Ma si stancano, gli poggiano un revoler sulla tempia sinistra e il tamburo di revoler compie tutto un giro fumante: sei proiettili nel cranio. Al pian terreno, nella caratteristica e calda sala da pranzo, gli assassini folli festeggiano la vigilia di Natale con un giorno di anticipo. Stappano champagne, mangiano selvaggina, assaggiano la torta alla panna. Non rubano null’altro, non sono lì per una rapina.

Il cadavere di José Vanden Eynde è scoperto dal figlio Marc; nelle deposizioni dice agli inquirenti che suo padre aveva avuto grandi simpatie per Francisco Franco, di cui era ammiratore, per il movimento rexista prima della scelta collaborazionista e hitleriana, e per il suo fondatore Leon Degrelle, con cui teneva corrispondenza. Appunti con punto di domanda: pista nera / regolamenti di conti tra camerati del Belgio?

 

CAP III “1983”

 

  • 9 gennaio, sera, c’è un taxi in attesa di clienti in piazza Charles Rogier a Bruxelles, è una mercedes nera guidata dal greco Constantin Angelou. Un passeggero, stretto nel suo cappotto scuro con il bavero alzato, sale a bordo. La mercedes nera lascia la capitale, durante i chilometri verso le periferie e poi lungo strade fredde che tagliano campi ghiacciati, il passeggero e l’autista, si parlano, si conoscono. Il passeggero chiede di accostare in uno spiazzo poco illuminato. Mentre discutono concitati, dalla tasca del cappotto estrae una calibro 22. Il passeggero paga la corsa con piombo alla nuca, premendo il grilletto quattro volte. Non ha fretta, sistema il cadavere nel  bagagliaio. Verrà ritrovato tre giorni dopo, a Mons.
  • 11 febbraio, la banda degli assassini folli mette gli occhi sui supermercati. Rapinano il supermercato Delhaize di Genval. Spari nel parcheggio: prendono il vizio. Forano un’Audi 100 lì di passaggio, il conducente è uomo fortunato. Tagliano la corda a bordo di una Peugeot 504.
  • 14 febbraio, una Peugeot 504 coi fari abbaglianti sbarra la strada ad una Volkswagen Golf guidata da una donna. Un uomo alto e atletico le punta una pistola addosso. L’uomo alto e atletico si prende la Golf.
  • 22 febbraio, a Waterloo, un’Audi 100 bianca fugge rubata verso strade secondarie e poco illuminate. Era la stessa auto sforacchiata durante la rapina del 11 febbraio, in riparazione in un’officina, che fatto curioso.
  • 25 febbraio, a Uccle, attacco al supermercato Delhaize. Una cassiera non ha la chiave della cassa, ahilei, viene picchiata con un manganello. Proiettili calibro 38 vanno in orbita, per adesso gli spari sono solo per terrorizzare. Bottino scarno, appena 600.000 franchi, nemmeno 15.000 euro d’oggi. Vale la pena? L’esiguità dei malloppi sembra essere una costante. Quindi, altra domanda: lo fanno per soldi, o lo fanno per altro?
  • 3 marzo, grande magazzino Colruyt della città di Halle. Tre uomini sono decisi a passare un nuovo confine del non ritorno. Entrano nel supermercato, il Gigante con un canne mozze prende a fucilate il banco macelleria. Il Killer e il Vecchio fanno irruzione negli uffici dell’amministrazione per razziare il contante. Il direttore è separato dagli altri impiegati, il Killer lo trascina in una stanza vuota. Lo fredda con un colpo alla nuca. Per allontanarsi, usano la Golf rubata il mese precendente, e, lasciando il campo di battaglia, non paghi, scaricano le armi contro le finestre del magazzino. Vogliono la guerra, sfidano il Belgio. Pazzi con un piano di morte.

 

  • 8 giugno, a Braine-l’Alleud c’è una nuova, fiammante, potente Saab 900 Turbo, un razzo che aspetta di andar su di giri con il pedale pigiato dal piede pesante di nuovi proprietari. Alla banda, per la natura delle proprie attività, piacciono i motori che spingono.
  • 10 settembre, alle due di notte, tre figure camminano verso l’ingresso della fabbrica SA WITTOCK-VAN LANDEGHEM a Tems, che tra le altre cose, produce giubbotti antiproiettile. Il Gigante cammina tra il Killer e il Vecchio, procedono paralleli, fanno paura, dietro loro tre ombre si allungano segaligne e demoniache nel piazzale della fabbrica. Forzano quello che devono, entrano, il custode se li trova davanti, li guarda, le mani gli tremano, dalla bocca cerca di invocare pietà, ma non esce suono, i tre alzano le pistole puntando alla testa, quattro proiettili gli scassano il cranio. La moglie accorre, grida, sparano anche a lei, la credono morta, rimane sul pavimento ferita in modo grave. Arraffano i giubbotti antiproiettile. Nelle villette circostanti, la gente si sveglia dal baccano western. Dalle finestre, nascosti dalle tendine, i curiosi sbirciano nelle tenebre, per vedere che diavolo sta succedendo nel piccolo stabilimento. I tre pistoleri folli se ne accorgono, ghignano, e prendono la mira. Tiro a segno alle case di Temse, nel terrore.

 

  • 17 settembre, notte fonda a Nivelles, una SAAB turbo, come uno squalo della strada, punta una preda di caccia. Una Mercedes bianca è ferma al distributore di benzina 24h davanti al supermercato Colruyt. Una coppia sta facendo il pieno. La SAAB, squalo nella notte, gli si affianca calma, con borbottio del motore. La coppia di Nivelles vede che volto ha la morte. Dopo averli uccisi, la banda non può dirsi ancora soddisfatta. Rompono la serratura del grande magazzino, rubano 20 chili di tè e caffè, dieci litri di olio da frittura, una confezione di praline di cioccolato, da golosi. Ma perché? Non c’è alcuna spiegazione logica, non c’è movente, e proprio per questo la storia si tinge ancor più di inquietudine e macabro mistero. La polizia li balza addosso, duello metropolitano sotto le insegne luminose del Colruyt. Ma gli agenti non sono preparati, si ritrovano in un conflitto a fuoco con bestie feroci, killer professionisti, sembra gente delle forze speciali, non temono nè la loro morte nè tantomeno quella altrui, i grilletti si muovono frenetici, le canne diventano incandescenti, fumo e odore di polvere da sparo. Cadono due agenti, uno stecchito, l’altro poco ci manca. Gli assassini folli s’impossessano delle loro armi, tolgono il disturbo prima dell’arrivo dei rinforzi. Viene abbozzato un inseguimento ma il volume di fuoco di revoler e di fucile a pompa che proviene dalla SAAB e dalla Mercedes della coppia uccisa, fa da barriera di piombo tra inseguiti e inseguitori. Si volatizzano.Bilancio: tre morti e un ferito grave per delle praline di cioccolato.
  • 2 ottobre, villaggio del Brabante Vallone. Al ristorante les Trois canards è ora di chiusura. È il momento ideale per una rapina. I tre gangster entrano in azione. Prendono in ostaggio i camerieri, s’intascano l’incasso, scelgono la Golf GTI rossa della figlia del proprietario, monsieur Jacques Van Camp. Monsieur Jacques è accompagnato fuori, lo uccidono a sangue freddo, senza una ragione.
  • 7 ottobre, una Golf si avvicina minacciosa al supermercato Delhaize di Beersel. Il Gigante, il Killer e il Vecchio, in impermeabili beige e armati fino ai denti, entrano cattivi nel negozio, e ammazzano un uomo.
  • Primo dicembre, nel paese di Anderlues c’è una gioielleria che vende monili di poco conto, più che di gioielleria difatti, si tratta di bigiotteria di provincia. Non è un luogo molto appetibile per una rapina, ciononostante, il trio della morte si presenta lo stesso, per uccidere.

 

“Spara, spara!” Urla il Gigante al Killer. Il proprietario Jean Szymusik e la moglie sono giustiziati davanti agli occhi delle loro figlie piccole. La squadra assassina pesca qualche ciarabattola luccicante e si dà alla fuga. La Golf utilizzata per il colpo, viene data alle fiamme a pochi chilometri di distanza

 

(continua)