Parte I qui 

 

CAP IV “1985”

 

  • 27 settembre. Questa data è da sottolineare. Abbiam fatto un calcolo. Abbiam contato i giorni che intercorrono tra il primo dicembre 1983, giorno del precedente colpo, e questo nuovo cataclisma. Balziam sulla sedia. I giorni sono esattamente 666; seicentosessantasei, il numero della Bestia, Apocalisse in Terra, le Diable entre nous, solo una coincidenza, oppure una simbologia ricercata: non lo sappiamo, è ulteriore mistero con amaro retrogusto horror. Manteniamo la calma storica, ci atteniamo ai fatti, a questa cronologia dell’orrore. Dopo quasi due anni, la banda dei tueurs fous du Brabant, gli assassini folli del Brabante, torna all’assalto con rinnovata ferocia, anzi, con ancora più brutalità. Il 27 settembre è il giorno di un duplice attacco, avvenuto in due supermercati della catena Delhaize nella cintura urbana di Bruxelles, e il cui bottino è davvero magro tenendo conto dell’estrema violenza dei tre.Camuffati con maschere da carnevale, irrompono prima nel negozio di Braine-l’Alleud. Non fanno parsimonia di proiettili. Ora se la prendono anche con i ragazzini. Freddano un dodicenne e poi mandano al Creatore altre due persone, perché non obbediscono abbastanza rapidamente ai loro ordini. Demoni. Sulla Golf GTI schizzano a razzo verso l’obiettivo numero due, un altro supermercato simile a Overijse. Il Gigante, il Killer e il Vecchio scendono dall’auto e si dirigono verso l’ingresso in fila indiana, rapidi nei loro cappotti scuri. Tre bambini sono sulle loro biciclette nel parcheggio tra le auto e i carrelli della spesa.

 

“Scendete dalle bici e venite qua!”

 

Due riescono a scappare, il terzo non fa a tempo, una scarica di fucile a pompa gli squarcia il petto. È un’azione di sterminio condotta senza esitazione. Sparano, sparano, sparano. Una cassiera paralizzata dalla paura: fucilata. Un anziano che ha una crisi cardiaca: fucilato. Un uomo che stava attaccando manifesti elettorali nel parcheggio: fucilato. Un ostaggio a caso: fucilato. Quel giorno, tolgono la vita a otto persone.

  • 9 novembre, nella città Alost si consuma l’ultimo atto, la cui ricostruzione è raccontata all’inzio di questa indagine noir. Nonostante la polizia controlli con ronde i supermercati del paese, la gang osa in un altro negozio Delhaize. Aspettano il cambio della guardia, la pattuglia che sorvegliava lo spiazzo se ne va prima dell’arrivo dei colleghi. È un vuoto temporale nella sicurezza molto pericoloso, usato dalla banda per compiere il loro gesto finale, quello più sanguinoso. Ma loro sapevano in anticipo? Si dice che la polizia belga sia inefficiente, si dice che la polizia belga abbia paura, si dicono anche altre cose, alcuni fanno congetture indicibili, bisbigliate. Nell’assalto, dove rapinano neppure 20.000 euro di oggi, uccidono spietati otto persone. Le raffiche sono all’impazzata. È un’operazione sì feroce ma anche esperta, i tre si muovono come in guerra, da militari esperti, da teste di cuoio. Alla fine, una macchina della polizia timidamente tenta di bloccare la fuga della banda ma i revolver poliziotti tenuti da mani esitanti e tremanti non spaventano gli assassini. La Golf GTI, che procede lenta come per un’ arrogante provocazione, ha il bagagliaio aperto e lì è seduto il Gigante e da lì manda scariche di piombo a tutto quello che  vede, ma un proiettile delle guardie lo ha raggiunto. Il Gigante sanguina nel bagagliaio.

Infine, scompaiono. Non sono uomini, ma fantasmi.

 

 CAP V “FANTASMI DEL PASSATO”

 

Blitzkrieg: colpire rapidamente, per travolgere senza pietà. È stata una piccola guerra di sterminio nella tranquilla, borghese e quieta provincia del Belgio. La banda degli assassini folli si è lasciata alle spalle un’ecatombe, una lunga scia di sangue; 28 i morti, una mattanza premeditata. È un puzzle demoniaco, i cui pezzi ancora oggi non combaciano, le autorità belghe hanno fatto indagini, inchieste, supposizioni, rumorosi buchi nell’acqua. Le piste seguite sono vicoli ciechi. La fanatica determinazione nell’uccidere, in un’escalation squilibrata di fucilate e ammazzati, spiazzerebbe anche un navigato scrittore di thriller. La cosa che più disturba è l’apparente mancanza di movente. Non uccidere per denaro (i bottini come abbiam visto furono sempre esigui o addirittura ridicoli) o per una rivendicazione politica,  bensì uccidere per uccidere, per il gusto di farlo, la libido della morte, l’assurdità nonsense dell’orgia di violenza. E forse proprio in questa caratteristica malvagia, cioè nell’assenza di movente, nella mancanza di risposta al perché, che si deve scavare nella palude criminale dove opera la gang.

Non è insensato ritenere il progetto di terrore a lungo termine come una manovra atta alla destabilizzazione: parrebbe un’insieme di azioni, via via più feroci, per creare e diffondere la paura. Strategia della tensione in versione belga, indebolire le istituzioni per rafforzarle in qualche modo, orribili esperimenti paramilitari giocando con vite altrui. La preparazione da killer professionisti, l’abilità nello scomparire, la perizia nel pilotare auto condotte come schegge impazzite, farebbe pensare a gente ben addestrata, come a delle spie. Inoltre, ci sono stati coperture, depistaggi, aiuti da parte della gendarmeria e dei servizi segreti. La verità è stata ostacolata. Si tira in ballo la branchia locale della GLADIO, qui rete S.D.R.A VIII e S.T.C/Mob. Se nelle faccende italiane l’organizzazione stay-behind GLADIO risulta essere estranea ai fattacci bombaroli nostrani, non si può forse dire lo stesso per il Belgio, ma sono solo congetture, nulla, trattandosi di segreti militari ben mimetizzati, può esser provato. Due parole di ripasso su cos’era la rete europea di difesa:  in caso di conquista da parte del nemico (il Patto di Varsavia) le cellule clandestine stay-behind  sarebbero rimaste nascoste in territori controllati dal nemico per uscire fuori dalle tane nella veste di movimenti di resistenza, conducendo atti di sabotaggi e di guerriglia. Operante nei paesi NATO, l’organizzazione paramilitare è coordinata dal Clandestine Planning Committee, l’organo internazionale controllato dallo SHAPE – Supreme Headquarters Allied Powers Europe.

C’è il sospetto che spie occidentali deviate dei servizi belgi VSSE abbiano agito con elementi neonazisti provenienti dalla formazione clandestina del WPN Westland New Post, fazione armata e ben infiltrata dalle forze di sicurezza. Il comandante del gruppo, Paul Latinus, probabilmente uomo vicino ad ambienti CIA, nell’aprile del 1985 prima di essere interrogato proprio in relazione alle stragi della banda del Brabante viene ritrovato suicida appeso in cantina al filo del telefono. Ma è uno strano suicidio, sono in molti a credere ad un omicidio camuffato. Matassa indistricabile.

Si aggiungono altri elementi perversi, luridi. Si vocifera di scandali a luci rosse, di festini con minori, storiacce di pedofilia, di “balletti rosa” altolocati, di partouze coi potenti, di festini marci, certi belgi sono maiali. Si sussurra di ricatti, e che questi ricatti abbiano scatenato una qualche vendetta. È la teoria dei cadavres exquis (punta macabra di surrealismo terrorista – il cadavere squisito berrà il vino novello): usare la strage, apparantemente indiscriminata, per ammazzare un bersaglio preciso. I tre assassini avrebbe sparato nel mucchio, perché nel mucchio c’erano obiettivi da eliminare. Ammazzare innocenti, a caso, mentre essi si trovano in prossimità del vero obiettivo da far fuori; così, tramite un atroce e cinico uso di vite umane, si dissimula un omicido mirato, facendo sembrare le cose come una carneficina psicopatica, sensa senso, e dunque nascondere, sotto un lago di sangue, la vera ragione dell’azione.

E ancora, come se le fantasie degli inquirenti e dei giornalisti facessero a gara di creatività, si tirano fuori dal cilindro del male collegamenti con il gruppo marxista-leninista e dinamitardo CCC Cellules Communistes Combattantes, la finanza sporca, l’uranio, mercati neri, traffici di armi da guerra, poteri serpenti, trame puzzolenti di zolfo, Hyperion …Non se ne viene fuori, è un’inchiesta che sporca, ci lascia una patina maleodorante addosso. L’Italia evidentemente non è l’unica nazione ad avere i brutti spettri del passato, chiusi a tripla mandata nei propri cassetti segreti della memoria. Maestri nell’arte del complotto, forse siamo stati fonte d’ispirazione per altri.

 

CAP VI “NOIR”

 

Il Gigante boccheggia, respira in affanno, perde sangue nel bagagliaio, ha freddo. È spacciato. Il Vecchio e il Killer si guardano. Il Killer finisce il Gigante con un colpo in mezzo agli occhi. Lo seppelliscono nel bosco, nella terra umida d’autunno, al buio, inghiottito dall’oscurità. È venuto il momento di uscire di scena per gli assassini folli del Brabante. Nessuno saprà mai: tenebra.   Mistero nero notte, note di jazz malinconico per periferie europee a tarda ora.