Da pochi mesi è stato pubblicato in Spagna un libro scritto da due cattedratici dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid. Il suo titolo è 1936. Fraude y violencia en las Elecciones del Frente Popular e analizza le elezioni generali del febbraio del 1936 che portarono, seppur per pochi voti, alla vittoria del Fronte Popolare spagnolo e, indirettamente, all’inizio della Guerra civile. L’intenzione di questa opera è quella di far chiarezza sulle elezioni generali delle Cortes e su presunti brogli che consentirono al blocco delle sinistre di vincere per circa 150.000 voti sul gruppo della destra cattolica guidato dalla Confederación Española de Derechas Autónomas (CEDA) (e su un terzo polo di centro concentrato intorno alla figura dell’ex presidente della Repubblica AlcaláZamora).

Mappa elettorale della Spagna (1936)

Mappa elettorale della Spagna (1936)

Secondo i due accademici, Manuel Álvarez Tardío e Roberto Villa García, i brogli che si produssero sono da ricondurre ad un clima di tensione generale che caratterizzò la penisola iberica nella seconda metà degli anni ’30 de secolo scorso. Gabriele Ranzato, ex cattedratico di Storia contemporanea all’Università di Pisa, già da diversi anni conduce ricerche che hanno portato alla luce quanto, anche tra le file del Fronte Popolare, fosse ampio l’utilizzo della violenza politica come metodo di azione. In particolare, nella sua opera La grande paura del 1936, Ranzato sottolinea come molti partiti della sinistra spagnola stessero attuando già prima del febbraio 1936 operazioni di pulizia politica e di persecuzione contro il clero cattolico e gli elementi considerati borghesi, oltre ad una serie di occupazioni forzose di terre che l’autorità dello Stato non riuscì ad impedire.

Quando Francisco Franco dette inizio all’Alzamiento nel mese di luglio, gran parte delle formazioni politiche spagnole, sia di destra che di sinistra, possedevano un proprio esercito paramilitare armato e addestrato che stava già operando sul territorio. A ciò va aggiunto che le potenze democratiche europee non vedevano di buon occhio la Repubblica spagnola. In particolare, la Gran Bretagna propose un comitato di neutralità che si occupasse di evitare ingerenze esterne, ma era chiaro che il suo indirizzo di politica estera avverso all’Unione Sovietica si rifletteva in una ostilità verso la Spagna repubblicana. Parimenti la Francia, nonostante avesse a parole dato il suo appoggio alla Repubblica, dato che il suo governo aveva una fisionomia abbastanza simile a quella dell’esecutivo frontista iberico, non appena le ostilità ebbero inizio, non tardò a chiudere la propria frontiera pirenaica evitando che potessero affluire aiuti militari.

Francisco Franco

Francisco Franco

In tale quadro, l’unica potenza che si spese attivamente per la causa repubblicana fu l’Unione Sovietica. Mosca infatti propendeva in quegli anni per la politica del Fronte Popolare, ovvero l’alleanza tra le forze rivoluzionarie e quelle “borghesi” di sinistra. Il suo obiettivo era tuttavia quello di estromettere con la forza gli elementi non rivoluzionari per poter raggiungere il potere. Per questo motivo Stalin iniziò a inviare mezzi militari e uomini attraverso navi mercantili camuffate e, soprattutto, dette appoggio incondizionato al Partito Comunista di Spagna (PCE) che si sarebbe dovuto occupare dell’accentramento delle forze in campo e della soppressione degli elementi considerati come pericolosi.

Nel giro di pochi mesi il PCE, che mai era andato oltre il 5% dei voti a livello nazionale, concentrò attorno a sé le leve del potere politico e militare. Inoltre, gli elementi moderati della coalizione (tra cui, soprattutto, la Izquierda Republicana del Presidente della Repubblica Manuel Azaña), furono relegati a un ruolo di secondo piano e i comunisti iniziarono un’opera di annientamento fisico nei confronti di anarchici e trotzkisti del catalano Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM) che si trasformò nei fatti in una vera e propria guerra civile all’interno della stessa guerra civile e che causò migliaia di morti. Perciò, se è pur vero che alcuni cambiamenti nella politica internazionale intercorsi nel 1937 portarono ad un nuovo parziale avvicinamento tra la Repubblica, la Francia e la Gran Bretagna, la guerra civile si trasformò ben presto in un confronto aperto tra uno schieramento che mirava ad instaurare un regime autoritario di stampo reazionario e un altro che invece propendeva per un sistema simile a quello dell’Unione Sovietica staliniana.

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Bisogna inoltre sottolineare come alcuni eventi intercorsi negli anni immediatamente anteriori all’inizio delle ostilità avevano già minato le basi democratiche della Repubblica. In particolare nell’ottobre del 1934, in segno di opposizione nei confronti del governo di destra legittimamente eletto nel 1933, i minatori delle Asturie, appoggiati dai partiti operai, iniziarono un’insurrezione armata che si concluse con circa 2000 morti. Infatti, tra il novembre del 1933 e il febbraio del 1936, il governo spagnolo fu guidato da una alleanza tra il Partito radicale di Alejandro Lerroux e la CEDA ma, a ben vedere, la CEDA, pur essendo il partito di maggioranza, non espresse mai il Presidente del Consiglio. Tale periodo, passato alla storia come bienio negro per sottolinearne i suoi caratteri antidemocratici e conservatori, fu in realtà una parentesi che non produsse cambiamenti netti rispetto alla natura e i dettami della Costituzione repubblicana e che, anzi, si concluse con nuove elezioni generali che portarono alla vittoria delle Sinistre.

In definitiva, se la guerra di Spagna è da sempre stata associata alla lotta della libertà contro il fascismo e ad una anticipazione degli schieramenti che si sarebbero formati nel secondo conflitto mondiale, è stata in realtà una disputa tra le maggiori idee illiberali del XX secolo. Lo stesso professor Ranzato sostiene che, sia che dalla guerra fosse uscito vincitore il Fronte Popolare o il Bando Nacional, la Spagna sarebbe stata destinata a precipitare comunque nell’abisso. Tuttavia, ormai le cause che condussero a quei terribili avvenimenti sono in gran parte venute meno, motivo per cui è oggi più che mai necessario capire gli eventi senza restrizioni ideologiche che, in fin dei conti, sono il peggior nemico della storiografia.