Adelphi, nella sua collana dei casi, ci dona un testo imprescindibile per l’integrale comprensione di ciò che sta avvenendo in quelle terre ove millenni fa si è sviluppata la scrittura e sono apparse quelle religioni dualiste che tutti in Europa conosciamo. Tradotto dall’indologo e tibetologo nonché professore di sanscrito all’Università di Bologna Svevo D’Onofrio, Regni Dimenticati (Heirs to Forgotten Kingdoms) è il duro ma favoloso sunto di molti anni di ricerche ed esperienze personali dell’autore, il quale ha deciso poi nel 2014, di pubblicare il testo. Viene data al lettore una chiave interpretativa diversa della storia dell’Islam, in contrapposizione alla follia del sedicente Califfato Islamico, ponendo al centro della narrazione le comunità religiose minoritarie disseminate nell’attuale area di cultura islamica, le quali da millenni già popolavano lande misteriose, impervie ed estremamente ardue da raggiungere. Russell ci trasporta con cruda leggiadria fra le dittature e i governi arabi contemporanei fino alla notte dei tempi, dimostrando una padronanza nozionistica egregia; balziamo così dalla storia d’Oriente fino alle pagine di questo saggio storico, perfetto connubio fra le migliori doti giornalistiche e le più profonde conoscenze culturali e religiose. La tolleranza religiosa e le conformazioni geografiche sono quei due fattori che hanno permesso a queste comunità, simili a vere e proprie tribù perse nel tempo, di poter sopravvivere e continuare a tramandare, per via orale o tramite scritti proibiti ai non iniziati, la loro mitologia, escatologia e il modus operandi dei riti.

I Mandei o Cristiani di San Giovanni, gnostici dualisti, abitanti delle paludi irachene, i quali ancora oggi battezzano nel loro fiume sacro, il Tigri. Gli Yazidi, di etnia curda, adoratori dell’Angelo Pavone, spesso identificato con il diavolo, i quali nei loro templi conici tramandano un culto misterico ed esoterico che in Europa abbiamo potuto scorgere con il Mitraismo. Il Mazdeismo o Zoroastrismo, culto fondato in Battria dal profeta Zarathustra nell’età del bronzo, i cui adoratori venerano il fuoco eterno assieme alla lucente bontà di Ahura Mazda, creatore d’ogni cosa in lotta contro l’oscura malvagità di Angra Mainyu. I Drusi, etnia saldamente legata alla terra e al sincretismo fra le maggiori religioni monoteiste, adoratori dell’Uno al centro dell’universo: “Il punto fermo del mondo che ruota” concetto caro a Pitagora. I Samaritani, gli abitanti di Nablus, gli integralisti nemici del re Davide, custodi delle antiche tradizioni abbandonate dai loro vicini giudei, comparsi nei vangeli, scelsero di abbandonare l’aramaico in favore dell’arabo. I Copti, discendenti dei primi cristiani d’Egitto, ammiratori dei faraoni ed eredi a livello linguistico dell’Egitto politeista, costruttori di monasteri nel deserto risalenti alle persecuzioni Diocleziane, i cui monaci distribuiscono ai visitatori pagnotte con iscrizioni sopra di esse, usanza simile a quella dell’antico Egitto. I Kalasha, il popolo pagano del Pakistan, nascosto nelle valli della catena montuosa dell’Hindu Kush, ove Alessandro Magno prese in moglie Roxane; popolo i cui sciamani si formano andando sui picchi delle montagne più alte ove dimorano le Pari, ovvero fate, le quali infondono nel futuro sciamano poteri soprannaturali. Il testo ci riporta inesorabilmente a profumi e scenari che raramente sovvengono spontaneamente nelle menti occidentali, le quali spesso non riescono a distinguere le grandi differenze che possono essere contenute in una vasta area geografica come quella mostrataci da Russell. Otto capitoli per sette comunità diverse, le quali apriranno al lettore mille porte verso culture religiose che da secoli si sono arroccate in luoghi inaccessibili, ma che hanno segnato in modo simbolico ed indelebile le culture religiose non solo del vicino oriente, ma anche del nostro mondo.

Immaginatevi di riscoprire nei boschi del centro Europa delle comunità di pastori coltivatori ancora gelosamente legate ai culti pagani, questo è ciò che possiamo trovare nel vicino oriente sconquassato dalle guerre e dalle persecuzioni. Russell ci mostra come gli eventi geopolitici di epoca moderna e contemporanea hanno gravato su queste comunità etniche e religiose, forzando molto spesso i membri più abbienti ed acculturati di esse a fuggire in occidente, iniziando così il tragico percorso della perdita di coscienza delle proprie origini, un male che non sempre tuttavia prevale sulle piccole quanto solide comunità, le quali pur decidendo di spostarsi così lontano, non possono fare a meno di portarsi appresso con cura e fierezza il loro antichissimo retaggio. Con il passare dei tempi anche queste comunità si plasmano e adattano per sopravvivere, come sono abituate a fare oramai da moltissimi secoli a causa di incomprensioni, fatalità e mancati sincretismi. Oggi, tralasciando per qualche istante il mondo globalizzato, possiamo apprendere grandi lezioni non solo da queste comunità così finemente osservate dal Russell, ma anche da quelle religioni maggioritarie che nel tempo si sono, in momenti differenti, sapute incontrare con queste millenarie civiltà, sapendo che esse sono state e sempre saranno scrigni di inestimabili ricchezze e misteri meritevoli di essere conservati e protetti da chi oggi, con il terrore e l’inganno cercano di annientarli.

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