di Fabio Pizzino

Gli sviluppi politici e militari

Nel nostro Paese sono in corso diverse iniziative, anche grazie alla diffusione delle notizie sui social network, per celebrare l’evento, ed in particolare nelle località che hanno visto i combattimenti più significativi di detta campagna. Perché questa Campagna militare è così importante per la Storia del nostro Paese? Il 1815 è caratterizzato, a livello europeo, da due avvenimenti significativi: il Congresso di Vienna e l’avventura napoleonica dei Cento Giorni.

Il 1° marzo 1815 Napoleone, dopo aver lasciato l’Isola d’Elba sbarca in Costa Azzurra e riconquista rapidamente il potere raggiungendo Parigi. Si può dire che Napoleone si presenta, indubbiamente per calcolo e realismo politico, in modo nuovo: trasmette, infatti, ai partecipanti del Congresso di Vienna, un messaggio di conciliazione e di pace e soprattutto sul piano interno tenta una operazione di riconciliazione nazionale con “l’Atto addizionale alle Costituzioni dell’Impero” redatto, in larga misura, dallo scrittore Benjamin Constant, suo antico oppositore.

Nello stesso mese di marzo Gioacchino Murat, Re di Napoli, proprio in considerazione dell’iniziativa di Napoleone ma non coordinata con essa, invade lo Stato Pontificio con l’obiettivo di muovere guerra all’Austria e raggiungere, pertanto, l’Italia settentrionale occupata dalla stessa Austria dal 1814. Eppure dal gennaio di quell’anno l’Austria ed il Regno di Napoli avevano firmato un Trattato di Pace, a completamento della graduale operazione di Gioacchino Murat di sganciamento dalla alleanza con la Francia napoleonica.

Perché, allora, Murat, a distanza di quattordici mesi da questa pace contro l’Austria muove guerra contro di essa? Le ragioni sono evidentemente complesse: certamente l’andamento del Congresso di Vienna non stava prendendo per lui una piega favorevole data l’intenzione proprio del ministro degli Esteri di Luigi XVIII, Tayllerand di ristabilire sul trono la dinastia dei Borboni a Napoli (come poi puntualmente avvenne). Analogo ragionamento può essere fatto da Napoleone che può aver avvertito, all’Isola d’Elba, l’intenzione inglese di deportarlo in luogo ancora più remoto.
È in questo contesto che il 30 marzo 1815 Gioacchino Murat emette un proclama a Rimini, con il quale chiama gli italiani a raccolta con la promessa  della “Indipendenza dell’Italia”. Quello di Murat fu il primo tentativo di un re italiano di riunificare la penisola, dato che l’obiettivo della guerra del Re di Napoli era, appunto, quello di varcare il Po e di liberare l’Italia settentrionale dalla dominazione austriaca.
Le cose andarono diversamente: ad Occhiobello (7-8 aprile) il tentativo di oltrepassare il Po venne respinto dagli austriaci; a Tolentino (2-3 maggio) gli stessi austriaci infliggono alle truppe napoletane una decisiva sconfitta che si trasforma in un’autentica rotta.
Solamente a Castel di Sangro, in Abruzzo, le truppe napoletane aiutate da volontari italiani riescono ad ottenere un successo militare il 13 maggio, ricostruito in un saggio di Alessandro Teti, pubblicato quest’anno dalle Edizioni Il Faro.

Anche Murat, tenta in extremis la carta di una costituzione (19 maggio) ma è una mossa ormai tardiva dato che il giorno successivo dovrà lasciare Napoli per prendere la via dell’esilio.
L’epilogo di questa vicenda è noto: Gioacchino Murat dopo un esilio in Francia e, successivamente, in Corsica, tenta uno sbarco a Pizzo Calabro con l’obiettivo di riconquistare il trono di Napoli; catturato, viene sottoposto a giudizio e fucilato dall’esercito borbonico.

 Il legato storico dell’esperienza murattiana

Proviamo adesso a ricostruire il legato storico dell’esperienza murattiana sintetizzandolo per punti:

  • Gioacchino Murat, come Napoleone nei Cento giorni, si presenta nel 1815 come un sovrano di tipo nuovo. Il proclama di Rimini (30 marzo) e la Costituzione (19 maggio) danno dei messaggi di innovazione sul piano della politica estera e su quello della politica interna.

Murat è il primo re italiano a porre il problema della indipendenza dell’Italia. Il Proclama di Rimini costituisce, da quel momento, un punto di non ritorno. Secondo un’interpretazione storica diffusa (anche se non universalmente accettata) quella Campagna militare e quel proclama segnano l’inizio del Risorgimento.

Già nel 1817, a Macerata, e successivamente nel Polesine, inizieranno dei moti carbonari aventi come oggetto l’indipendenza e l’Unità d’Italia;

– Il Congresso di Vienna ristabilisce al potere, in Europa ed anche in Italia, le vecchie dinastie. Tuttavia, la cosiddetta restaurazione non potrà né vorrà mettere in discussione i nuovi ordinamenti politici ed amministrativi scaturiti dall’epopea napoleonica: pertanto le vecchie dinastie dovranno fare i conti non solo con nuovi appartati di governo ma anche con una élite amministrativa di tipo nuovo formatasi negli anni murattiani. È significativo notare che lo stesso titolo di Re delle due Sicilie che Gioacchino Murat si attribuisce sarà mutuato da Ferdinando I di Borbone con la creazione, nel 1816 del Regno delle due Sicilie;

– Le guerre napoleoniche creano, in Italia, una élite militare forgiatasi nelle diverse campagne, che si rivelerà di fondamentale importanza per le successive battaglie risorgimentali: basti pensare, nel regno murattiano, ad una figura come Guglielmo Pepe, protagonista della Battaglia di Antrodoco nel 1821 e della difesa della Repubblica di Venezia nel 1849;

– Con la morte di Gioacchino Murat nasce il mito dello sbarco con forze limitate avente l’obiettivo di sollevare il popolo. Si tratta dell’inizio di una serie di sfortunati tentativi di sbarco a cui seguiranno quelli dei fratelli Bandiera in Calabria (1844) e di Carlo Pisacane a Sapri (1857). Tuttavia questi tentativi sfortunati saranno, successivamente, il modello per l’impresa dei Mille del 1860 coronata in questo caso dal successo politico e militare.

Il 1815 può considerarsi l’avvio di  un processo, non la sua conclusione.

Le vecchie dinastie non saranno più in grado di ripristinare l’ordine esistente prima della Rivoluzione Francese. Inizierà per l’Europa e per il mondo un cammino nuovo fatto di un rapporto diverso tra potere e popolo. A ciò si aggiunga che fatti rivoluzionari, quali la nascita della ferrovia e l’invenzione della nave a vapore incideranno in modo irreversibile sugli equilibri geo-strategici e sulle sorti stesse dell’umanità.