Definire e descrivere con completezza l’esperienza rivoluzionaria di Fiume, di cui in questo 2019 si sta celebrando il centenario – l’ingresso del Vate alla testa dei suoi legionari nella città del Quarnero risale al 12 settembre 1919 – è a nostro avviso praticamente impossibile. Si può però provare (ed è nostra intenzione farlo) a tracciare qualche spunto di riflessione; ma anche a ricordare, anche se non esaustivamente, le per fortuna innumerevoli iniziative organizzate per commemorare quello che è stato, senza ombra di dubbio, un momento di effervescente italianità.

Cominciamo dalle manifestazioni organizzate in tutto lo Stivale in occasione della ricorrenza. Oltre al convegno internazionale svoltosi al Vittoriale degli Italiani, raccontato nel dettaglio da Fabio Pizzino nel suo articolo “Il mosaico dell’impresa fiumana”, sono stati programmati una serie di eventi editoriali, culturali e artistici in genere.

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Ma non solo, perché c’è anche una nota azienda vinicola che, per l’occasione, ha lanciato Disobbedisco, un’edizione speciale di Franciacorta dedicata a D’Annunzio, con l’etichetta che riprende lo stemma della Reggenza. Il Vate:

Visionario patriota e soldato, per ricordare uno dei momenti più rappresentativi della sua vita: la rivendicazione dell’italianità di Fiume dopo la Prima Guerra mondiale.

Ci permettiamo di dire che al gaudente D’Annunzio un omaggio del genere sarebbe certamente piaciuto. Molto probabilmente il poeta-soldato avrebbe anche apprezzato, attivisticamente parlando, l’azione di un gruppo di italiani che, il 12 settembre, hanno issato davanti al Palazzo del Governo di Fiume un enorme tricolore del regno d’Italia. Hanno rivendicato l’azione con un volantino in cui si legge, tra l’altro, che:

Abbiamo voluto dimostrare che ora come allora alcuni Italiani non si arrendono. E ricordare ai nostri connazionali chi siamo, da dove veniamo e di cosa possiamo essere capaci. Perché mai come oggi è necessario riprendere la fiaccola che grandi uomini come D’Annunzio, Keller, Host-Venturi, Marinetti, Reina, De Ambris e tanti altri combattenti sconosciuti ma non meno coraggiosi hanno acceso il 12 Settembre 1919. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

Poesia dunque. Ma anche azione. Come quella dei piloti della compagnia privata pescarese Fly Story, che da anni effettua rievocazioni delle gesta da aviatore di D’Annunzio. Anche loro, il 12 settembre, sono partiti alla volta di Fiume con tre aerei ultraleggeri e hanno spiegato che la loro voleva essere

Una manifestazione che ha la finalità di essere vicino ai tanti Italiani di Fiume e a coloro che, in seguito, dovettero abbandonare quei luoghi. Ma è anche un modo per ricordare uomini e piloti che seguirono il grande poeta in quell’avventura (Locatelli, Censi, Granzarolo, Casagrande, Cabruna, Caiero, Carminiani, Bini, Ancillotto, Ferri, Scaffidi e Keller).

La Croazia però non ha gradito l’impresa degli autodefinitisi “piloti di cultura”: risulta infatti che due velivoli siano stati bloccati dopo l’atterraggio mentre al terzo, prima dell’arrivo, è stato imposto di invertire la rotta. E nemmeno l’inaugurazione, nella centrale piazza della Borsa a Trieste, sempre il 12 settembre, di una statua in bronzo a grandezza naturale riproducente le fattezze del Vate. Il presidente croato Kolinda Grabar Kitarovic l’ha molto duramente definita “inaccettabile e scandalosa statua della discordia”. Ha aggiunto poi, che con il monumento in questione “si vuole celebrare l’irredentismo e l’occupazione di Fiume, che fu e resterà una parte fiera della sua Patria croata”.

L’ambasciatore italiano a Zagabria ha in proposito ricevuto, appena poche ore dopo l’inaugurazione del monumento, una nota di protesta in cui:

Si condanna nel modo più deciso l’inaugurazione dell’opera [che] come le commemorazioni dell’occupazione di Fiume in altre città italiane, contribuisce a turbare i rapporti di amicizia e di buon vicinato tra i due Paesi e onora un’ideologia e un operato che sono profondamente contrari ai valori europei.

Considerazioni, quelle croate, legittime e forse comprensibili, anche se non condivisibili: Gabriele D’Annunzio è un poeta di fama mondiale e l’Italia ha tutto il diritto – se non addirittura il dovere – di ricordare culturalmente e storicamente la sua patriotticissima impresa di Fiume, città storicamente e indiscutibilmente italiana.

Quanto alla “ideologia” a cui si fa riferimento nella citata dichiarazione, sul suo presunto anti-europeismo e sui suoi legami con la Città di Vita ci sarebbe molto da dire. E non è questa la sede per farlo. Ci limitiamo a riportare in proposito un’affermazione di Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, oltre che autore del volume edito da Mondadori “Disobbedisco. Cinquecento giorni di rivoluzione. Fiume 1919-1920” e curatore della mostra “Disobbedisco. La rivoluzione di D’Annunzio a Fiume 1919 – 1920”, visitabile a Trieste fino a novembre.

Il fascismo si impossessò a posteriori di Fiume, ma non ebbe nulla a che fare con quell’esperienza. Una cosa è certa: la maggioranza dei fiumani come degli istriani era italofona e chiedeva esplicitamente l’annessione all’Italia.

Patriottismo, dunque. Che si espresse mirabilmente in migliaia di legionari e anche in nomi noti di diversissima estrazione politica. Come il sindacalista rivoluzionario e socialista, antifascista, Alceste De Ambris e l’eroe di guerra e pluridecorato Ettore Muti, presente, quest’ultimo, tra i personaggi di “Fiume o morte. L’epica impresa di D’Annunzio e dei suoi uomini” (Ferrogallico 2019), un eccezionale albo a fumetti dedicato alla città e preceduto da un’assai evocativa introduzione di Edoardo Sylos Labini, che spiega come e perché il Vate “indicò la via della nostra cultura e della nostra identità”.

Edoardo Sylos Labini

Il giornalista e attore, fisicamente somigliante a D’Annunzio in maniera impressionante, è stato tra l’altro presente a Pescara alla settimana dedicata al centenario di Fiume, evocativamente intitolata “Festa della Rivoluzione”. L’evento si è svolto dal 6 al 15 settembre e l’articolato programma ha visto l’intervento di numerosi nomi di spicco del teatro, dell’arte, della musica, della cultura e della letteratura che hanno trattato diversi aspetti dell’esperienza fiumana. Tra loro – solo per citarne alcuni – Vittorio Sgarbi, Giordano Bruno Guerri, Mogol, Enrico Ruggeri. Particolarmente d’impatto, tra le tantissime manifestazioni in cartellone, lo spettacolo teatrale “Fiume 1919, città di arte e di vita”, protagonista Edoardo Sylos Labini (in replica il 30 settembre a Milano, Teatro Manzoni), e l’incontro con lo scrittore, giornalista e cantautore Gabriele Marconi, che ha parlato con il pubblico presente della nuova edizione del suo bellissimo romanzo fiumano “Le stelle danzanti” (ed. Castelvecchi 2019).

A proposito di libri. Ce ne sono alcuni che, in questa carrellata di riferimenti commemorativi del centenario dell’impresa dannunziana, meritano assolutamente una citazione. Eccone i titoli: “Sulla cima del mondo. Il romanzo dei ribelli di fiume” (ed. Historica 2019), intensa opera narrativa di Orlando Donfrancesco; “Yoga. Sovversivi e rivoluzionari con D’Annunzio a Fiume” (ed. Luni 2019), in cui Simonetta Bartolini ricostruisce, pubblicandone per la prima volta integralmente tutti i numeri, la storia della rivista e dell’associazione di spiriti liberi creata e guidata da Keller e Comisso; i diversi volumi su D’Annunzio e Fiume pubblicati da Idrovolante edizioni: tra questi, di spicco e particolare interesse, “Le ali di D’Annunzio”, curato da Daniele Dell’Orco e dedicato ai tanti aviatori che volarono insieme al poeta-soldato, con particolare riferimento a quelli che, a Fiume, costituirono la Squadriglia Aerea del Carnaro capitanata da Guido Keller; “Un samurai a Fiume” (Oaks Editrice 2019) di Harukichi Shimoi, particolarissima figura di guerriero e poeta del Sol Levante che, dopo aver combattuto nelle trincee della Grande Guerra, seguì con passione il Vate nell’impresa fiumana.

Guido Keller e Gabriele D’Annunzio

Da ultimo, ma non per importanza, il “Poema di Fiume” di Filippo Tommaso Marinetti (ed. Eclettica 2019): un meraviglioso inedito del fondatore del Futurismo la cui pubblicazione è stata curata da Guerino Nuccio Bovalino ed Emanuele Merlino, che ha tra l’altro collaborato, in qualità di consulente esperto, al documentario di Rai Storia “1919. Fiume città di vita”, che ripercorre le tappe dell’impresa del Vate e dei suoi legionari. Un lavoro presentato in anteprima al Prix Italia 2019 il 24 settembre e andato in onda nella serata di mercoledì 25 settembre su Rai Storia.

Ci fa piacere infine ricordare in questa sede le pubblicazioni editoriali e giornalistiche che hanno dedicato al centenario dell’impresa fiumana approfondimenti e dossier, con riferimento anche ad aspetti particolari e poco conosciuti della storia di D’Annunzio e dei suoi legionari. Tra queste Storia in rete, Storia Rivista (ed. Eclettica) e il numero settembrino di Cultura Identità, intitolato “Non diremo mai Obbedisco”. In prima pagina, il mensile diretto da Edoardo Sylos Labini e Alessandro Sansoni riporta parole di Gabriele D’Annunzio.

Volontari combattenti, arditi, futuristi, anarchici, socialisti.
Voi sapete quanto amo la nostra Italia, voi sapete che darei la vita per essa.
La mia prima missione su questa terra è di insegnare al popolo ad amare il proprio Paese e ad essere onesti cittadini. La seconda è odiare a morte i nemici dell’Italia e di combatterli sempre.
Ci siamo levati soli contro un mostro minaccioso e insaziabile.
Ci siamo levati soli contro il mondo folle e vile.
Fiume è Città di Vita. Da qui nessuno ci toglierà finché vivremo!
A chi l’Italia? A chi Fiume?

Cent’anni fa, a rispondere con entusiasmo a queste domande furono in tanti, soprattutto giovani. La speranza è che all’appello dannunziano rispondano in tanti anche oggi, in un momento storico dominato da un politicamente corretto in cui la parola patriottismo è in cima alla lista nera di quelle da non usare.