Avete presente Holly e Benji? Il famoso anime giapponese uscito in Italia nei primi anni ’90? Dribbling ubriacanti, colpi di genio, rovesciate, gol da distanze inimmaginabili. Qualcosa vi dicono no? Bene, ora provate ad associare ognuna di queste prodezze ad un campione del calcio mondiale. Semplicemente Rivaldo. Qualcosa vi è tornato in mente vero? Chissà, forse anche un sorriso. Proprio quelli che strappava quando giocava. Brasiliano di Recife – come il ritmo latino – il talento scorre nelle sue vene come in quelle di ogni brasiliano che si rispetti, l’America Latina prima, l’Europa dopo e il mondo intero infine non potranno fare a meno di riconoscerlo. Sinistro potente, stop di petto, rovesciatea e …rete! Come dimenticare il suo marchio di fabbrica? Approda nel calcio che conta già grande rispetto ai ragazzini che oggi vediamo militare nelle grandi squadre, eppure quando si appresta a vivere l’esperienza catalana, Rivaldo è già stato svezzato dalle squadre brasiliane del Corinthians e il Palmeiras. A 25 anni entra a far parte della corte suprema di Louis Van Gaal, al suo arrivo già ben assortita e satura di campioni come Dugarry, Figo e Ronaldo. Con quest’ultimo una carriera parallela, condivisa solo nella Seleçao, al Barça un passaggio di testimone nel ’97, Ronaldo in Italia, Rivaldo lo rimpiazza tra i blaugrana.Riflessivo, timido e introverso il Vitor Borba Ferreira nella vita, audace e orgoglioso il Rivaldo sul campo da gioco.

Due personalità completamente diverse accomunate da 186 cm per 75 chilogrammi di bravura e da un’andatura dinoccolata, quasi ciondolante. Nell’intero corso della sua carriera rilascia poche interviste, ha l’aria di chi non vuole aprire la bocca per dargli fiato, ma di chi vuole parlare attraverso i fatti. E i fatti non sono mancati. 22 reti la prima stagione, Coppa del Re, Supercoppa di Spagna e campionato di Liga. Una tripletta maravillosa che segnerà per sempre la sua vita, e quella del suo amato pubblico, che ci ha messo davvero poco a sostituire il Fenomeno con l’Extraterrestre. Le cinque stagioni in Catalogna vengono coronate da un crescendo di prestazioni mostruose, dal Pallone d’oro del ’99 al quinto mondiale della Seleçao in Giappone, con ben cinque reti segnate da quel trequartista agile nel suo dribbling e re indiscusso dei tiri dalla distanza. Rivaldo non conquistò solo i cuori della penisola iberica, ma fece scattare scintille anche nella patria dei numeri 10. il Milan si offrì di prendersi cura di lui ad un prezzo da sceicchi. La trepidazione di tifosi e tecnici rossoneri salì alle stelle, era dell’Extraterrestre che stavano parlando, non di un acquisto qualunque. Eppure el Riva non si dimostrò all’altezza delle aspettative. Chissà, se il pallonetto contro il Como non si fosse rivelato una semplice traversa…Inutile discuterne ora, Ancelotti continua a descriverlo come ‘campione di umiltà che lavora per la squadra’. Oggi, alla bellezza di 43 anni, può continuare a vivere la sua vita senza rimpianti, da trequartista giramondo a “calciatore missionario” in Angola, presidente della squadra brasiliana del Mogi Mirim che vanta la presenza in panchina del figlio di Pelè, Edinho, chiamato a condurre la squadra per il prossimo campionato di serie B, e una rosa completata da Rivaldinho, figlio dello stesso presidente. Chi se non lui potrebbe emulare la tecnica sopraffina e il verace fiuto per i gol del padre. Tanti auguri antica gloria.