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Alle elezioni del giugno 1987 il Partito Socialista registra un nuovo incremento elettorale raggiungendo il 14,3% dei voti. La nuova legislatura sarà dominata ancora da Governi di pentapartito presieduti da esponenti democristiani (Goria, De Mita, Andreotti). Occorre ricordare, in questa sede, le qualità della squadra socialista al Governo, in quegli esecutivi: la scelta cadde su figure di grande qualità accademica quali, ad esempio, Giuliano Vassalli (autore della riforma, nel 1989, del Codice Penale), Giuliano Amato, Antonio La Pergola, tutti personaggi di indubbio rilievo nelle materie di competenza. Questa legislatura coincide con un evento epocale a livello europeo e mondiale: la caduta del Muro di Berlino, il crollo dei regimi comunisti nell’Europa orientale e lo scioglimento dell’Unione Sovietica. In altri termini, si conclude la guerra fredda e si registrano altrettanti eventi epocali collegati: la riunificazione tedesca, lo scioglimento della Cecoslovacchia e la disintegrazione della Jugoslavia. Per Bettino Craxi questi fatti non possono non avere una ricaduta: proprio nel 1989 il leader socialista lancia la proposta dell’“Unità Socialista” con l’obiettivo di costruire un grande partito socialdemocratico in Italia e superare la scissione di Livorno del 1921.

Nel momento nel quale le ragioni delle politiche riformiste nella Sinistra Italiana vengono ad affermarsi, per obiettivi accadimenti internazionali, Craxi non raccoglie i frutti di queste stesse politiche. Cosa succede in Italia in quegli anni cruciali, tra il 1989 ed il 1992? In primo luogo, il PCI, immediatamente dopo la caduta del Muro di Berlino, avvia la costruzione di una nuovo soggetto politico che porterà alla nascita del PDS al Congresso di Rimini nel gennaio 1991. La fuoriuscita del PCI dal comunismo non avvenne sulla base di una adesione alla proposta di “unità socialista” di Craxi ma, appunto, con la costituzione di un partito di sinistra nuovo contrapposto al PSI (anche se Craxi, con un obiettivo atto di generosità politica, favorì l’ingresso del PDS nell’Internazionale Socialista nel 1992). Le ragioni di questa scelta vanno ricercate nella stessa storia comunista e nel prevalere all’interno del gruppo dirigente (Occhetto, in particolare) di un indirizzo politico fortemente influenzato dalla lezione ingraiana.

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Craxi e Occhetto

In altri termini, la scelta di fuoriuscire dal comunismo con l’idea di formare un partito apparentemente nuovo (non avvenne nessuna “Bad Godesberg”) con una identità “work in progress” nella sinistra, appare coerente con le scelte del PCI, il suo radicamento sociale e territoriale, il sentimento dei propri iscritti ed i legami presenti a livello istituzionale (in particolare quelli consolidati da anni con la sinistra DC). Altrettanto importante è il fenomeno che prende piede in Italia in quegli anni, quello di una insofferenza della pubblica opinione nei confronti della classe di governo. L’emblema di questa insofferenza fu il movimento referendario (il principale protagonista fu il DC Mario Segni) che portò, nel giugno 1991 ad una riforma del sistema delle preferenze e nell’aprile 1993 ad una introduzione (tramite un referendum abrogativo…) di un sistema elettorale maggioritario.

L’Italia, pertanto, prende una scorciatoia per la riforma del sistema politico incentrata sulla riforma della legge elettorale a Costituzione invariata: una scelta che avrebbe rivelato tutta la sua debolezza nel ventennio successivo. Craxi aveva ben intuito che questa sarebbe stata una risposta insufficiente e controproducente alla crisi istituzionale, proprio perché disgiunta da un più vasto disegno di riforma costituzionale: da qui il suo invito ad “andare al mare” in occasione del referendum sulla preferenza unica. Transizione politica del PCI e movimento referendario (insieme all’affermarsi alle elezioni regionali del 1990 di un nuovo soggetto politico quale la Lega Nord) saranno gli elementi più caratterizzanti degli anni immediatamente precedenti l’inchiesta di Mani Pulite, congiuntamente ad un controverso attivismo del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (che in realtà aveva perfettamente colto i segni del cambiamento interno e internazionale).

“Non credo che ci sia nessuno in quest’aula…”. Nessuno si alzò. 

L’inchiesta Mani Pulite prende avvio a Milano e travolgerà, rapidamente, l’intero sistema politico portando alla sostanziale scomparsa dei partiti di governo. L’inchiesta si fondava sulla questione del finanziamento illegale dei partiti e sul rapporto tra politica ed affari. Il tema non era certo nuovo: gli scandali hanno caratterizzato la storia repubblicana, anche con episodi gravi, quali, ad esempio, lo scandalo Lockeed, a metà degli anni settanta. L’inchiesta Mani Pulite, tuttavia, ebbe caratteristiche del tutto nuove dato che travolse una intera classe di governo e non un singolo esponente o partito politico. Il più duramente colpito, tra i partiti di governo, fu proprio il PSI: uno, dopo l’altro, i cinque maggiori esponenti del Partito (Craxi, Martelli, De Michelis, Formica, Signorile) vennero colpiti da inchieste giudiziarie. Il Partito, peraltro, fortemente esposto a livello periferico da episodi di corruzione (basti pensare, ad esempio, al caso Teardo a metà degli anni ottanta), non seppe trovare al proprio interno un sufficiente grado di coesione per fronteggiare le inchieste giudiziarie. Né si può dire che Craxi trovò nel Presidente del Consiglio da lui stesso indicato nel 1992, Giuliano Amato, un interlocutore valido per salvare almeno il futuro del Partito.

È noto, infatti, che nel momento cruciale nel quale Craxi dovette abbandonare la Segreteria del Partito, nel febbraio 1993, Amato (un “professore a contratto” secondo una significativa definizione dello stesso Craxi) rifiutò di succedergli: Giorgio Benvenuto divenne per breve tempo Segretario del PSI. In un momento di grandi sconvolgimenti politici e giudiziari, ed immediatamente dopo le elezioni politiche del 1994 che videro un sistema politico totalmente rinnovato, almeno a livello partitico, Craxi scelse la via dell’espatrio e si trasferì ad Hammamet trascorrendovi gli ultimi cinque anni di vita. Sbagliò Craxi a scegliere la via dell’esilio ed a sottrarsi alla giustizia italiana? Quella di Craxi fu una scelta certamente controversa, probabilmente sbagliata, ma su di essa pesarono vari fattori, tra i quali le sue precarie condizioni di salute. Possiamo, tuttavia, affermare che neanche lo Stato italiano fu, per la sua intrinseca debolezza, all’altezza della situazione. In situazioni analoghe grandi democrazie si sono comportate diversamente: Nixon, ex Presidente U.S.A. un mese dopo le dimissioni per lo scandalo Watergate, venne perdonato dal Presidente Ford ed anzi, poté condurre negli anni successivi una intensa attività diplomatica per conto dei suoi successori; Helmuth Kohl, già Cancelliere tedesco, venne travolto proprio da uno scandalo sui finanziamenti illegali alla CDU, ma non venne perseguito penalmente mantenendo, peraltro, un ostinato riserbo sulla identità dei soggetti contributori del Partito; Felipe Gonzalez, già leader del PSOE e Presidente del Governo spagnolo vide il proprio partito e esponenti del suo Governo coinvolti in diversi fatti penalmente rilevanti, anche gravi, ma svolge ancora oggi un ruolo di primo piano quale “saggio” della politica spagnola.

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Dall’altra parte del Mediterraneo, ad Hammamet

Lo Stato italiano aveva, probabilmente, il dovere di esercitare una forma di clemenza nei confronti di questa grande figura di italiano, di socialista e di uomo di Governo soprattutto per i meriti che aveva acquisito nei lunghi anni di impegno politico e di Governo. L’esercizio della clemenza è virtù delle democrazie mature; la vendetta politica, viceversa, è maggiormente propria di altri tipi di sistemi politici. Allorquando sarà possibile una analisi storica sulla figura di Bettino Craxi, scevra dalle attuali passioni, si vedrà, che i suoi meriti saranno superiori ai suoi errori rendendo possibile la sua collocazione tra i personaggi più eminenti della storia politica italiana, europea e mondiale. Su quest’ultimo aspetto verrà anche ricordata la sua meritoria azione quale inviato speciale del Segretario Generale dell’ONU, all’inizio degli anni novanta, per la lotta contro la fame nel mondo.