Ennesima notte d’attesa nel deserto egiziano, ricoperti dal più stellato dei cieli, avvolti nei cappotti che odieremo solo tra poche ore. Rintanati in anguste buche, aspettiamo come i granelli di sabbia che ci circondano il vento che ci spazzi via. Un vento che spira da est, fatto di metallo e fuoco, generato per dissolverci, noi e ciò che rappresentiamo. Aspettiamo da mesi, che questa stasi si interrompa, aspettiamo con il cuore pieno d’angoscia la sorte nostra e quella dell’idea. Sbattuti in quest’inferno di polvere e sangue per proseguire la grandezza della nazione, accettiamo con rassegnata e stoica indifferenza le nostre sofferenze, ma che finisca questa assurda inedia che corrode i nervi e l’anima. Fin qui, ad El Alamein, è stata una galoppata esaltante: Tobruk, Marsa Matrouh, Ain el-Gazala, ecco i nomi che ci hanno visto vincitori contro l’odiato nemico di sempre. Abbiamo respinto in dietro gli inglesi per centinaia di chilometri attraverso il deserto, ubriachi di vittoria e gloria. Se non fosse stato per la geografia saremmo già Al Cairo in qualche lussuoso hotel a bere whisky e a spassarcela con le bellezze del posto, ma questa dannata stazioncina ferroviaria di Al Alamein ci ha giocato un brutto scherzo.

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Posizionata sulla strada costiera che costeggia lo scintillante mediterraneo e perpendicolare alla depressione di El Qattara: una landa desolata che declina per una sessantina di metri sotto il livello medio marino e che non permette le manovre che ci hanno visto vincitori  in tutte le altre battaglie di questa folle ed esaltante campagna. I grandi spazi che ci hanno consentito di aggirare gli ostacoli nemici, per poi accerchiarli e distruggerli, in questa particolare situazione sono venuti meno, permettendo al nemico di attestarsi su un fronte di soli sessanta chilometri.

La guerra lampo del maresciallo Rommel non può prendere forma in questa particolare situazione, non si poteva far altro che trincerarsi e aspettare l’iniziativa nemica, se non altro per l’eccessivo e preoccupante allungarsi delle via di rifornimento. Mangiamo poco e beviamo ancora meno, i nostri mezzi sono a secco, dobbiamo limitare al minimo gli spostamenti motorizzati perché il carburante non arriva, non possiamo rispondere al fuoco nemico se non in situazioni di conclamato pericolo, le munizioni scarseggiano. I rifornimenti annaspano sulle piste desertiche, lunghe e insicure per via degli attacchi della Raf, oppure giacciono in fondo al mediterraneo, affondati, ancor prima di sbarcare a Tripoli o Bengasi, dal fuoco dell’aviazione e della marina di sua maestà. Impossibilitato nei movimenti e nelle manovre, il nostro schieramento mostra tutte le sue debolezze, siamo inferiori di numero, con meno carri e ancor meno artiglieria, possiamo solo difenderci e sperare di reggere l’urto del nemico, che pazzo per gli smacchi subiti fin ora, non ci concederà nulla, questo è certo.

Erwin Rommel

Erwin Rommel

Ricordo ancora il momento dell’arruolamento e quella pazza idea che mi ha fatto presentare al distretto militare di Enna con una baldanza che, ora, riconosco eccessiva. No, non pensate male, non ho rimpianti, ma la realtà supera di gran lunga la più nefasta delle immaginazioni. So bene per cosa combatto, e che non si ha veramente idea di cosa sia la sete fin quando non ci si ritrova in un gruppo avanzato, lontano da chiunque e dalla, comunque scarsa, acqua che abbiamo a disposizione. Non si ha veramente idea di cosa sia una valanga di fuoco, fin quando non si viene presi di mira da una postazione di 88 inglesi.

Ma tant’è, la mia scelta l’ho fatta e ora il mio dovere e quello di stare qui, piantato in questo carnaio, per proteggere tutto quello che l’Italia come una madre amorevole ha donato al proprio popolo. Sopporto le mosche che mi tormentano gli occhi e la bocca, la dissenteria, la perdita di tanti, troppi camerati perché le giovani nazioni come l’Italia hanno il diritto di ribellarsi al gioco dei vecchi potentati europei, a quello inglese in primis. Perché la dignità di popolo che sa valorizzare le proprie tradizioni, il proprio lavoro e il proprio sangue l’abbiamo raggiunta a caro prezzo sulle trincee del Carso e nell’attività legislativa e politica degli ultimi vent’anni. Riuscendo, dopo secoli di vessazioni a riprenderci la dignità nazionale che l’esser considerati espressione geografica ci aveva tolto.

Aurelio_Zamboni

Perché ora, io, misero contadino siciliano ho della terra mia da difendere e non più quella del padrone, perché zio Turiddù è potuto tornare dall’America a casa sua, perché papà non deve più piegare la testa davanti alle solite, pardon, minchie pallide. Aspettiamo pazienti, con il dito sul grilletto, perdendo il sonno al chiaro di luna. Centelliniamo tutto il materiale possibile, teniamo da parte le bottiglie di vetro per farne bombe incendiare da usare contro i radiatori dei carri nemici, accantoniamo le poche mine anticarro in più per usarle individualmente contro quei mostri d’acciaio, da portare a mano fin sotto i cingoli. E’ la guerra del sangue contro l’oro. E’ una sporca faccenda ma bisogna pur sbrigarla.

Nei radiatori dei camion ci pisciamo, e anche nelle borracce a volte… è vero ci ho pensato a darmi prigioniero, ma mai nei momenti di pericolo, sempre nelle lunghe pause, l’attesa ti divora, gioca con la tua mente, i tuoi sentimenti e li confonde, li indebolisce. Solo Dio sa quanta forza ci vuole per restare qui a fare il proprio dovere, ci si consola con la posta da casa, con qualche lusso rubato agli inglesi in uno scontro fortunato tra pattuglie, con l’arrivo di qualche camion della sussistenza. Insomma non c’è di certo da stare allegri, e come se non bastasse proprio ieri ho sentito il capitano parlare con il tenente di un possibile sbarco americano alle nostre spalle, spero che si sbagli anche se è difficile che il capitano prenda un granchio.

el-alamein

Nel frattempo si cerca di ingannare il tempo pulendo il fucile dalla sabbia, finissima, quasi inconsistente, controllando i settori minati davanti la linea, riparando i pochi mezzi della compagnia. Si spera nell’alleato, più fornito, più serio, più militare di noi mangiaspaghetti, anche se pure loro non se la passano tanto bene in questo periodo. Rommel è tornato in Germania per curarsi i nervi e il loro stato maggiore è in preda a una strana lotta intestina.

E’ assurdo ma tutto quello che ha reso deboli i nostri avversari sta accadendo a noi e dire che eravamo così vicini alle piramidi. Se l’Inghilterra perde l’Egitto e i pozzi di petrolio del medio oriente deve chiedere l’armistizio, rimanessero anche nella loro piovosa isola, non avranno più l’impero che gli permette di spadroneggiare nel mondo e a quel punto dovranno piegare la loro altezzosa testa. Sarebbe bello raddrizzare torti secolari, equiparare la ricchezza e fare del lavoro il perno centrale dell’economia, sono qui anche per questo, solo non se ne può più di aspettare.

Pausa_nei_combattimenti_1

Quasi quasi scrivo a casa, è più di una settimana che non do loro mie notizie:

23/10/’942

 

 

Cara Mamma, caro padre

qui tutto bene, la situazione e calma e non corro grandi pericoli, sono nelle retrovie e aspetto di essere assegnato a nuovo incarico. Il rancio è arrivato un po’ più tardi del solito, sono quasi le dieci di sera e ho appena finito di mangiare…