Che la penna ferisse più della spada, ce lo dissero le Antiche Scritture. Eppure questi due strumenti sembrano così intimamente congiunti. Come se l’uno fosse il prolungamento dell’altro, nella maniera in cui la spada guarisse, dove la penna avesse ferito, o meglio ingiuriato. Tuttavia sembrerà paradossale ma fu proprio questa dicotomia – penna e spada – a dare i natali alla prima esperienza associativa della Stampa Italiana. Era l’agosto del 1877, quando a soli sette anni dalla breccia di Porta Pia e dalla proclamazione di Roma capitale, un manipolo di giornalisti sentì il bisogno di fondare un’istituzione in grado di svolgere un ruolo conciliativo, a fronte delle numerose controversie di penna. Fu così che venne istituita l’Associazione della Stampa periodica Italiana. Un organo tra i cui scopi  – oltre a quello di fare in modo che le polemiche di carattere giornalistico non eccedessero i canoni della deontologia professionale – vi era anche quello di scoraggiare l’uso del duello come mezzo di risoluzione degli alterchi editoriali.

Tipica espressione del codice d’onore delle classi medio-alte ottocentesche, il duello al singolar tenzone era ancora ampiamente diffuso all’interno del mondo giornalistico nazionale. Escludendo, infatti, la categoria dei militari, il mestiere più coinvolto tra le brighe di spada era proprio il giornalista, con una diffusione piuttosto omogenea su tutto il territorio nazionale. Si contavano, infatti, all’incirca 45 giornalisti-duellanti all’anno, su un totale di 186. A rigor del vero, i duelli non si risolvevano quasi mai con epiloghi cruenti, terminando quasi sempre con una “sottile e superficiale riga sull’avambraccio”. Ad esempio, il duello tra il giornalista Ernesto Mazzabotta ed il parlamentare Filandro Colacito, fu apostrofato da Emilio Faelli come un colossale “sterminio di carciofi”, essendosi svolto in un orto e con lo scarso desiderio dei duellanti di procurarsi seri danni.

Non è un caso che l’occasione per la fondazione dell’Associazione della Stampa Periodica italiana fu fornita da una controversia d’onore, che pose l’uno di fronte all’altro il giornalista Fedele Albanese e Augusto Pierantoni, docente universitario ed allora genero del ministro guardasigilli Pasquale Stanislao Mancini. La vicenda vide la luce nel Gennaio 1877, periodo in cui l’allora ministro del governo Depretis propose un disegno di legge sui presunti “abusi del clero”, che fu in prima istanza approvato alla Camera, tuttavia successivamente respinto al Senato. L’episodio fece insorgere la penna di Albanese, il quale dalle pagine del Fanfulla – quotidiano della destra storica – aveva ironizzato in termini canzonatori nei confronti dell’onorevole Pierantoni. Di tutta risposta, Pierantoni si sbilanciò in uno slancio futurista, schiaffeggiando pubblicamente il giornalista del Fanfulla. Una controversia dalla quale nacque l’ennesima sfida al duello. Lo scontro alla sciabola si svolse il giorno seguente. Ad avere la peggio, però, fu il malcapitato giornalista del Fanfulla, procurandosi una ferita piuttosto profonda sull’avambraccio.

Il caso non fu certamente il primo e, di certo, non sarebbe stato nemmeno l’ultimo. Pertanto la situazione indusse i giornalisti romani ad operarsi per arginare il dilagare dei duelli. Sicché da un’idea del futuro fondatore de Il Messaggero, Luigi Cesana, si istituì un Collegio al quale rimandare le controversie, senza passare per il ferro della spada.  Ed è proprio attorno a questa vicenda che si possono rintracciare i natali delle odierne organizzazioni. Dei natali intrisi nell’onore della spada e nel sangue dell’inchiostro.