di Sara Filippi

Non si governa l’Italia alzandosi alle 11 di mattino!“. Secondo alcuni pettegolezzi di palazzo, questa frase sarebbe stata tuonata da Bettino Craxi, allora premier, durante una seduta del Consiglio dei ministri.  All’epoca più di qualche indisciplinato tiratardi sedeva fra i banchi del Governo e, fra questi, spiccava imponente l’onorevole Gianni De Michelis, ministro durante il giorno ma di notte intrepido ballerino. Capelli lunghi e ventre oltremodo prosperoso, Gianni De Michelis negli anni ’80 divenne un’icona pop per le sue prodezze nel nightclubbing. Da uomo divorziato e single, fu assiduo frequentatore e grande estimatore del mondo delle discoteche, affascinato in modo irrimediabile dalle novità che in quegli anni rivoluzionarono l’idea di vita notturna. Classe 1940, veneziano, è stato deputato del Partito Socialista Italiano (PSI) e professore universitario presso la Ca’ Foscari di Venezia. Dal 1980 fino al suo coinvolgimento negli scandali di Tangentopoli, ha ricoperto ininterrottamente incarichi di governo, come ministro e anche, per un biennio, come Vicepresidente del Consiglio.  Tuttavia, quando si parla di Gianni De Michelis, la sua pluridecennale carriera ministeriale non viene quasi mai presa in considerazione, oscurata dai racconti delle sue notti brave. Balli sfrenati, baci appassionati, flirt con donne giovani e belle, fiumi di Champagne. Tutto alla luce del sole. O, per meglio dire, sotto i fari della pista.

Ogni sera era infatti possibile incontrare Gianni De Michelis nei locali cult della Roma di quell’epoca, come  il “Bella Blu” e “Il Tartarughino”. Se non era in pista, sedeva sempre al suo tavolo , circondato dal suo harem  e da costose bottiglie, impegnato nella contesa dello scettro di “Re” della vita notturna romana contro il collega Renato Altissimo, allora Ministro dell’Industria. Una sfida all’ultimo drink fra duellanti estremamente agguerriti. De Michelis era – ed è tutt’ora – profondamente orgoglioso della riuscita della sue serate. A questo proposito rivendica, con una certa fierezza, come le sue feste fossero migliori di quelle organizzate da Paolo Cirillo Pomicino, esponente della Democrazia Cristiana, collega al Consiglio dei ministri – altrettanto celebre per i trascorsi notturni. Certamente in Gianni De Michelis vi era la volontà provocatoria di sfidare l’immagine di uomo politico dei benpensanti, tuttavia la sua passione per il ballo era sincera. Era solito spiegare, con grande semplicità, che per lui ballare era l’unico modo per rilassarsi e sentirsi completamente libero. Quando calava la notte e scendeva a scatenarsi in pista, riusciva  a dimenticare lo stress e ad esprimere la sua fame di vita, lanciandosi alla conquista delle donne che gli piacevano e cantando e ondeggiando in mezzo alla folla. Come un qualsiasi altro cittadino. Era, infatti, sua ferma convinzione che gli incarichi istituzionali non dovessero limitare lo spazio di vita privata dei politici.

Frutto editoriale dell’esperienza acquisita nell’ambito, è stato il suo best seller Dove andiamo a ballare questa sera? Guida a 250 discoteche italiane, edito da Mondadori nel 1988 . Una sorta di Guida Michelin, con tanto di punteggi, dei migliori locali sperimentati in Italia ma anche all’estero. Il libro venne presentato, rigorosamente con una grande festa, al “Bandiera Gialla” di Rimini, un dancing all’aperto capace di contenere migliaia di persone. Presenti, fra i vari, il disc-jockey e deputato socialista Gerry Scotti (sì, quello della pubblicità) e un giovane Vittorio Sgarbi. Gli annali annoverano che la mattina dopo De Michelis si presentò puntuale, a Roma, per la riunione del Consiglio dei ministri. Nel 1992 Gianni de Michelis venne travolto, come tutti i dirigenti del suo partito, dalle indagini dei magistrati di “Mani pulite”. E fu proprio in seguito a Tangentopoli che venne definito, dal giornalista Enzo Biagi, “un avanzo di balera”. Pur davanti agli scandali, alcuni personaggi riescono tuttavia a strappare un sorriso agrodolce.