Una nascita talvolta può essere profetica o alquanto significativa. Come venire al mondo a bordo del “Wanda”, nell’Atlantico, al largo di Amherst in Nova Scotia, il 12 novembre del 1882. Questa natura ibrida, di confine, di outsider caratterizzò la vita di Wyndham Lewis sin dalla nascita, destinato all’età di undici anni ad approdare in Inghilterra con cittadinanza canadese e a rinnovare la letteratura anglosassone. Il padre, marinaio di spirito bellico, guerriero, dongiovanni, solcato da una profonda vena letteraria abbandonò nell’anno 1900 il piccolo Wyndham e la moglie Anne Stuart per l’amore di una cameriera, destinando così i due sfortunati a cercare miglior sorte nei sobborghi londinesi. Dopo essersi diplomato alla Slade School of Art ed aver frequentato assiduamente il British Museum, Wyndham rifiutò di iscriversi all’università e valicò il canale alla scoperta dell’Europa. Spagna, Germania (frequenta l’ Akademie Heymann), Belgio e finalmente Parigi, dove seguì Bergson e le sue teorie – che poi “maledirà” in Blast -. Sono gli anni della bohème e dei post-impressionisti. Conobbe Apollinaire e Modigliani, partecipò alle mostre di Picasso – nel periodo di transizione tra quello blu e quello rosa -, lesse Nietzsche avidamente ottenendo come conseguenza la rimozione dei residui di estetismo alla Wilde in lui ancora presenti. Si impregnò del pensiero politico di Sorel e Maurras e partecipò a piccole mostre collettive, soprattutto caricaturali. Nel 1908, costretto dalla nascita accidentale di un figlio con una donna tedesca di nome Ida, tornò in patria.

Londra, “il deserto intellettuale della prima decade” del ‘900 secondo Eliot, risultò essere il terreno fertile per le stravolgenti idee di Lewis. Lavorò alla English Review dove pubblicò i primi racconti, alimentato dall’esperienza parigina. Ma il 1910 aprì l’Inghilterra alla stagione dei fermenti artistici di ogni genere, così profondi che Virginia Woolf individuò in quest’anno il momento in cui «the human character changed», identificandolo con l’arrivo in terra anglosassone delle avanguardie. Ma per il giovane Lewis il 1910 coincise con l’arrivo a Londra di colui che sarà il suo grande amico e “collega” per il resto dei suoi giorni, Ezra Pound. Reduci entrambi della fureur parigina, si trovarono ad affrontare un ambiente letterario ostile, dominato ancora da una moda estetizzante di fin de siècle e dalla prosa edoardiana. A condividere questo malessere “i quattro del 1914”: Pound, Eliot, Lewis e Joyce i quali, seppur aventi in comune lo stesso sentimento “di secolo”, non si risparmiarono alcuna critica (per Lewis i Cantos erano una frigida opera intellettuale così come l’ Ulysses di Joyce, “una grande natura morta”, entrambi eccellenti nella maestra tecnica, ma viventi del e nel passato). Ma nel 1911, il Vorticismo era già alle porte. Iniziò ad apparire il primo movimento cubista inglese, applaudito da Lewis. Tra il 1913 e il 1914 decorò una sala da pranzo utilizzando forme “non-rappresentazionali”. Tre componenti: espressionista, potente colorazione psicologica; futurista, frantumazione del soggetto e cubista, disegno astratto e formale.

Ed ecco il Vortice: un dinamismo contenuto in una struttura statica e bloccante, un’energia trattenuta, una forza intensa ma disciplinata (sul versante poetico Pound lavorava allo stesso modo, scagliandosi contro l’emotività effusa in favore della concretezza dell’immagine). Una sintesi, stando alle parole di Lewis, tra il dionisiaco e l’apollineo, tra il futurismo e il neoclassicismo, un’arte figlia di quella “gelida” di Paolo Uccello. La nuova bohème inglese capitanata dai “quattro” iniziò a riunirsi intorno al Camden Town Group, dal quale Lewis e i vorticisti  si staccarono dopo pochi mesi per fondare il Rebel Art Center. Intanto Marinetti, che dal 1910 cercava seguaci in Inghilterra, nel 1913 fu invitato a Londra a tenere una conferenza, e scambiando tale invito per un’adesione tout court, salutò i compagni vorticisti chiamandoli futuristi sull’Observer, provocando l’indignazione e l’energico rifiuto di Lewis & Co. Seppur gli atteggiamenti e i vocaboli futuristi entrarono a far parte degli scritti teorici e delle realizzazioni letterarie e pittoriche degli artisti inglesi, questi presero le distanze dal movimento italiano in nome di un nazionalismo “nordico” opposto a quello “meridionale” di Marinetti, dominato dalla “straordinaria adolescenza dei Latini”.

Il termine Vorticismo fu coniato dal poeta Ezra Pound, per il quale il vortice simboleggiava il confluire di energie nella mente, come «una città che trae forza dalla periferia». Sui due numeri della rivista Blast (giugno 1914 e luglio 1915) Pound e Lewis segnarono un momento rivoluzionario e unico nella letteratura e nelle arti inglesi, non seguito per altro da un movimento e da una produzione adeguati, a causa soprattutto dello scoppio della guerra. La rivista costituì un vero e proprio vortice centripeto che stimolò e accolse idee, giudizi e polemiche: si scagliarono contro tutto l’establishment culturale inglese che favoriva il sentimentalismo, lo snobismo e le mode passeggere; attaccarono gli scrittori e gli artisti di successo, i perbenisti, il romanticismo e la mollezza degli spiriti britannici. Si opposero duramente alla macchinolatria dei futuristi, connessa al caos e alla confusione dell’avanzato grado di industrializzazione, di cui rifiutarono la tendenza ad umanizzare la macchina e a meccanizzare l’uomo. Al contrario il Vorticismo cercò di disumanizzare l’uomo per rappresentare la profonda alienazione che caratterizzava il moderno, rendendo una realtà astratta, denaturalizzata, in un processo di riduzione a forme geometriche per cui gli automi rappresentati nei quadri riflettevano un ambiente meccanico e alienante.
Diverso dunque era il rapporto con la modernità nel suo complesso. La bruttezza, la volgarità e la follia del mondo dovevano essere una nuova fonte di ispirazione all’artista vorticista, distaccato e disgustato da tale spettacolo. Per questo motivo Lewis vide nell’Inghilterra, «the Siberia of the mind, the most favourable country for the appearance of a great art».
Lo scoppio della prima guerra mondiale causò lo scioglimento del gruppo vorticista, e dopo l’unica esposizione del movimento, Wyndham Lewis partì al fronte come luogotenente di artiglieria. Tornato dalla guerra fu dichiarato artista ufficiale di Canada e Gran Bretagna e pubblicò il suo primo romanzo, Tarr, considerato tra i capolavori del modernismo inglese. Continuò la sua opera di avanguardia pittorica e letteraria tra l’Inghilterra, il Canada e gli Stati Uniti fino al 1951, quando perse completamente la vista. Si spense nel 1957.

Oggi Wyndham Lewis in Italia è quasi del tutto sconosciuto, ostracizzato dalla cultura ufficiale, accusato di aver parodiato in alcune sue opere – Tarr e Le scimmie di Dio – le minoranze ebraiche ed omosessuali, meritandosi l’esclusione dal mondo dell’editoria italiana. Un Vortice di moralismo che forse lo avrebbe reso contento.