Quando il pastore norvegese Hans Egede, nel luglio del 1721, riuscì ad avvistare le coste frastagliate della Groenlandia occidentale, altri non era che l’ennesimo esploratore europeo, richiamato verso l’estremo nord dal sogno di portare la riforma luterana a quelle comunità “vichinghe” norvegesi che in secolare isolamento, dovevano essere rimaste cattoliche o ricadute nell’idolatria pagana. Al tempo del pastore Egede, erano passati più di settecento anni da quando i primi vichinghi, guidati da Erik il Rosso, attorno al 980, avevano fondato la nuova colonia, stabilendo il più estremo avamposto dell’Europa ad occidente. Allora le drakkar approdarono nel corso di un momento climatico caldo, favorevole. Così i biondi seguaci di Erik arsero le delicate foreste, sviluppatesi fin dal concludersi dell’Era Glaciale, ricavandone i pascoli necessari a coltivare il fieno, destinato a nutrire mucche e pecore, come accertano i sedimenti carbonosi, rilevati dagli archeologi grazie al carotaggio dei fondali lacustri. I vichinghi infatti portarono con se in Groenlandia gli stessi ritmi della civiltà agro-pastorale scandinava che nel corso dell’espansione atlantica si erano adattati positivamente agli ecosistemi dell’Islanda o delle Fær Øer.  

La Groenlandia aveva però un suolo molto fragile e una stagione vegetativa brevissima, presto si presentarono gravi problemi di erosione. Lo strato fertile del terreno, privato della copertura arborea e messo a nudo dal pascolo, si assottigliò sempre più, trasportato in mare dalle acque e dai venti freddi. Per prosperare gli scandinavi dovettero quindi adattarsi: rinunciarono all’allevamento dei maiali, colpevoli di rovinare il suolo grufolando e costruirono i loro consueti muretti di pietra, bassi e lunghi, utili a trattenere il terreno, sopra il quale poterono coltivare quasi esclusivamente fieno. In questo modo, la colonia riuscì a radicarsi attorno ai poli dei così detti Insediamento Orientale e Insediamento Occidentale, nome quest’ultimo che avrebbe tratto in inganno a lungo le spedizioni degli europei moderni, in quanto entrambi si trovavano in realtà sulla costa rivolta verso il Canada. Mancando un’agricoltura cerealicola, infine, la caccia assunse un’importanza fondamentale, rendendo le comunità assai dipendenti dai cicli demografici delle popolazioni di foca e caribù.

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Rotte vichinghe

Per il resto la società groenlandese fu assai simile a quella scandinava, comunitaria, conservatrice, gerarchica e incline alla violenza, per quanto presto i diversi clan dovettero scontrarsi soprattutto con armi di osso, in quanto non era possibile ottenere il ferro localmente. Quello dei collegamenti con l’Europa fu infatti un problema costante; per quanto i groenlandesi non fossero abbastanza lontani da evitare la conversione al cristianesimo e si impegnassero a seguire gli sviluppi culturali della Scandinavia, come mostrano ad esempio i mutamenti delle posture dei corpi nei sepolcri. Furono poi innalzate cattedrali di dimensioni spropositate a confronto della demografia locale e furono accolti sempre vescovi norvegesi che inviarono a Roma le decime per la crociata, vendendo zanne di tricheco e pelli di orso bianco, principali articoli di esportazione, ottenuti a costo di pericolose spedizioni nel nord dell’isola. Nel 1261 la Groenlandia accettò infine la sovranità del re di Norvegia, in cambio dell’impegno ad inviare almeno due navi ogni anno.

Specialmente dal Trecento, tuttavia, con l’inizio della piccola glaciazione del Medioevo, la navigazione settentrionale divenne pericolosa e la Groenlandia poteva rimanere isolata anche per lunghi anni, mentre il clima più rigido e l’erosione della terra fertile rendevano la sopravvivenza sempre più difficile. L’ultima nave regia approdò in Groenlandia attorno alla metà del XIV secolo, guidata dal prete Ivar Bardarson, messo del vescovo di Bergen. Al ritorno in Norvegia Ivar, oltre alla consueta lista di proprietà ecclesiastiche, riportò indietro anche una terribile notizia: l’Insediamento Occidentale era caduto nelle mani degli Skæling (miserabili) ovvero degli inuit o eschimesi. All’arrivo di Ivar i groenlandesi si erano organizzati per tentare la riconquista ma una volta sbarcati non trovarono nessuno “né cristiano né pagano“; le cronache non riferiscono altro. Così soltanto l’archeologia ha potuto fare luce sulla scomparsa di circa mille groenlandesi.

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Reperto archeologico vichingo

Lo strato archeologico più superficiale ha rivelato infatti come negli ultimi momenti soltanto le specie di mosca più resistenti al freddo disturbassero ancora le fattorie vichinghe. Si è dimostrata inquietante però soprattutto la quantità di scheletri bovini quasi pari al numero delle poste nelle stalle e resti dei vitelli, macellati poco dopo la nascita come anche i preziosi cani, vitali per la caccia del caribù e che gli scandinavi non mangiavano mai. L’Insediamento Occidentale si era spento a maggio, all’inizio della primavera groenlandese, tra l’esaurirsi del combustibile e delle scorte invernali, alla vigilia della migrazione delle foche che forse quell’anno giunsero in ritardo o che il perdurare dei ghiacci tenne troppo lontano dalla costa. Difficile valutare il ruolo degli inuit che potrebbero avere inferto il colpo di grazia, dato l’accenno delle cronache e il ritrovamento in un sito archeologico inuit, di alcuni frammenti delle campane della chiesa.

Ad Ivar e ai suoi uomini non rimase che dare sepoltura cristiana ai morti (nessun corpo è stato ritrovato) e riprendere il mare. Di seguito, si ricordano soltanto quattro navi private che riuscirono a raggiungere la Groenlandia, l’ultima levò l’ancora nel 1410. Quando il capitano Thorstein Olaffson tornò in Norvegia riferì quindi di avere sposato la fanciulla groenlandese Sigrid Bjornsdotter e della morte sul rogo di un certo Kolgrim, colpevole di avere sedotto per mezzo di stregoneria la moglie di un magistrato locale; non fece cenno a particolari pericoli in cui versasse l’Insediamento Orientale, pur destinato a sfumare tra le nevi iperboree.Soltanto nel 1723 quando gli inuit mostrarono al pastore Egede le rovine della cattedrale di Hvalsey,  raccontandogli di periodi di pace e di ostilità, intercorsi anticamente tra i loro popoli, questi si convinse che gli inuit non erano i discendenti dei vichinghi e che la ricerca del leggendario Insediamento Occidentale si era conclusa.