Il Sole picchia forte, lungo le calles, e nulla possono i timidi tendaggi dei pochi caffé aperti contro l’offensiva invincibile dei raggi estivi. Tra pigri ventilatori e stanchi ventagli, il giorno si consuma squagliandosi: Madrid suda, in questo afoso luglio del 1936. Chi può scappa verso il mare, gli altri si rifugiano lungo le sponde del Manzanarre cercando un po’ di refrigerio. Il caldo opprime, debilita, stanca. Le membra si flettono, il vigore perde slancio: pure fare la spessa diviene un’impresa, figurarsi partecipare ad un funerale in queste condizioni. D’altronde, chi è lo scriteriato che vuol morire con 35 gradi all’ombra?

Eppure, il 14 luglio del 1936 ben due cortei funebri attraversano il dedalo bollente della capitale, entrambe dirette verso il Cimitero dell’Est. Un feretro, avvolto in un drappo rosso sangue, è seguito da una lunga teoria di descamisados; l’altro, fasciato d’oro e coperto da un saio cappuccino è accompagnato da una lugubre processione di penitenti in saio nero, avanguardia di un nutrito corteo di hidalgos e grandi borghesi, affannati e smorti entro i loro completi di velluto da lutto. I primi accompagnano nell’ultimo viaggio terreno Jose del Castillo, tenente della polizia repubblicana, freddato sulla soglia di casa da sconosciuti due giorni prima. Il motivo dell’agguato? L’assassinio del marchese Juan de Heredia, intimo di Jose Antonio Primo de Rivera, un novello Mussolini iberico, operato dal tenente per chiari motivi politici. Non è un caso isolato: dal 1931, data della proclamazione della Seconda Repubblica Spagnola, il paese è lacerato dalle rivalità ideologiche ed economiche, dettate da cinque secoli di miserevole decadenza e totale abulia rispetto alle vicende d’Europa. Anarchici e socialcomunisti da un lato, conservatori, cattolici e nobili dall’altro; lo scontro latente non aspetta che una scintilla per divampare in tutto il suo mortale fragore.

L’enterriamento delle due bare degenera presto in una vera e propria guerriglia urbano-cimiteriale tra le due fazioni, decise a vendicare il proprio caduto. In breve, l’intera capitale è scossa da disordini e violenze: nessuno o quasi bada alle frammentate notizie provenienti dal Marocco Spagnolo, landa desolata e quasi dimenticata. I generali del Tercìo hanno deciso di rompere gli indugi, realizzando il Plano de Alzamiento Nacional: è guerra. Mentre  Siviglia,Pamplona, La Coruña, Cadice, Jerez de la Frontera, Cordova, Saragozza e Oviedo cadono subito sotto il controllo degli insorti, Barcellona e Madrid non cedono agli assalti dei “nazionalisti” e resistono. Quello che doveva essere un golpe  relativamente indolore e rapido diviene ben presto un conflitto civile violento e sanguinoso, lungo tre penosissimi anni. 270mila morti, intere città rase al suolo, persecuzioni feroci e atroci rappresaglie: il secolare sonno degli spagnoli si interrompe con un’eruzione di violenza e morte inaudita, triste presagio dell’enorme tempesta che di lì a poco insanguinerà l’Europa. La lotta fratricida diviene una palestra di riscaldamento per gli armamenti e i combattenti della guerra mondiale prossima ventura: l’Italia Imperiale e la Germania Nazionalsocialista intervengono ufficialmente per favorire la vittoria del caudillo Francisco Franco schierando le proprie forze contro le Brigate Internazionali aiutate da Urss, Francia ed Inghilterra. La distruzione scientifica di Guernica, eternata dall’opera di Picasso, è l’anticamera del Blitz e della guerra aerea; le stragi di civili e le esecuzioni sommarie sono la prima battuta della sinfonia mortale pronta a suonare nel Vecchio Continente. Tutto, o quasi, avviene in forma sperimentale tra il 1936 e il 1939 sulle rive iberiche del Mar Mediterraneo.

Le divisioni nel fronte repubblicano, indebolito dalla spietata lotta instaurata dai comunisti stalinisti agli anarco-socialisti, favoriranno il lento e faticoso trionfo delle armate franchiste nel 1939, culminato con la conquista di Madrid. Da allora, fino alla morte del caudillo, la Spagna ritornerà ai margini dell’Europa, oppressa da una dittatura reazionaria e retriva, cui unico merito sarà la neutralità nel secondo conflitto mondiale. Magra consolazione, per un simile popolo.