di Massimiliano Vino

In Scozia si pratica uno dei più antichi campionati di calcio esistenti al mondo, e le partite si giocano ad un livello fisico impensabile in Italia o in Spagna. I match della Premier League scozzese sono a tratti spettacolari, dato che le interruzioni sono molto poche. I contrasti sono molto duri, ma i calciatori coinvolti spesso tornano in piedi, senza dire una parola, a meno che non sia l’arbitro stesso a fermare il gioco: nessuno, insomma, si mette le mani sulla faccia, rotolandosi per terra, quando viene appena sfiorato dall’avversario, come avviene in Italia. Inoltre gli stipendi medi dei calciatori in Scozia sono molto più bassi rispetto alla media italiana; ciò è dovuto in parte al minore fascino che esercita questo campionato sui fuoriclasse mondiali.
Le due sole squadre scozzesi ad aver ottenuto risultati prestigiosi a livello continentale sono i Rangers, attualmente in First Division (equivalente alla Serie B italiana), e i Celtic. Entrambe le squadre sono originarie nella città di Glasgow, una delle principali città scozzesi, e il loro derby, detto Old Firm, rappresenta probabilmente una delle sfide più interessanti d’Europa. In questa partita infatti si concentrano lo spirito e la mentalità dell’intero popolo scozzese, in due delle sue diverse sfaccettature.
Il Celtic, nato per iniziativa di immigrati irlandesi giunti a Glasgow nella seconda metà dell’ 800, è la squadra cattolica della Scozia. Grazie a queste radici il Celtic racchiude in sé l’orgoglio di un popolo, quello irlandese, sfruttato ed umiliato per secoli dalla corona inglese, fino alla sua indipendenza dopo la Prima Guerra Mondiale. Trapiantato in terra scozzese, il sogno (divenuto realtà) di un’Irlanda indipendente si è tramutato nella crescente insofferenza di un altro pezzo del Regno Unito, la Scozia, nei confronti del secolare dominio inglese: un’insofferenza culminante nel referendum dello scorso 18 settembre.
A questa parte di Glasgow, indipendentista e anti-inglese, fa fronte la componente unionista e protestante, rappresentata dai Rangers. I Rangers presero il nome da una nota squadra di rugby inglese e i loro colori, il blu, il bianco e il rosso, rappresentano un chiaro richiamo all’Union Jack, che si oppone al verde chiaro del quadrifoglio, simbolo del Celtic e dell’Irlanda.

Il contesto e le origini, in qualche modo collegate, dei due club ha reso, in oltre un secolo di derby, l’appartenenza ad una delle due compagini come un segno distintivo tra i singoli abitanti della Scozia.
In un’epoca in cui le bandiere sono una rarità e si passa troppo facilmente da una squadra alla sua diretta rivale, se questa è in grado di offrire uno stipendio più alto, l’Old Firm rappresenta una delle poche eccezioni in questo senso. Ma non bisogna soffermarsi a questo aspetto.
La storia parla chiaro e, almeno per i Celtic e i Rangers, è impossibile parlare di semplice rivalità calcistica. Un esempio lampante è dato dal fatto che l’appartenenza ad una delle due religioni della Scozia, il cattolicesimo o il protestantesimo, sancisce l’appartenenza ad una delle due realtà, rispettivamente ai Celtic o ai Rangers.

L’Old Firm si rivela così una lotta costante e feroce all’imperialismo e alla supremazia dell’Inghilterra sui popoli delle isole britanniche. Un imperialismo simboleggiato prepotentemente dai Rangers, vera squadra di regime, per quanto riguarda il governo britannico sulla Scozia. Un onere pesante, che ha reso i Rangers uno dei club più “odiati” della Scozia. Basti ricordare che il 13 luglio 2012, a seguito del fallimento e della creazione di una nuova società dei Rangers, al momento di decidere se far ripartire il club direttamente dalla First Division, 25 club provenienti da tutte e quattro le divisioni maggiori votarono per il “No”, contro soli 5 favorevoli. Relegando così il club in Third Division, consegnando il “dominio” della Scozia proprio ai cattolici del Celtic