Quando si parla di talenti brasiliani è facile pensare ai prodigi calcistici che questo paese continua ad esportare in tutto il mondo, eppure stavolta il Brasile non viene citato per le reti di qualche grande centravanti, ma per uno che aveva la velocità nei piedi, invece che nell’anima. Ayrton Senna, classe 1960, orgoglio dei nostri nonni, idolo incondizionato dei nostri padri e mito degno di un poema epico per chi è nato troppo tardi per guardarlo in diretta. Dopo 21 anni dalla sua scomparsa il ricordo della leggenda della Formula 1 rimane ancora impresso nelle menti di milioni di appassionati, quando bastava un semplice battito di ciglia per perderselo mentre sfrecciava esuberante sulla sua monoposto. A quattro anni guida il kart costruitogli dal padre nei circuiti di San Paolo, fino ad arrivare su piste di gran lunga più blasonate, affiancato da chi sedeva su una monoposto da più tempo di lui, nel 1984 con la scuderia Toleman che lo tenne sotto la propria ala sin da novellino. Sembra che non abbia fatto nient’altro nella sua vita, se non correre e regalare delle gioie immense al suo paese. 3 campionati mondiali, 65 pole position e 89 podi in 161 gare riuscirono a regalare al Brasile immensi sorrisi, in un tempo in cui era uno dei paesi più poveri del mondo. Riservato e introverso, era soprattutto maniacale. Il suo sedile doveva essere completamente imbottito a causa dei suoi frequenti mal di schiena (passava circa due ore a prepararlo), la seduta doveva essere molto bassa, gli specchietti perfettamente allineati e il volante, anche questo abbassato e dal diametro molto piccolo. Era un maniaco del controllo, la preparazione della macchina doveva essere effettuata sotto la sua supervisione, neanche le cinture di sicurezza si faceva allacciare dal meccanico, era in gradi di farlo lui, stringerle fino al punto di diventare un tutt’uno con l’autovettura. Non per questo non si fidava della sua squadra, anzi era un pilata carismatico. E forse era questo a conferire un certo fascino alla sua personalità.

Mago in ogni sua prestazione, era appunto soprannominato Magic dai suoi sostenitori. Si racconta che anche i ferraristi più sfegatati lo avessero iniziato a chiamare così, quando Ayrton conquistava giri veloci, pole position e il cavallino rampante non poteva far altro che mangiare la polvere e imparare dalle sue performance. Quattro anni dopo il suo esordio, la McLaren fu catturata dal suo strepitoso talento e decise di affidargli una monoposto motorizzata Honda. La sua avventura nella scuderia inglese sarà segnata dalla rivalità mozzafiato che affiancò il suo nome a quello di Alain Prost, veterano della McLaren e già duplice campione. La loro rivalità, caratterizzata il più delle volte da aggressività e dalla capacità inimitabile di Senna di mettere i bastoni tra le ruote all’avversario, crea una splendida cornice intorno alla carriera del campione brasiliano, che non si arrenderà mai alla coda della monoposto del francese. Il loro binomio è stato il filo conduttore della Formula 1 degli anni 90, una lotta all’ultimo giro segnata non solo dalla determinazione di ognuno ma anche da un profondo rispetto e una grande stima che serbavano entrambi. Rimane nella storia il GP d’Australia del ’93, quando Senna chiamò il suo leggendario rivale a salire con lui sul gradino più alto del podio. Una chiusura ammirevole, da parte di un pilota, ma prima di tutto un uomo ammirevole non solo per i suoi successi sportivi. Legato all’ideale della famiglia, Senna aveva sempre avuto un occhio di riguardo per la sorella, amica e compagna del viaggio che solo chi crede in Dio riesce a vivere. Più e più volte, Senna ha dichiarato di parlare con il signore quando era seduto nella quattro ruote, sballottato a destra e sinistra mentre cercava di arrivare al suo prossimo traguardo. Forse fu proprio la fede a spingerlo a correre la sua ultima gara a bordo della FW16 della Williams-Renault sul circuito di Imola, nonostante il giorno prima un altro pilota, Roland Ratzenberger, avesse perso la vita nello stesso circuito. Nonostante ciò che si possa pensare, il vero talento di Ayrton Senna non era la velocità, ma la concentrazione. Lo dichiarò il suo migliore amico e compagno di pista Gerhard Berger. Noi potremmo aggiungere che lo erano anche una grande determinazione e coraggio.