Nel giorno in cui Francesco Totti continua a stupire il mondo, con un siluro di esterno destro stampato sotto l’incrocio dei pali a Marassi contro il Genoa, facendo crollare definitivamente la storiella del “giocatore finito”, un altro romano e romanista, Claudio Ranieri, si toglie una delle soddisfazioni più incredibili della storia del calcio: vincere il campionato inglese (non proprio il più facile) con il Leicester City, squadra che, ad inizio stagione, aveva come obiettivo quello di salvarsi. Ieri la vittoria, con due turni di anticipo, è arrivata indirettamente, grazie al pareggio del Tottenham contro il Chelsea a Stamford Bridge, ma è frutto di una stagione straordinaria, che può essere parzialmente compresa attraverso le parole del tecnico, in una recente intervista: «Mi ricordo il primo incontro col presidente quando sono arrivato quest’estate. Si è seduto con me e ha detto: “Claudio, questo è un anno importante per il club. È importante per noi rimanere in Premier League, dobbiamo salvarci”. La mia risposta fu, “Ok. Lavoreremo duramente e proveremo a farcela”. Quaranta punti. Questo era l’obiettivo. Tornando indietro, non avrei mai immaginato che il 4 aprile avrei aperto il giornale e visto il Leicester primo in classifica con 69 punti. L’anno scorso, nello stesso giorno, il club era in fondo alla classifica. Incredibile».

Del resto, come Totti, Ranieri era considerato da tutti un professionista finito. Ad inizio stagione, i bookmakers inglesi lo davano come primo esonerato dell’anno. Dopo il fallimento alla guida della nazionale greca, il Leicester sembrava l’ultima spiaggia per una carriera caratterizzata da diversi trofei nazionali e internazionali (con Fiorentina e Valencia), ma anche da tantissime critiche e scottanti delusioni. La più recente (2009-2010) quella nella sua amata Roma, quando, dopo una rimonta incredibile nei confronti dell’Inter (di Mourinho e del Triplete), si vide soffiare il tricolore, perdendo contro la Sampdoria del duo Cassano-Pazzini. Ranieri è stato sempre un allenatore serio, capace di professare calma e contemporaneamente di trasmettere grinta ai propri giocatori, in grado di rialzarsi dopo aver incassato i pugni degli avversari, che spesso si è ritrovato in casa. Come alla Juventus, appena tornata in Serie A, dove fu esonerato a due giornate dalla fine, dopo averla condotta al secondo posto. O al primo Chelsea di Abramovich, portato sino alla semifinale di Champions, dove venne sostituito dallo Special One, con il quale avrà tanti duelli verbali a distanza, in Inghilterra ed in Italia.

Anche Mourinho, però, quest’anno ha fatto un passo indietro, dichiarando di aver avuto sempre rispetto per “l’uomo” Ranieri. Del resto tutti, tra cui le stesse persone che hanno sempre criticato l’operato del tecnico romano, sono voluti salire sul carro dei vincitori. Dal canto suo, Ranieri, che proprio ieri ha ammesso di essere lo stesso uomo mandato via dalla Grecia, sapeva che un giorno avrebbe vinto un campionato nazionale. Sicuramente, non avrebbe immaginato di conquistarlo a Leicester, con un budget da medio-bassa classifica e con una squadra di undici titolarissimi (quasi tutti sconosciuti ad inizio stagione) e tre o quattro riserve all’altezza. Le parate del figlio d’arte Schmeichel, la grinta del capitano Morgan, l’infinito dinamismo di Kanté, la classe dell’algerino Mahrez, i gol pesantissimi da subentrato di Ulloa sono tutti tasselli fondamentali per il percorso trionfale delle Foxes. Ma ce n’è uno che, probabilmente, riassume meglio di ogni altra cosa, lo spirito di questo gruppo: Jamie Vardy. Classe ’87, nativo di Sheffield, Vardy è passato dall’essere un giocatore di periferia, ad uno dei capocannonieri della Premier nel giro di pochissimi anni, prima dei quali lavorava come metalmeccanico presso una fabbrica della sua città. Ranieri lo considera un “cavallo fantastico”, perché oltre all’incredibile fiuto del gol, è sempre il primo a difendere, pressando strenuamente i difensori avversari. Vardy racchiude in se stesso le caratteristiche della squadra: corsa, spirito di sacrificio, ma anche lucidità e pragmatismo (tantissime sono state le vittorie con una sola rete di scarto durante la stagione). Un gruppo umile, tenuto unito attraverso piccoli stratagemmi: dalla pizza comunitaria, alla celebre campanella immaginaria usata durante gli allenamenti divenuta un vero e proprio tormentone, a seguito delle dichiarazioni dopo la partita stravinta contro lo Swansea: «dilly-ding, dilly-dong, we are in Champions League».

Le volpi con la loro impresa disintegrano le presunte verità del calcio moderno, troppo spesso considerato unicamente un affare di soldi, gestito da imprese e destinato a far vincere il migliore investitore: «Penso – afferma Ranieri – che la nostra storia è importante per tutti i tifosi di calcio del mondo. Dà speranza a tutti i giovani giocatori là fuori che si sono sentiti dire di non essere abbastanza bravi». Ranieri e i suoi ricordano a tutto il mondo che i trofei si vincono in campo e non con il calciomercato, dando vigore a quei club che, attraverso una mirata programmazione, ogni anno sorprendono i rispettivi paesi (si pensi al Sassuolo). Certamente, loro sono andati molto al di là di una semplice sorpresa. Per questo, le domande riguardo il futuro sono moltissime, anche se è già certa la conferma del tecnico romano: i campioni rimarranno? La società investirà? Riusciranno a reggere il confronto con le grandi di Europa? E con il Chelsea di Conte e il City di Guardiola? Per il momento, a Leicester, tifosi provenienti da ogni parte del mondo continuano a festeggiare la storica vittoria, trasformando una città industriale delle Midlands Orientali, in una patria ideale per tutti gli amanti del calcio. Il futuro può aspettare, le Foxes si godono il presente, a suon di dilly-ding, dilly-dong.