E’ il sangue contro l’oro. E’ la favola di una città arcigna, mai doma, presa in giro da potenti e potentati. Eppure vincente. E’ il trionfo di quelli etichettati come caciottari, trattoristi, di quelli de “ lo venticello de Frusinone” di Christian De Sica, quelli di una vecchia pubblicità della Tim in cui si diceva: “Che ne capisce lei dello stile americano. E’ una ciociara”, quelli che in molti, troppi, ritengono rozzi, insensibili, bucolici e privi di ogni spirito di cittadinanza. Quelli che Lotito non voleva in serie A perchè nessuno avrebbe comprato i diritti televisivi. Per fortuna nello sport non c’è ancora il booking team, come nel wrestling americano, dove si decide prima chi deve vincere anche in base al merchandising e ai ricavi. Non c’è storytelling o narrazione conveniente che tenga, nello sport, ancora oggi, il sudore paga.

Paga il calcio comunitario, ancora. E pagano i sacrifici e gli sforzi di un popolo che ha abbandonato per un po’ i campanilismi di provincia e ha reso un inferno lo stadio Matusa per spingere dentro la massima serie i suoi beneamini. Uno stadio in cui ancora si respira l’umanità vera, quella passionale, fatta di brividi, insicurezze, sfottò, preghiere e bestemmie. Senza troppa capienza e comodità, forse, per i parametri della nobiltà calcistica italiana ma denso di sogni, di frustrazioni per una terra spesso oltraggiata e dimenticata, una bolgia.

E’ una realtà in cui i calciatori li incontri sui marciapiedi della cittadina, con famiglia al seguito a prendersi un gelato. E’ un posto dove i tifosi possono rimproverare un giocatore se lo trovano visibilmente ubriaco la sera prima di una partita in qualche locale notturno. E’ il calcio di provincia, strapaesano, strapartecipato, silenzioso mediaticamente perchè inosservato e boicottato ma invadente nei sentimenti e nelle passioni. Dove tutti, tifosi e calciatori, ancora si emozionano se una telecamera li va a cercare, dove le partite si guardano ancora dai palazzi circostanti lo stadio, dove non si è troppo abituati al palcoscenico, alle serate di gala, al doversi far desiderare in quanto vips. E’ il calcio vero, quello attorno al quale gravita l’Italia delle tradizioni, è quel tipo calcio che manda a quel paese Lotito con magliette eloquenti presenti in curva. Lotito per dire la convenienza economica, di chi vorrebbe che i soldi guidassero la storia. E invece la storia, in alcune parti e per alcuni versi, si guida da sè. In tanti, ora, sentiranno finalmente che bel venticello tira a Frosinone.