di Andrea Lambertucci

Dal 17 dicembre 2015 al 3 gennaio 2016 si è svolta a Londra, nella splendida cornice dell’Alexandra Palace, la ventitreesima edizione del World Darts Championship, che ha visto trionfare per il secondo anno consecutivo lo scozzese Gary Anderson, il quale ha sconfitto in una finale tiratissima Adrian Lewis, a sua volta campione del mondo nel 2011 e nel 2012.

Il Mondiale di Freccette 2016, però, ci ha dimostrato soprattutto come anche una manifestazione sportiva “minore”, ricollegabile ad uno sport di nicchia come le freccette, riesca ad incuriosire ed entusiasmare gli appassionati di sport. Sky Sport e Fox Sports hanno infatti centrato una scommessa ambiziosa, ottenendo un risultato clamoroso ed inaspettato: sono riusciti a portare le freccette in Italia, in prima serata, risultando una delle produzioni televisive più seguite nel periodo natalizio e, in più, la trasmissione più attiva sui social network.

Infatti, il successo mediatico del World Darts Championship passa attraverso i nuovi media e la capacità degli organizzatori di sfruttare in pieno le potenzialità di piattaforme come Twitter o Facebook. E non solo. Analizzando più approfonditamente lo “show”, possiamo denotare alcuni elementi che, per quanto affascinanti, sono comunque ripresi da sport con una lunga tradizione. Ad esempio, i competitor vengono presentati con schede tecniche e statistiche come si fa nel circuito ATP del Tennis, con lunghissimi studi pre-partita. Inoltre, i concorrenti hanno anche caratteristici nickname (come Jackpot, The Artist o The Flying Scotsman) e fanno il loro ingresso con una propria musica e movimenti coreografici personalizzati, come viene fatto nella boxe o nel wrestling (disciplina non-agonistica che punta prettamente alla spettacolarità dell’azione, allo “show”).

Quindi, potremmo facilmente assumere che, nell’era dei social network, ogni fonte di spettacolo può innalzarsi e cercare di giungere all’Olimpo degli sport. Il bilancio della manifestazione, come detto, è stato inaspettatamente positivo nel nostro paese, mentre ha confermato (in America e Regno Unito) il trend che porta, progressivamente, all’aumento della cerchia di appassionati delle freccette che, ogni anno, si ritrovano per sostenere i propri idoli di fronte ad un boccale di birra.

Infatti, il più grande elemento di curiosità ed interesse legato a questo sport è proprio il suo background culturale, che lo lega indissolubilmente ai pub dei paesi anglofoni. Nonché la quantità di sponsor e investitori che girano intorno alla PDC, la massima organizzazione mondiale dei Darts: un World Championship sponsorizzato dal “re delle scommesse” britannico William Hill, e Grand Prix finanziati da bookmaker di ogni genere. Per non parlare, poi, della mole disumana di fornitori che si rincorrono alle spalle dei giocatori e, infine, le opportunità di merchandising che questa forte caratterizzazione dei personaggi potrebbe portare nel prossimo futuro.

Nel frattempo, però, la PDC (Professional Darts Corporation) si gode questo gioiellino mediatico che è riuscita a creare in poco più di vent’anni, da quando, nel 1992, si è distaccata dall’organizzazione BDO (British Darts Organisation) per cercare di ampliare gli orizzonti di uno sport che, fino ad allora, aveva la reputazione solo di un mero fenomeno regionale. La PDC, però, è riuscita nella sua “mission”, portando le freccette alla ribalta in tutto il mondo. Un fenomeno sportivo mediatico e moderno; un fenomeno di un mondo che strizza l’occhiolino allo spettacolo e molto meno all’agonismo degli sport tradizionali.