19 Dicembre 1999. Allo stadio San Nicola di Bari scendono in campo due squadre: l’Inter di Marcello Lippi, in lizza per i primi posti, e il Bari di Eugenio Fascetti, in lotta per non retrocedere. Sulla carta non c’è partita. I nerazzurri possono contare su campioni del calibro di Blanc, Vieri e l’onnipresente capitan Zanetti. Il Bari invece, privo degli attaccanti titolari Osmanovski e Masinga, è costretto a schierare dal primo minuto due baby della primavera: Antonio Cassano e Hugo Enyinnaya, centravanti nigeriano proveniente dai belgi del Molenbeek. A sorpresa i biancorossi passano in vantaggio proprio con Enyinnaya, autore di un eurogol. Verso la fine del primo tempo però, l’inter pareggia con una rete del solito Christian Vieri e si va al riposo in parità.

Per 40′ i nerazzurri continuano ad attaccare ma a pochi giri d’orologio dalla fine accade l’impensabile. Simone Perrotta – futuro eroe di Berlino nel 2006 – recupera un pallone a centrocampo e lancia il giovane Cassano sulla sinistra. Tutti si aspettano un controllo facile e una corsa lenta fino alla bandierina per guadagnare secondi, ma il barese stupisce la platea e compie una giocata spettacolare: dopo aver stoppato la palla di tacco, salta agevolmente due mastini come Blanc e Panucci e trafigge Peruzzi con un piattone. La folla è in visibilio. Cassano, incredulo, corre prima verso la Curva del Bari, poi verso la panchina, salvo infine cadere a terra stremato e travolto dai compagni. Solo uno come lui poteva realizzare un gol del genere, solo Antonio Cassano. Perché lui è un impulsivo, uno che quando pensa di fare una cosa, che sia un gesto tecnico o un insulto alla terna arbitrale, la fa. Senza pensieri. E’ fatto così. Un mix perfetto di genio e sregolatezza. La carriera del giovane talento di Bari Vecchia è appena cominciata.

Sul fatto che fosse un predestinato non c’erano dubbi. Nasce nella notte del 12 Luglio del 1982, proprio mentre Paolo Rossi segnava il primo gol alla Germania. Cresce con la madre, Giovanna, in una famiglia povera dove si mangiava appena. Il talento barese tira i primi calci prima in Largo San Sabino, con gli amici, tra tunnel e giocate irriverenti, salvo poi approdare nelle giovanili della Pro Inter, dove si rende protagonista della prime cassanate, gesti che lo renderanno tristemente famoso negli anni a venire. Ma la sua è una carriera strana. Una carriera che sarebbe potuta essere diversa, perché col suo talento ce ne sono pochi. Dopo due buone stagioni con la maglia dei Galletti approda nella Capitale, sponda Roma, deliziando per diversi anni gli spettatori con gol stupendi, giocate spettacolari ed assist pregiati per i compagni di reparto come Totti e Montella. Tuttavia, le corna all’arbitro Rosetti, le mani in faccia a Chiellini e la bandierina spaccata in occasione di Roma – Juventus non passano inosservate e la dirigenza giallorossa decide di metterlo sul mercato.

Si fa avanti il Real Madrid. Per Cassano è l’occasione di una vita, è il momento di dimostrare al mondo che le famose cassanate sono ormai un ricordo e che è in arrivo un calciatore diverso, più maturo e meno esuberante, perché essere al Real vuol dire essere sotto gli occhi di tutti. E non si può sbagliare. Cassano resta in Spagna due stagioni ma anche qui, come in Italia, non va come deve andare. Il Real non ne può più e decide di svenderlo. Dopo qualche tempo si fa avanti una squadra di media classifica, la Sampdoria, che lo acquista in prestito con diritto di riscatto. Per Cassano è l’ultima spiaggia. Non si può sbagliare ancora. Rimane al Luigi Ferraris per tre anni e mezzo, guadagnandosi nuovamente la Nazionale e la stima dei tifosi. Tuttavia, le cassanate non vengono meno (famosa quella in cui si mise a piangere quando l’arbitro gli sventolò il cartellino giallo, che non gli avrebbe permesso di giocare contro la sua Roma) ma il talento di Bari Vecchia riesce a giocare con continuità, segnando parecchi gol.

E’ un Cassano nuovo, maturo ed ormai pronto per una grande squadra. Dopo la rottura col presidente Garrone, nel Gennaio del 2011, il barese viene ceduto al Milan, con il quale vince uno scudetto ed una Supercoppa Italiana. La stagione successiva un grave problema al cuore lo tiene fermo ai box per parecchi mesi, ma Antonio non molla e torna in campo a fine Aprile, in tempo per gli Europei. Più forte di prima. Perché questa è sempre stata una sua caratteristica: affrontare ogni difficoltà col sorriso, con l’ottimismo. Ed Antonio ha sempre fatto così. In campo come nella vita, diceva Nereo Rocco.

Dopo aver preso parte alla cavalcata azzurra terminata con la sconfitta in finale contro le Furie Rosse, Cassano è scontento delle cessioni eccellenti dei rossoneri e chiede la cessione. Viene ceduto ai cugini nerazzurri. Oggi è ancora li, che ride e scherza proprio come anni fa. Era destino che nel suo futuro ci fosse l’Inter. La squadra dove tutto è cominciato e probabilmente dove tutto finirà. Anche se, conoscendo il nostro Cassano, mai dire mai.

Alcuni credono che se questo ragazzo avesse avuto più cervello avrebbe militato in grandi squadre e raggiunto traguardi importanti anche in Nazionale. Ma a noi piace così. A noi piace un Cassano che tenta la giocata, che rischia, che si espone, che non pensa alle conseguenze. Sempre di buon umore, col sorriso sulle labbra, sempre pronto alla battuta. Dicono che il genio è qualcosa bramata da molti e posseduta da pochi. Antonio Cassano è sicuramente tra questi. Un po’ dottor Jekyll e Mister Heyde. Genio e sregolatezza.

FP