Non si vuole scomodare la morale, nè il peccato, il pudore, o tanto meno sollevare questioni circa la svalutazione ed il maltrattamento delle donne nel mondo pornografico, tesi pienamente sostenuta dalla femministe. Il discorso, preso in esame, vuole vertere unicamente sulla mutazione e della pornografia e, di conseguenza, della sfera sessuale umana.

Il porno, senza dubbio, ha sfondato la porta che separava l’universo sessuale dall’occhio indiscreto della massa. Ma non è in ciò che risiede il germe della pornografia: la necessità di rappresentare graficamente il rapporto intimo carnale è da sempre esistita. La storia della pornografia risale difatti agli affreschi rinvenuti nelle dimore di Pompei, in cui l’iconografia pornografica era utilizzata per stimolare il desiderio sessuale. Nel Medioevo, questa venne utilizzata dal popolo per trasgredire al potere, spesse volte influenzato dall’autorità religiosa. Così come anche nel 500 e nel 600 il porno rivestì una funzione centrale nel desacralizzare il potere regio ed ecclesiastico. E se nel secolo successivo la pornografia venne utilizzata come emancipazione libertina e come critica al matrimonio, inteso come limite all’esercizio della sessualità, nell’800 con l’avvento di una morale e di una scienza sessuale, qualunque pratica non finalizzata alla procreazione venne considerata patologica . Oggi ciò che risulta pericoloso è che sia proprio un mercato, con le solite logiche e le strategie della domanda e dell’offerta, a gestire la sessualità umana e che proprio questo finisca per rappresentare l’unica e la più immediata fonte di eccitamento, svuotando letteralmente i personali impulsi sessuali, il desiderio e la propria necessaria dose di intimità.

Il mercato pornografico, seppur in apparenza sembri senza regole, cela uno studio meticoloso riguardo le pulsioni e le fragilità umane, che rappresenta il terreno sul quale è stato edificato l’impero del porno. Lo stesso video pornografico è precisamente strutturato al fine di fornire il tanto desiderato piacere facile ed istantaneo. Questo difatti è mediamente breve, coinvolgente, talvolta, accompagnato da una banale trama. L’importante però è che termini, nel maggiore dei casi, con la scena madre: l’amplesso maschile. Ciò che viene trasmesso non è sesso, meno che mai amore, è un solo un sistema passivo di raggiungimento del piacere, in cui non è ammessa propria fantasia, e non è ammessa immaginazione personale. L’eccitazione diventa così universale e di massa. Il rischio maggiore è che la standardizzazione dei video porno, possa indurre l’immaginario collettivo a considerare il sesso come mera pratica per il raggiungimento esclusivo dell’orgasmo. Ma la peculiarità dei portali pornografici è la straordinaria efficienza nell’aggiornamento giornaliero dei video. Il mercato del porno, che ben conosce l’animo del consumatore e che è fedelmente devoto a soddisfare ogni sua minima richiesta, offre una più che vasta scelta di materiale, rinnovata giornalmente. Ciò perchè è insito nell’indole del consumatore seriale stancarsi del prodotto già utilizzato con la stessa rapidità con la quale si era appassionato. Mai, dunque, essere stimolati dallo stesso cortometraggio pornografico, se vi è la promessa di sensazioni nuove. Un’offerta gratuita, senza limiti, priva di lungaggini inutili e stancanti sempre stimolante, inesauribile, un’offerta cioè in perfetta sintonia con le richieste dell’insaziabile consumatore seriale.

Ma la sessualità, intesa non come il mero atto, ma come tutto ciò che lo precede e tutto ciò che lo segue: un pre-contatto, il contatto pieno, ed un post-contatto, sembra che per fiorire rigogliosamente abbia bisogno di tutt’altro. Questa difatti, intrecciata saldamente all’erotismo, si articola difatti in un rito , dove il segreto, il nascondimento piuttosto che il palesamento, l’intrigo ed il velo che, mostra e cela la nudità, nutrono e stimolano l’eccitazione. “Dove c’è il tabù, c’è il desiderio”, scriveva Freud. Perciò la maggiore preoccupazione odierna è che l’oramai sdoganato porno possa ottundere, o abbia già ottuso, tale desiderio, con la conseguente uccisione sacrificale della creatività che è la capacità umana potenzialmente rivoluzionaria. Oltre a ciò il rischio è che il mercato pornografico odierno sia una delle maggiori cause della mutazione dell’amore ai tempi del consumo, ossia l’amore liquido di Zygmun Bauman. Un amore che predica solo sesso disinteressato, privo di legami e finalizzato esclusivamente ad un bisogno fisiologico; un sesso che rappresenta l’autentica conquista dell’uomo emancipato, quando, in realtà, non è altro che una maschera di falsa felicità e di illusorio appagamento.

Bandire dunque ogni forma di pornografia,così come venne proposto poco più di un anno fa dall’eurodeputata socialista, nonchè attrice porno nel passato, Tamara Lotar è senz’altro un intento utopico e controproducente. Ciò che forse si potrebbe cominciare a pensare è ad una seppur minima regolamentazione del mercato pornografico, cercando di ridurre l’immensa quantità di feccia pornografica, puntando maggiormente su un materiale che presenti un minimo di qualità. Se difatti la pornografia riveste una così influente posizione, in taluni casi anche formativa, nella sfera sessuale adolescenziale e non, perchè non rivalutarla qualitativamente, educando ad un porno differente che si intrecci con l’erotismo, che sia stimolante mentalmente e che accresca il desiderio?