di Pietro Gambarotto

Serve una liberazione. Bisognerebbe liberarsi da quelli che ‘il fascismo è il male assoluto’ e da quelli del ‘si stava meglio quando si stava peggio’, dagli ‘antifascisti militanti’ dei centri sociali e dai ‘Viva il duce, il fascismo e la libertà’ che tanto Vanni al processo Pacciani era più autorevole. Ci si liberasse dai paranoici del ‘complotto giudaico-massonico’ e dagli schizofrenici della ‘libertà americana’; dalla retorica di ‘bella ciao’ e da quella sulla ‘bella morte’. La si finisse con le filippiche su ‘la libertà contro la barbarie’ di chi poi vedrebbe bene umiliati dei novantenni alla sbarra e con i conformisti del dissenso che si sfogano sugli stessi novantenni perché non hanno osato dire no ad Hitler (o a chi per lui). Ci si liberasse dai neofascisti antiimperialisti che però ‘il Duce in Libia ha portato le strade’ e dagli antifascisti pacifisti del ‘però Saddam, Gheddafi e i Taliban eran dittatori’.  La si piantasse con i ‘Viva Piazzale Loreto’ di chi scambia la rivalsa con la barbarie, con i tanti colonnelli Valerio in cerca, come lui, solo di applausi e lustrini, con chi è sempre pronto a riconoscere i propri buoni ideali e mai quelli della parte opposta. Si liberassero le piazze da chi si sente pulito perché sventola una bandiera rossa e dagli omuncoli col braccio sempre teso la cui unica analisi è il rimpianto per chi li metteva in riga. La finissimo con le leggi Mancino, le leggi Scelba e queste anomalie che creano solo sette e movimenti regalando loro un mito fondativo, da una parte e dall’altra, e tenendoci costantemente legati al passato con la scusa di liberarcene. La piantassimo con quelli che ‘il fascismo era contro la libertà di espressione’ e poi oggi farebbero parlare tutti, a patto che siano democratici; con l’insopportabile tiritera dei ‘buoni’ e dei ‘cattivi’; col ‘pericolo fascista’ e con ‘gli immigrati sono i nuovi invasori’; col mito dei partigiani liberatori: quei pochi han riscattato solo la loro, di vita, non quella dei kompagni di oggi. L’Italia l’ha liberata il generale Eisenhower e, ahinoi, il mutuo non è ancora scaduto. La si piantasse con l’uso pretestuoso delle parole con cui si cerca di rifarsi  il trucco per nascondere i vizi di sempre: i voltafaccia, l’opportunismo, il trasformismo, l’incapacità di fare i conti con la propria storia.  La si finisse con gli italiani, che si schierano sempre quando non c’è nulla da perdere per poi guardare dalla finestra e cambiar bandiera al momento giusto; con quelli sicuri che avrebbero fatto i partigiani perché ‘mio nonno stava sulle montagne’ e con quelli che sulle montagne non ci sarebbero mai andati perché preferiscono sempre e comunque la propria poltrona. Ci si liberasse anche della storia usata come sanpietrino (o come spranga, fate un po’ voi) e si leggessero anche i libri di chi ‘stava dalla parte sbagliata’ così magari prima o poi ci si stancherebbe abbastanza da metterli via  insieme ai propri. In questo coro di dietrologi, di ‘resistenti’, di revanscisti e di anime candide è quasi un trionfo l’indifferenza dei tanti (dei più) se non fosse la stessa indifferenza di chi sui fatti di oggi mai si sbilancerebbe, mai prenderebbe posizione, mai perderebbe cinque minuti. Si riprendesse allora ad analizzare, a scrivere, a cantare, a scombinare le carte, ad incazzarsi sui nostri giorni così da finirla anche con sfoghi come questo, ma a conti fatti, è più facile liberarsi dal nazi-fascismo. Buon 25 Aprile, ancora una volta.