Un minitavolo per sé, per pranzare con se stessi. Un locale pensato per invitarsi a cena.
Ha aperto ad Amsterdam, in via sperimentale e temporanea, Eenmaal, il locale per persone single (o sole?), che ha avuto immediatamente un successo strepitoso. Il suo nome è una crasi tra le parole “single” e “one meal”.
Mentre qualcuno festeggia e si complimenta per l’idea “geniale”, qualcun altro, tra i commenti, scrive che è semplicemente triste.
Cosa ci sarà mai di bello nel trionfo della solitudine? Siamo davvero arrivati a essere così egocentrici da dimenticarci che è proprio sulla semplicità della mensa quotidiana che si offre una delle occasioni più importanti per condividere, per creare il sociale, per unirsi all’altro da sé?
Nell’analisi, amatoriale quanto personale, del problema, viene da chiedersi anzitutto perché. Ecco un abbozzo di almeno tre motivi fondamentali.

1) La Pubblicità – quella di stampo capitalistico-occidentale che ci fa credere di potere/dovere essere sempre migliori, ossia sempre più desiderabili – ci ha appunto convinti dell’esistenza del “c’è sempre qualcosa di meglio per noi; non accontentarti, ottieni di più; puoi tutto”.
Ma no: la perfezione non è raggiungibile, “il meglio” non esiste in sé, ma nelle cose che già ci sono. Nessuno troverà la persona perfetta se non smetteremo noi per primi di cercare di essere/diventare quella persona perfetta.

2) Siamo stati idealmente formati più sulla morale dell’happy end disneyano che su quella, saggia, istruttiva e pratica, del buon vecchio Esopo. Se una persona ci pare interessante ma non raggiungibile, ecco che ci ripetiamo la nenia volpina del “non mi merita, io posso avere di più”.
Insegna la celebre favola di Esopo:“Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva che pendevano da un pergolato e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. ‘Robaccia acerba!’ – disse fra sé e sé, e se ne andò. Così anche gli uomini, quando non riescono a raggiungere un obiettivo, inventano una scusa”.

3) Seguiamo l’imperativo categorico del “Godi, ora, più che puoi”. La gratificazione immediata è diventata una necessità, una condicio sine qua non sulla via della millantata felicità che passa per alcol, droga, di letto in letto…
Siamo davvero la generazione che ha rinunciato all’amore? Non è forse la coppia il primo esempio primordiale di società, il suo fondamento, la sua prima indispensabile mattonella? Saremo ricordati per questo, per esserci dimenticati di questa fondamentale complessità romantica?

Come dice la Bibbia nelle prime pagine del libro della Genesi:
“Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Genesi 2,18).

 Invitiamo a cena qualcuno, oltre noi stessi.