di Francesco Emanuele Schifano

Vi è una nuova componente politica nella nostra società, non riconosciuta e che non si riconosce. Il più delle volte, essa è riassunta, da coloro i quali si definiscono di “destra”, sotto il termine comunista, commettendo così un imperdonabile sgarbo verso coloro che comunisti lo furono davvero. Non è assolutamente un fenomeno omogeneo, anzi esso presenta una varietà molto particolareggiata di pensieri soggiacenti ad un unico fine sconosciuto ai suoi stessi promotori. Lo scopo è quello intrinseco alle politiche economiche del XXI secolo, propriamente neoliberiste, consistenti nell’ onni-mercificazione della realtà,  permeante ogni aspetto della vita, dalla nascita alla morte dell’individuo. Il termine individuo non è casuale, è egli stesso una merce (marxiana reminiscenza). I fautori inconsci di questo modo di interpretare la realtà, oltreché di viverla, hanno un’essenza comune: Confondere la libertà, intesa come libertà morale, religiosa, decisionale, di pensiero con libertà economica, intesa come la necessaria premessa per la concretizzazione delle libertà sopra citate, altrimenti pure astrazioni.

Oggi concesse sono le prime, negate le seconde. Il paradosso è che, spesso, gli aderenti inconsci a questo “movimento fantasma” non si rendano conto di favorire un sistema avverso alle loro posizioni politiche. Per capire meglio si può ricorrere a delle categorie generali, con tutti i rischi di semplificazione che questo comporta, i diversi tipi di personalità riscontrabili:

–  Immigrazionista: colui che è favore di un’immigrazione senza limiti, con lo scopo di offrire nuove prospettive di vita a persone bisognose. Un ideale puro, ma che nasconde un altro servizio offerto al capitale.  L’immigrazione è oggi favorita dall’élite politica ed economica, non per aiutare i disperati dell’Africa e del Medio Oriente, ma per farne l’esercito industriale di riserva. L’immigrazionista agisce quindi a favore dei grandi capitalisti odierni, a scapito dell’immigrato, profugo o clandestino, che per disperazione è disposto a svolgere qualsiasi mansione a prezzi irrisori. Questo contribuisce ad abbassare il livello minimo del salario e a proletarizzare il ceto medio, allargando sempre più la forbice fra poveri e ricchi.

–  Femministi radicali: sono coloro che combattono a favore di un’emancipazione femminile totale. Un altro ideale nobile, che cela come prima un lato negativo. Innanzitutto viene spesso unita l’emancipazione della donna a una guerra aperta al sesso opposto, quello maschile; l’idea dovrebbe essere quella di un pacifico egualitarismo tra i sessi non un scontro aperto, senza esclusione di colpi. Vi è poi un aspetto riconducibile alla libertà rispetto al proprio corpo.  Essa viene spesso confusa con la libertà di vendersi, con le tragiche conseguenze evidenziabili, ad esempio,  con la pratica dell’utero in affitto. Disporre liberamente del proprio corpo non equivale ad assoggettarlo alle pratiche mercificanti di esso, che spesso di libero non hanno nulla. Tornando all’esempio precedente, le affittuarie del proprio utero sono donne costrette a vendersi per sopravvivere o, come in certi casi, ragazze che per pagarsi il college ospitano un feto per 9 mesi. Tutto ciò, e molti altri casi, non hanno nulla a che vedere con la libertà, ma seguono le logiche del mercato sopra descritte.

–   Promotori diritti LGBT: coloro che sono a favore dei diritti civili per omosessuali, lesbiche e transgender. Non affronteremo il problema politico pro o contro il tema protagonista, ma ci concentreremo su come questo aiuti la diffusione del capitale. Non addentrandoci troppo, diremo che il capitalismo tende per sua natura ad atomizzare i singoli, slegandoli da ogni legame. La lotta contro la “famiglia tradizionale” segue questa linea: togliere l’ultima forma di comunità rimasta, la famiglia appunto, a favore di atomi di consumo al servizio del capitale. La famiglia LGBT per sua essenza non è prolifica, dovrà quindi acquistare la prole (brutto da dire), facendo uso di servizi offerti dal capitale (vedi maternità surrogata). Oltre a questo la lotta per i diritti civili allontana la sinistra da suoi obiettivi sociali, asservendola al capitale,  abbandonando così la lotta per la libertà economica,  a favore delle libertà astratte.

–   Gauche caviar, letteralmente sinistra al caviale: colui che dall’alto della suo status economico, avendo quindi la libertà economica come premessa necessaria,  combatte ideologicamente per le libertà astratte dell’operaio, del contadino, della cassiera, non mettendo minimamente in discussione però l’ordine economico stabilito, ma considerandolo come il frutto della naturale differenza tra gli uomini. Dando così all’operaio la possibilità di pensare liberamente, sposare chiunque egli voglia, credere in qualunque dio, relegandolo però alle catene della fame e del lavoro mal pagato.

 Queste categorie non sono esaustive e non riescono a raggruppare interamente questa sorta di movimento di sinistra rispetto ai diritti civili, ma a destra rispetto a quelli sociali. Esse sono inoltre  suscettibili ad ampliamenti e modificazioni, non sono per nulla statiche,  ma tenderemo ad assoggettare sotto un’unitarietà di intenti coloro i quali lottano più o meno inconsciamente per il mantenimento dell’ordine economico e sistemico attuale. Tutti costoro che scambiano la lotta per le astratte libertà con la libertà concreta di realizzarle (libertà economica) saranno accomunati sotto il nome di libertisti ( neologismo indicante coloro che eccedono nelle libertà) dell’iperuranio (riferimento alle idee platoniche, in quanto entità puramente metafisiche e quindi non reali),cioè coloro che sostituiscono alla lotta sociale, la lotta per astratti diritti civili.