www.registrorazzista.it: un sito internet, o per meglio dire una lista di proscrizione online. In questa maniera si presenta il “RIRO, registro italiano razzisti ed omofobi”, una piattaforma virtuale sulla quale è possibile schedare, attraverso una segnalazione agli amministratori, tutti coloro i quali presentino dei comportamenti discriminatori nei confronti di omosessuali, minoranze ed animali. Un portale online nato da pochi mesi, ma che nella realtà dei fatti non è riuscito ancora a fiorire. Scorrendo, infatti, la lista dei nomi si noterà che le segnalazioni non superano la trentina di imputati. Un risultato tanto scadente nei contenuti quanto nella forma, presentando numerose falle nella programmazione stessa del sito, con sezioni che tardano ad aprirsi o il cui accesso è impossibilitato. Dati questi presupposti, la pagina non sembrerebbe troppo degna di nota, ma ciò che fa rabbrividire è la violenza intrinseca con cui questa piattaforma cerca di imporsi. Un atteggiamento che pretende di mettere alla berlina “gli altri”, tutti coloro che non presentano una condotta impeccabile secondo le linee guida del sito. Tra i nomi noti spuntano gli stilisti del celebre marchio Dolce&Gabbana, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il dirigente sportivo Carlo Tavecchio e tanti altri le cui dichiarazioni hanno destato l’attenzione di questi paladini dei Diritti Umani.

L’assonanza tra il sito e le liste di prescrizione della psicopolizia sembra andar da sè. Cliccando, infatti, nella sezione “Come si usa?” è possibile leggere: «Nessun nominativo puo’ essere cancellato, in nessun caso. L’unico modo per cancellare un nominativo è superare il “Test antirazzismo”». Un ritornello che sembra riecheggiare nella celebre opera di George Orwell, 1984: «Mai era successo che qualcuno, una volta caduto nelle mani della Psicopolizia, fosse infine scampato». Il sito pretende, infatti, di porsi come giudice, giuria e boia; dapprima scovando i colpevoli ed in seguito proponendone una cura, attraverso un fantomatico test con il quale redimere i peccatori. Quasi a scorno del redento, l’esito sarà reso pubblico, di modo che tutti possano conoscere il retroterra “ideologico” dell’inquisito.

“Chi mena per primo, mena due volte” è questo il leitmotiv che muove gli ingranaggi del sito. Esso, infatti, nasce dall’esigenza di tutelarsi contro l’insorgere della piaga discriminatoria. Una delle sezioni del sito recita precisamente: «RIRO è un modo di difendersi dalle persone pericolose che ogni giorno cercano volontariamente o involontariamente di fare del male al prossimo». Proseguendo nella lettura, si fa esplicito riferimento alla marchiatura eseguita dai Nazisti nei campi di concentramento; invero, l’amministrazione del RIRO pretende di riportare in auge questa barbarica pratica – seppur in una dimensione virtuale – contro tutti coloro i quali si siano macchiati di comportamenti non conformi.
Oltre all’intrinseca violenza, il sito presenta un’endemica debolezza, o meglio una stortura ideologica che cela una connaturata presunzione. Senza possedere alcuna qualifica, l’amministrazione di questo registro online si erge ad inquisitrice, cercando di sostituirsi agli organi istituzionali già preposti a tale scopo. Oltretutto in assenza di criteri espliciti, la classificazione risulta quantomeno fallace, o per meglio dire faziosa. Ad esempio, avere delle rimostranze nei confronti dell’attuale gestione dei flussi migratori, potrebbe farti finire nella lista. Del resto sempre più spesso, chiunque abbia da ridire sulle politiche migratorie viene apostrofato con l’epiteto infamante di “razzista”.

Innegabilmente la discriminazione è una pratica raccapricciante, una delle più grandi piaghe dell’umanità. Allo stesso modo, però, chiunque pensi di poterla combattere tramite questi sotterfugi infamanti è completamente fuori strada. Queste pratiche nascondo dei comportamenti intrinsecamente cancerosi che cercano di debellare l’odio attraverso altro odio, perpetrando delle logiche distruttive. Il RIRO è l’ennesima dimostrazione di quanto la nostra società preferisca ragionare per antonimi, piuttosto che cercare una reciproca comprensione attraverso il dialogo e l’accrescimento culturale. Ebbene se il razzismo è il biglietto da visita dell’ignorante, la presunzione è la stretta di mano dello sciocco.

Nella speranza che questo sito sia solo l’ennesima bufala che il mondo di Internet ha da offrirci.