Gianfranco de Turris, nato a Roma nel 1944, è giornalista e critico, esperto di Fantasy e Tradizione. Nella sua lunga carriera ha fatto molte cose. È considerato il massimo esperto delle opere di Julius Evola, nonché studioso di Tolkien e Lovecraft, tra i più importanti in Italia. È scrittore e curatore di numerosi libri, tra cui ricordiamo gli ultimi usciti Come sopravvivere alla modernità (Idrovolante Edizioni), Julius Evola. Un filosofo in guerra (Mursia) e Le meraviglie dell’impossibile (Mimesis), scritto insieme a Sebastiano Fusco e curato da Luca Gallesi. Per RadioRai1 è stato ideatore e curatore de “L’Argonauta. In viaggio tra libri e cultura”(2003-2012, 399 puntate). In passato, nella fumettistica, è stato anche collaboratore di Linus, la rivista diretta da Oreste del Buono. Oggi è segretario della Fondazione Julius Evola e direttore responsabile di Antarés. Prospettive antimoderne per Bietti.

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Gianfranco de Turris durante il convegno “L’Eredità di Julius Evola” tenutosi nel novembre 2014

Dottor de Turris, come riesce a coniugare materie così differenti e – almeno apparentemente – così inconciliabili come la Tradizione e la fantascienza? Cosa le tiene insieme? Forse il rapporto con la Modernità?

Se lo sono chiesto in parecchi una volta appreso quali siano i miei interessi, da un certo momento in poi paralleli. Uno pensa: Tradizione uguale passato, fantascienza uguale futuro, e che c’entrano? Lettore sin da ragazzino di fantascienza e fantastico, una volta scoperto Evola e la sua “visione del mondo” tradizionale ho capito perché quel tipo di narrativa mi piaceva: entrambi erano in opposizione alla società in cui vivevo e che invece non mi piaceva affatto, entrambi si basavano su certi valori indipendentemente che mi parlassero di passato o di futuro, entrambi avevano una stessa base, una stessa origine, il mito. Da qui è nata in seguito l’interpretazione di fantastico, fantascienza e orrore, l’Immaginario insomma, che si basa sull’analisi simbolica e il riferimento ai miti, cominciata all’inizio degli anni Settanta con l’amico di una vita Sebastiano Fusco, come si può vedere nei nostri testi raccolti nel volume di Mimesis. Valori che sono l’esatto opposto di quelli che vigono nel mondo moderno, che li ha eclissati, e che rivivono invece nei mondi creati dalla fantasia e dalla fantascienza. Ovviamente non in tutte le opere di questo genere, anche se l’origine è comune.

Questo spiega l’interesse nei confronti di due autori così diversi come Evola e Tolkien?

Certamente. Quello descritto da Tolkien è un mondo mitico-simbolico che ha un afflato sacrale, “religioso”, quindi “tradizionale”, i suoi valori, punti di riferimento, etica, visione complessiva sono tali. Leggendo certe opere di Evola, come la prima parte di Rivolta contro il mondo moderno, si capisce meglio Il Signore degli Anelli, anche se per alcuni critici ancora oggi assai “impegnati” questa è una eresia, ma se ne dovranno fare una ragione. Hanno solo paura delle parole e temono che quel libro possa essere definito “di destra”, il che è considerato una cosa squalificante. Ma a parte che nessuno lo ha mai definito tale, eccetto che la Sinistra proprio con questo intento squalificante, non si vede perché non si debbano mettere in evidenza certe sue radici. E poi entrambi erano antimoderni al cento per cento…

E delle opere di Tolkien, Le sono piaciute le trasposizioni cinematografiche attuate da Peter Jackson negli ultimi anni?

Sì, moltissimo Il Signore degli Anelli, meno Lo Hobbit, solo perché, volendo affiancarlo al primo, lo si è dilatato anch’esso in tre film e in alcuni momenti, come il secondo della serie, sembra un videogioco. Comunque, era il meglio – credo – che si potesse fare con un monstrum come l’opera complessiva tolkieniana.

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E lì Sam, sbirciando fra i lembi di nuvole che sovrastavano un’alta vetta, vide una stella bianca scintillare all’improvviso. Lo splendore gli penetrò nell’anima, e la speranza nacque di nuovo in lui. Come un limpido e freddo baleno passò nella sua mente il pensiero che l’Ombra non era in fin dei conti che una piccola cosa passeggera: al di là di essa vi erano eterna luce e splendida bellezza

Passiamo ad un altro argomento. Condivide la definizione di “modernità liquida” coniata da Bauman?

Nel senso di una modernità liquefatta in mille rivoli e tendenze, non in blocco monolitico, che ci avvolge e pervade, in questo senso sì. Nella postfazione al mio Come sopravvivere, Giovani Sessa fa proprio questo confronto notando, bontà sua, che Bauman si limita a descrivere sociologicamente l’attuale situazione, mentre io, nel mio piccolissimo, dato che sociologo non sono ma un semplice osservatore della realtà, cerco di darvi una risposta e, volendo, anche di proporre una soluzione.

Restando in tema: Jünger, Evola e Mishima. Nella sua recente pubblicazione appena citata, Come sopravvivere alla modernità. Manualetto di autodifesa per il XXI secolo, Lei ha scelto queste tre figure come maestri supremi che possano aiutare il lettore a sopravvivere nel nuovo millennio. Cosa tiene insieme questa triade?

Le tiene insieme il contrasto diretto, personale e spirituale nei confronti dell negatività del mondo che ci circonda. Un far ricorso alle proprie risorse interiori per resistervi, in base al motto, citato da Evola, “fai in modo che quello su cui nulla puoi, nulla possa su di te”.

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Sempre nel Suo manualetto, Lei afferma, citando Edmondo Berselli: “l’unica chance strategica è quella individuale”. Allude alla via dell’Anarca teorizzata da Ernst Jünger? Una salvezza solo per pochi, quindi?

Anarca, uomo differenziato, giovane samurai, Autarca. Pochi o molti non so, certo ci si deve render conto che è possibile salvarsi soltanto basandosi su se stessi, e non sperando in altri aiuti. Uno dei paragrafi finali del mio libretto, echeggiando Heidegger, l’ho intitolato: Se nessun dio ci può salvare dobbiamo salvarci da soli. Mi pare che il caos aumenti di giorno in giorno in ogni settore – politica, religione, etica, vita sociale eccetera – e noi dobbiamo essere una specie di fortezza interiore, spiritualmente inespugnabile.

In questo libro non mancano critiche a Papa Bergoglio, definito come “l’ultimo papa secondo Malachia”. Cosa intendeva dire con questo?

Indipendentemente dal fatto che quelle “profezie” siano vere o un falso storico, è accertato che i motti attribuiti ai 112 papi elencati sono quasi tutti precisi, certe volte in modo incredibile. Che vuol dire la definizione di “Petrus Romanus” come “ultimo papa” citato nell’elenco? Semplicemente che con lui scomparirà la Chiesa cattolica così come sempre l’abbiamo conosciuta e ne sorgerà una assai diversa, che questo papa, un gesuita (cioè, un “papa nero”) che “viene dalla fine del mondo”, come disse, e che si ritiene più vescovo di Roma che vertice della Chiesa tutta, sta modificando con le sue decisioni e i suoi atti.. Si veda l’ultima: il pontefice della Chiesa romana che va a rendere omaggio a Lutero! Dopo 500 anni di scisma non sono gli scismatici a venire in Vaticano e chiudere una ferita, ma il contrario: chi subì la scissione ad andare da loro e abbracciarli. Allora avevano ragione loro? La Chiesa di Roma ha sbagliato per mezzo millennio? Nessuno l’avrebbe mai creduto possibile. Ecco un atto che avrà delle conseguenze inaspettate a lunga scadenza e modificherà l’essenza stessa della Chiesa cattolica. Mi limito a registrare quel che sta accadendo e che per molti commentatori è un gran bene…

Abbiamo già detto quanto Tradizione e Modernità siano presenti nelle Sue opere. Un intellettuale che invece non è affatto un evoliano – si definisce più “un illuminista” almeno per il suo approccio storiografico – come Massimo Fini, muove da sempre le sue critiche nei confronti della Modernità, nonché dell’Illuminismo stesso e del concetto di Progresso. Fini di Evola ha letto solo Metafisica del sesso e, pur apprezzando molto l’opera in questione, si è detto scettico nei confronti dell’approccio anti-illuminista utilizzato da un Evola o un Guénon. Non mancano poi le critiche alla democrazia… Insomma, molte analisi e conclusioni si incontrano con quelle evoliane, pur partendo da presupposti diversissimi, se non opposti, al filosofo della Tradizione. Come lo spiega?

Infatti non riesco a spiegarmelo. Come si possa definire “illuminista” uno che esordisce con La ragione aveva torto e continua con Elogio della guerra, non riesco a proprio a capirlo, dato che contesta i fondamenti dell’Illuminismo. Del resto, sempre nel mio libretto, c’è un altro paragrafo dedicato alle critiche “tradizionali” di vari autori “progressisti” che dicono cose in una chiave che non sospetterebbero. Quindi, da questo punto di vista, Fini non è solo. La fondamentale differenza fra loro e autori come Evola, Guénon e altri è che essi non possiedono una dimensione spirituale o metafisica, negano la trascendenza, la loro critica è quindi soltanto “politica” o “morale”. Peraltro avendo Fini letto (e anche apprezzato) solo Metafisica del sesso come può criticare Evola se non conosce la gran parte della sua produzione? Forse non li apprezzerebbe neppure perché è anti-illumimista, non so, ma non vorrei che fossero pregiudizi e fisime intellettualistiche, o anche magari c’entri il mondo dei lettori di Evola.

C’è un detto orientale che Evola ricorda in Cavalcare la tigre: “La vita nella terra è un viaggio nelle ore di notte”. Un “Viaggio al termine della notte”, come il capolavoro di Céline, è dunque l’esistenza? C’è solo il buio davanti a noi?

È una immagine che si riferisce all’atteggiamento da tenere durante il nostro viaggiare nella vita terrena, dalla nascita alla morte. Tutto ci passa vicino velocemente, in effetti sappiamo soltanto quale sarà la conclusione inevitabile: dobbiamo utilizzare proficuamente il tempo a disposizione, e in quel vagone notturno di cui parla Evola essere vigili, non sonnecchiare, non far vagare la mente nel vuoto, non trastullarci col nostro supertelefonino…. Non è certo un messaggio disperante o agnostico, ma realistico. Il buio è una metafora, e tocca a noi illuminarlo con la nostre azioni, indirizzando la vita in base alle nostre azioni “senza desiderio”, “disinteressate”, “facendo quel che deve essere fatto”.

where we know.

Continua…