L’Italia è un paese di abitudinari, di teste pensanti e soprattutto di non pensanti, di ripetitori, appunto. Tra le tanti abitudini ne spicca in particolare, cioè la ripetizione dei “sentito dire”. Una frase micidiale fa eco ogni giorno tra le migliaia di discussioni: mutatis mutandis <<la cultura sta sempre a sinistra>>. Dovremmo innanzitutto distinguere tra posizioni ideologiche di chi crede in una idea vicina alla sinistra storica per le battaglie operaie nei confronti del lavoro, della giustizia sociale e del progresso civile. Ovviamente ci toccherebbe riflettere su quanto sia stato costruito, senza eccezione alcuna, dalla sinistra “politica” dal sessantotto ad oggi. Del resto le battaglie sul lavoro non interessano, né sono mai interessate ai politici di sinistra, che, illudendo i semplici contadini e operai, hanno costruito la loro fortuna. Per di più oggi le loro battaglie sfociano in una smania progressista volta alla demolizione di “umane” o “istituzionali” differenze identitarie (generi sessuali) o in un buonismo asettico e pavido che non tiene conto dei reali problemi del paese. Essere dalla parte del “debole” non significa accondiscendere alle sue idiozie; significa prendersene cura e “ri-educarlo”. Al di là di questo breve intermezzo, c’è una destra sociale che ha a cuore temi cari al lavoro, al progresso umano e alla difesa dei valori (mandati a farsi benedire dalla sinistra politica). Se la cultura sta a sinistra, laddove per sinistra questi fanno autentica confusione tra quella “storica” e quella “politica” allora non sono chiare parecchie cose: giusto per fare due nomi, Gramsci non pare proprio che tollerasse Togliatti (l’idea di sinistra era per un pensatore di quella stazza completamente diversa dalle dipendenze sovietiche di Togliatti), Pasolini fu un acuto visionario degli sfasci (che costituiscono la battaglia della parabola comica della “sinistra” odierna) realizzati della sinistra sessantottina e della crisi morale che quel periodo storico invece caratterizzava come “progresso”. Insomma, poniamo le giuste differenze. Un conto è essere di sinistra, con tutte le implicazioni e la contingenza di questo termine, un conto è stare all’interno di un partito che propone la sua idea di sinistra e che ha forgiato la mente di molti intellettuali ancorati proprio a quest’ultima idea. <<La cultura sta a sinistra>> è solo un inutile luogo comune, oltre che un un sintomo di chiara ignoranza e “interna” (relativa cioè alla distinzione tra sinistra storica e politica) e “esterna” (relativa invece a personaggi con idee politiche molto differenti). Non ci si può dimenticare di Giovanni Gentile, uno tra i più illustri filosofi, pedagogisti e politici italiani. La sua riforma scolastica fece dell’Italia la meta culturale ambita per letterati e studiosi: il criterio meritocratico diveniva così alla base dell’istruzione. Sintetizzando: va avanti chi studia. Dobbiamo aspettare il sessantotto perché una caterva di diciotto politici mettano al mondo fior di “professori” e di “professionisti” in nome del diritto allo studio. Tra l’altro uno degli obiettivi di Gentile era proprio di <<ridurre la popolazione scolastica>> come egli stesso affermò in una delle tante conferenze, non certo per negare il diritto allo studio, ma anzi per accompagnare questo diritto a un dovere sacrosanto da parte del discente. Questo è il secolo in cui tutti si svegliano e dicono la loro senza ovviamente conoscere i risvolti del pensiero in duemilacinquecento anni di storia del pensiero occidentale. Come ignorare Ezra Pound? Acutissimi i suoi scritti economici sull’usura oltre ai toccanti Canti Pisani. E poi con tutte le dovute precauzioni: Heidegger. Sfatata la fama di innocente accondiscendente alle tesi del Fuhrer, i quaderni neri dimostrano ben altro ed in ogni caso il pensiero politico dell’autore si impregna di nazionalismo. Ma al di là di questo, Heidegger resta una colonna portante del pensiero filosofico contemporaneo. Evola, Faye. Insomma, che significa che la cultura (e l’intellighenzia) stia a sinistra? Un tubo. Se l’Intellighenzia è Lucia Annunziata col suo Huffington Post, preferiamo leggere Marcello Veneziani per aggiustaci la giornata. E basta con questa storia dell’intellighenzia: tutti a sinistra, per i lavoratori, e poi i soldi se li mettono in tasca, come ci hanno insegnato i vari Fazio Fabio (alla Cetto Laqualunque), le varie Litizzetto, e ultimamente il caro Floris. Che Scalfari abbia fondato un giornale “di sinistra” non significa che Repubblica sia di sinistra. Anzi, come giornale fa proprio ridere!

Pace a Gramsci e all’Unità!