Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti. – Winston Churchill

Cos’è Piazzale Loreto per l’Italia oggi, a settant’anni di distanza da quel 29 aprile del 1945, quando i corpi senza vita di Mussolini, della Petacci e degli altri gerarchi vennero appesi a testa in giù dalla pensilina di un distributore di benzina di Milano? E’ possibile superare, finalmente, quella tragedia e andare oltre, superando i ridicoli steccati ideologici e culturali di cartapesta che impediscono un sereno dibattito sull’argomento? No, perché anche se può sembrare ridicolo (e per noi lo è), in Italia il Fascismo è ancora un fatto politico, non storico: alle anime belle di una sinistra svuotata da ogni argomento, violentata dal liberismo, non pare vero d’assaporare il gusto vintage dell’antifascismo e di ritrovarsi in piazza, in corteo, con la bandiera rossa a cantare Bella Ciao e Fischia il Vento. Per questa gente il 25 aprile è catartico, in quanto assicura alla propria coscienza piccolo borghese,  d’essere ancora, nonostante tutto, parte d’un mondo, d’una identità, invero distrutta e appiattita da anni. In tal modo, la festa della Liberazione diviene una cerimonia collettiva di una parte, pur essendo festa nazionale; diviene un rito sacrale, intoccabile e indiscutibile. Proprio per questo Piazzale Loreto non è mai stato metabolizzato dal nostro Paese, perché semplicemente non è mai divenuto storia, come del resto l’intero Ventennio Fascista. Nemmeno la morte è riuscita a parificare i caduti della RSI con i partigiani morti durante la guerra civile del 43-45: la lingua, strumento sottile ma perfidamente utile ai vincitori, discrimina ancora oggi gli italiani che stavano dall’altra parte definendoli repubblichini, non  fucilati inermi, bensì giustiziati, perché portatori sempre e comunque d’un crimine, d’un errore, d’una macchia inestinguibile, riscattabile solo col sangue. Se la Germania ha superato il nazionalsocialismo, e non si divide tutt’ora tra nostalgici e oppositori, è perché ha affrontato il dramma hitleriano, affidandolo ai libri di storia, depurandolo da ogni infiltrazione politica.  Ci si è illusi che con la macelleria messicana di Piazzale Loreto il popolo potesse materialmente fare i conti con l’uomo che per vent’anni aveva guidato l’Italia, portandola prima al ruolo di grande potenza, trascinandola nel gorgo della guerra e del disastro dopo. Non si è voluto affrontare un processo al Fascismo perché, evidentemente, non conveniva a nessuno, in primis agli italiani stessi.

Oggi che la Liberazione è così lontana, oggi che un italiano su due non crede più ai valori della Resistenza, è vitale sforzarsi di capire, di ragionare, di ricordare. Il tema dell’antifascismo in assenza di fascismo (Fusaro) permette che si compia bellamente  il dramma della sovranità perduta, l’instaurazione della dittatura finanziaria, l’asservimento alla NATO e alle sue politiche suicide.  Consegnare la guerra civile alla Storia per affrontare il difficile presente e preparare l’avvenire: questa dovrebbe essere il comandamento d’una classe dirigente finalmente consapevole del proprio ruolo. Ci riusciremo?