di Marco Ausili

Se dovessimo parlare di scristianizzazione dell’occidente, di quanto siano pervasive e distruttive in termini sociali e ambientali le politiche del capitalismo assoluto, o di quanto sia viepiù radicata la tentazione di mettere sullo stesso piano l’animale e l’uomo, allora parleremmo di come queste ed altre tendenze si siano sviluppate nei nostri paesi. Parleremmo dei grandi cambiamenti occorsi nel XX secolo con un Hobsbawn sotto braccio. Analizzeremmo le prime avvisaglie di queste tendenze e, poi, la loro veloce diffusione. Ma qui non vogliamo parlare di questo. Perché, da poco, sembriamo entrati in una dimensione diversa e forse più terribile. La presente è un’epoca in cui le tendenze in oggetto si sono a tal punto radicate nella quotidianità della nostra società da comparire ormai non in modo sparso e sottotraccia, ma addirittura con la forza del parossismo più assurdo.

Oggi non siamo più semplicemente nel tempo del laicismo estremo: la parabola tocca il punto più infame, quello del parossismo per cui le chiese chiudono e dentro ad esse si aprono attività commerciali. Giulio Meotti, nell’inserto culturale de Il Foglio di sabato 14 maggio 2016, dispiegava la sequela davvero notevole della chiusura di chiese in giro per l’Europa. E tra l’altro segnalava: “La chiesa di San Jacopo, una delle più antiche di Utrecht, una culla del cattolicesimo olandese, è stata recentemente trasformata in una residenza di lusso. Una libreria è stata aperta in una ex chiesa domenicana a Maastricht. (…) A Edimburgo, in Scozia, una ex chiesa luterana è diventata un bar Frankestein”. Attualmente non siamo neanche più nell’epoca in cui le influenze del sistema del capitale precarizzano il lavoro, deturpano l’ambiente e determinano la politica interna ai vari stati sempre meno sovrani. Il sistema del capitale, in questi vuoti e vani anni Dieci del XXI secolo, mercifica direttamente il corpo umano. Si pensi al tema dell’“utero in affitto”, ovvero, come la neolingua orwelliana impone, della “maternità surrogata”. Per questa via è infatti lo stesso corpo (della donna, come pure del bambino nascituro) ad essere ridotti a merce. Pensiamo alle parole del filosofo Diego Fusaro: “La pratica dell’utero in affitto rivela l’usuale sporcizia di cui gronda il capitale: mercificazione dei corpi, offesa della dignità umana, riduzione della generazione della vita a mercimonio”. La discesa in questa valle degli orrori non è ancora terminata, ed anzi si fa sempre più grottesca: come riportato da diversi organi di stampa di recente, in alcune industrie americane non si lasciano andare in bagno gli operai, perché devono tenere a velocità alta e costante le macchine su cui lavorano. Tali dipendenti sono costretti così ad arrangiarsi: urinano e defecano direttamente mentre lavorano, indossano pannoloni, riducono al minimo l’assunzioni di liquidi fino a livelli pericolosi. Ebbene, questo “possedimento” del corpo da parte delle dinamiche economiche non è più solo metaforico-letterario, è divenuto, in questa epoca del parossismo, effettivamente reale.

Lo stesso si può dire delle ultime tendenze dell’animalismo estremo. Il pur giusto rispetto dell’animale, tende a piegare la logica delle cose, fino a teorizzare la presunta parità tra animale e uomo. E neppure questo concetto è ormai solo limitato alla letteratura, ma prende addirittura corpo in partito politico, fatto di uomini e donne pronti a manifestare in strada e a farsi eleggere. Chi conosce la dottrina indù, o chi almeno ha letto René Guénon, imputerà queste situazioni parossistiche al kali-yuga, ovvero all’età oscura. In effetti, come dopo il kali-yuga si immagina il ritorno ciclico a un’epoca positiva, la brutale evidenza con cui queste tendenze oggigiorno si presentano potrebbe servire a tutti, anche ai più distratti, per operare un ravvedimento, un accorgimento improvviso, che permetta loro di comprendere finalmente quanto ormai queste tendenze siano eccedenti, inaccettabilmente esagerate. Da questo eccesso evidente si dipanano due sentieri: l’uno porta al ripristino dell’humanitas, l’altro alla rovina cruenta e verticale di un’intera civiltà, in evidente fase terminale. Ai posteri descrivere la scelta che, presto o tardi, compiremo; già da ora, però, il pessimismo ci suggerisce un’amara consapevolezza circa il destino di quest’era.