La società Italiana, come la quasi totalità dell’Occidente decadente, sopravvive in un torpore profondo, molto simile ad un coma vegetativo, in cui tutto viene attutito e relativizzato, un muro di gomma sgonfio ma viscoso, dove la gran parte degli individui si agita, si preoccupa, si danna, gode e soffre, odia e muore in uno scenario Hobbesiano di bellum omnium contra omnes.

Seppur social friendly, l’uomo medio del XXI secolo è antitetico alla relazione sociale: lo schermo bianco e asettico dello smartphone sostituisce il contatto tra individui, il like un complimento vero, lo share un’idea o un ragionamento condiviso. Il sentimento di socialità, la volontà di voler condividere la propria esistenza con gli altri, di formare, insomma, quella communitas reale di esseri umani ove affermare la propria essenza, è completamente scomparso, in favore d’un mondo pieno di community virtuali alienanti.

Nel nostro tempo, infatti, gli istituti tipici e originari dell’uomo sociale, individuati brillantemente da Hegel,  famiglia e Stato, vengono ridicolizzati e demoliti dalla trionfante a-società civile. La società civile costituisce il momento razionale negativo rispetto alla famiglia, unico istituto in cui ancora permane la “compattezza etica” delle antiche civiltà classiche: i soggetti economici e privati si impongono atomizzando la comunità. In essa l’uomo  trova soddisfazione dei bisogni e degli interessi particolari, rifuggendo inorridito da qualunque aspirazione alta e superiore, distruggendo al contempo nei suoi godimenti la propria essenza e il suo concetto sostanziale. L’individualità, “infinitamente eccitata, e dipendente sempre da accidentalità esterna e da arbitrio”, appaga sì i propri bisogni, ma solo “accidentalmente”. Così la società civile “in questi contrasti e nel loro intreccio, offre, appunto, lo spettacolo della dissolutezza, della miseria e della corruzione fisica ed etica”.

Per il filosofo, solamente nell’Entità Statuale si può essere veramente liberi,  “La libertà è vera soltanto quando riesce ad essere “oggettiva”: e lo Stato garantisce l’oggettività della libertà”.  Solo in esso, dunque, si vince il particolarismo dettato dai bisogni economici; dalla “immediatezza naturale” dell’aggregazione familiare si giunge alla “consapevolezza“. Hegel non auspica comunque il  totalitarismo, né preconizza il Fascismo, come nel ‘900 si è spesso affermato a torto. Egli vuole affermare come lo Stato, nella propria unicità, può liberare il cittadino, affermandosi sulla struttura borghese-capitalistica dell’economia e dei rapporti di lavoro, recuperando l’unità e la collaborazione tipiche della famiglia tradizionale.

Un messaggio certamente rivoluzionario, soprattutto oggi dove il rapporto hegeliano si è totalmente invertito, subordinando la famiglia e lo Stato alla società civile: il Capitale sul Lavoro, il Denaro sull’Uomo. Le conseguenze, giornalmente imposte sulla pelle di milioni di uomini e donne, sono sempre più evidenti, nella loro tragica follia. Recuperare lo Stato nella sua Eticità è fondamentale per affrontare e vincere  le terribili insidie poste sul sentiero dei popoli: “Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono”.