Il post ferragosto in spiaggia, si sa, è un po’ come il post sessantotto sul piano culturale: un crogiolo di poveri stronzi, con in testa il vuoto pneumatico, che ciarlano sul nulla facendo un chiasso infernale. Ho dovuto pellegrinare almeno dieci minuti, prima di beccare un piccolo spazietto libero. Ero circondato. Famiglie che mangiavano, tedeschi che giocavano a calcio, gente che leggeva voracemente copie già stinte dal sole dell’ultimo Harry Potter. A causa della sovraesposizione, l’ambiente mi trasmetteva un disgusto tutto sommato tollerabile. Alla mia sinistra, due coppie di amici con ombrelloni dai motivi floreali. Le donne della comitiva parlavano animatamente di massimi sistemi. Una di loro, a giudicare dal ventre prominente, doveva essere rimasta vittima di uno scherzo del cazzo, ordito dal bruto che l’accompagnava. Immaginavo le loro tarde serate trascorse all’insegna della nobile missione di incrementare il numero di abitanti del pianeta. Stomachevole! Le sentivo dialogare tra di loro, con quel tono di chi ha opinioni solide sull’esistenza. La rappresentante dei progenitori esprimeva con ferma convinzione l’idea che “sia assurdo come, ancora oggi, ci siano degli uomini che pagano le donne per fare sesso, con tutta la libertà sessuale che c’è”. Povera donna panciuta, mi sono detto, sorridendo silenzioso tra i flutti del maestrale. “La libertà sessuale!”, ho esclamato a labbra strette, poi sono andato a farmi un tuffo.

A mollo nell’acqua, mi sono messo a pensare, di fronte a un arenile che si estendeva a perdita d’occhio. In realtà, in questo nostro mondo moderno e progressista, il sesso è tutto fuorché un aspetto dell’esistenza che abbia goduto di un processo di liberazione. Piuttosto, come ogni settore rilevante, è stato aggiogato alle disumane regole della liberalizzazione. Certo, se voi che mi leggete siete una di quelle incantevoli ragazzine che mi sono passate di fronte in quel momento, niente vi indurrà a dubitare di poter ambire a una vita sessuale piena e appagante, direi a tempo pieno. Praticamente a ogni angolo, ci sarà qualcuno che vi guarderà, occhieggiandovi come un gufo con la luna, auspicando solo di insinuarsi tra le vostre cosce. Sono addirittura convinto che vi indignereste se, avvicinandovi a un ragazzo, o uomo sposato, con una proposta esplicita, egli dovesse respingervi dandovi delle pervertite. Sono tornato al mio asciugamano e mi sono sdraiato. Scrutavo di sottecchi una ragazza sopraggiunta da poco con la famiglia. Vi prego di voler osservare con me questa giovane tra i diciotto e i venti. Ha l’aria timida e il sedere decisamente pingue; anche il resto, ma il sedere è proprio una massa lardosa e moscia. Ditemi in coscienza se secondo voi la poverina potrebbe avvicinarsi a un bel maschio ed esternargli il suo desiderio. Indossa perfino dei mutandoni da mare modello intimo della nonna.

Eppure, credo, anche lei vorrebbe essere ammirata e concupita – non posso figurarmela priva di qualsiasi appetito sensuale. Dubito che in cuor suo si senta di poter accampare gli stessi diritti carnali delle sue coetanee più longilinee; più o meno come un lavoratore del call center non pensa di meritare, per un mese di lavoro, neanche la paga giornaliera di certi calciatori. Libertà sessuale? Sì, certo, come no! Quando sei bella e giovane puoi avanzare tutte le richieste che preferisci, anzi se lo fai ti danno pure della donna “libera ed emancipata che si autodetermina, con piglio iconoclasta, contro il vetusto modello del maschio cacciatore”. Se invece sei una cicciona con la cellulite… beh, allora, bella mia, vacci piano con questa autodeterminazione! E chi ti ha detto che, con quel culone burroso, tu puoi pretendere di godere? Perché le ciccione hanno anche dei desideri, oltre quelli della gola? Senti, dammi retta, fatti una bella dieta prima. Osservate adesso la ragazza che chiede di andare via, dopo appena un’ora di mare. Ha il volto affranto: nessuno se l’è filata. Non poteva effettivamente competere con tutte le altre. Immaginiamola che torna a casa e si rimette a studiare. Che altro potrebbe fare altrimenti? Se sei brutta, non ti vogliono neanche come cameriera. La vediamo adesso tirare su lo sguardo dal libro e provare a figurarsi il suo futuro, dopo l’università. Presumibilmente, finirà anche lei precaria o, ad andarle bene, con un misero stipendio. Una vita da zitella precaria le si para dinanzi; sicurezza economica e piaceri sensuali le saranno negati. Costei ha appena scoperto dolorosamente le gioie del libero mercato.