Evidentemente tormentati dal problema dell’imminente referendum, gli italiani si riversano numerosi e urlanti sui litorali soleggiati, onde evitare di ponzare il cervello con questioni di carattere costituzionale – su cui, è appena il caso di dirlo, non ci capiscono una mazza! Ogni volta che osservo una spiaggia, ho come l’impressione di essere sul set di un film che abbia subito un repentino cambio di sceneggiatura: dai corridoi di un centro commerciale a una pianura sabbiosa. La fauna umana è indistinguibile. Sembra quasi che una forza invisibile abbia trasferito tutti quanti in massa, come per travasamento. Indubbiamente però è solo al mare che la razza italica riesce a dare il peggio di sé. È come se il purulento emergesse dalla sua dimensione latente, senza poter essere ulteriormente celato. Basterebbe prestare attenzione ai nomi che le giovani coppie gridano, richiamando i propri figli. Provo una sincera compassione per la bambina che è stata battezzata col nome di Neve e per suo fratellino che invece ha ricevuto in sorte il nome di William (simpaticamente sintetizzato, in più occasioni, in Willie). Osservo il padre della povera Neve. Somiglia incredibilmente a Francesco Totti, il giocatore. Già registrando la somiglianza, arguisco molte cose. Rilevo un’enormità di tatuaggi a ingombrarne le braccia e non posso fare a meno di figurarmi il trauma estetico da cui sarà segnata la figlia durante la crescita. Nel mentre, quell’innocente creatura nota col nome di Willie corre compiaciuto dalla madre, vantandosi, con un sogghigno feroce sulle labbra, di aver appena seppellito un granchio, condannandolo così a morte certa. Roba del genere fornirebbe di sicuro un qualche spunto a Stephen King, se fosse qui con me.

Ma le spiagge, col loro lungo arenile, forniscono soprattutto un palcoscenico per queste creature oramai totalmente sprofondate in una dimensione a metà tra il reality generico e il talent show pomeridiano. Ecco dunque spuntare il solito palestrato nerboruto che, indomito, si produce in cento flessioni sotto il sole, alla temperatura di quaranta gradi. Costui trova il suo degno corrispettivo estrogenico nella figura della modella improvvisata. Questo tipo di ragazza è molto più diffusa di quanto non si possa immaginare, tant’è che mi sorprendo al pensiero che Superquark non le abbia ancora dedicato almeno una puntata speciale. Ella gira indisturbata sulla battigia, come se stesse facendo le così dette vasche nella via principale. In una parola, sfila. Indossa con vezzosa naturalezza un perizoma, cercando di convincere i più recalcitranti (essendone convinta per prima) che girare col culo di fuori sia licenzioso come farsi un panino con la mortadella. Com’è ovvio che sia, la fanciulla possiede diversi account su tutti i social possibili. Tramite questi si garantisce una visibilità amplificata, con cui lusinga quotidianamente il suo ego. Non è stupenda, né tanto meno perfetta, ma siccome in giro è pieno di morti di figa disposti a sacrificare finanche gli orifizi sorali e materni, pur di metterlo dentro, riceve un mucchio di like, quando posta una sua foto un poco scollacciata. Alla lunga, per tanto, si è convinta di essersi sottovalutata e magari di poter ambire, se non proprio a un posto da velina,  per lo meno a quello di valletta in una televisione regionale. Ecco allora che inizia a farsi selfie da diva, a improvvisarsi modella. Se è fortunata, nella comitiva con cui si è recata al mare, c’è un fotografo altrettanto estemporaneo, alle prime armi. Entrambi hanno bisogno di farsi notare e si fanno dunque un favore a vicenda. La tizia assume tutta una serie di pose, sotto gli sguardi morbosi di certi bagnanti anziani. Ne ho visto personalmente una che è andata avanti ad atteggiarsi di fronte all’obbiettivo, per almeno tre ore, in giro per la spiaggia brulicante.

Quasi in real time, tutti gli scatti che si è fatta finiranno nei meandri di Facebook, Twitter, Instagram. Almeno cento mi piace a foto saranno garantiti, accompagnati dai vari “sei bellissima”, “oh, mio Dio, quanto vorrei uscire con te!” ed elucubrazioni onanistiche delle stesso tenore. È fatta! La ragazza è assurta al rango di piccola regina dei segaioli. Ma lei non lo sa, ed è convinta di essere bella. Stasera lo ripeterà a se stessa, davanti allo specchio del bagno, nella casa dove sta in affitto. Le più recenti osservazioni scientifiche hanno avanzato l’ipotesi che ogni tanto un dubbio, recondito ma logorante come un tarlo, si insinui in lei, andandone a crepare l’ebbra autostima. Un dubbio di tale natura: “ma se prendo tutti questi mi piace e ho tanti commenti positivi sotto le foto, perché l’ultimo, con cui ho scopato fuori dalla discoteca e a cui ho dato il mio numero, non mi ha mai richiamato?”. Purtroppo, neanche Superquark è riuscito a svelare il mistero. Il vostro Alberto Angela dei poveri, vi aspetta comunque alla prossima puntata per parlarvi di come si viveva ai tempi della Roma augustea. Grazie per averci seguito e buona notte.