Non so come sia stato possibile. Io stavo semplicemente al mare a prendere il sole, quando me lo sono ritrovato affianco. Non mi ha chiesto se potesse sedersi. Ha preso posto e basta, dopo aver steso un asciugamano vicino al mio. Sono rimasto pietrificato. Era proprio lui. «È stupefacente! Andreas Baader, leader del gruppo terroristico Rote Armee Fraktion, noto con la sigla RAF», gli ho detto con la voce rotta dall’emozione. «Perché stupefacente?», ha domandato con un sguardo un poco truce. «Vedi un po’ tu! Sei morto in carcere che io ero ancora in mente dei». «Quante storie per un tedesco in spiaggia!». «Se vuoi metterla in questi termini. È pieno di tedeschi qui». «Lo credo bene, vi dominano. I dominatori scambiano sempre le loro colonie per il luogo ideale dove fare le vacanze». «Ascolta, Andreas, scusa se passo di palo in frasca, ma io sarei una specie di giornalista. Lavoro per una testata online. Mica me la concederesti un’intervista?». «Un’intervista? A me? Non mi conosce più nessuno, oramai. Sei fuori tempo massimo, ragazzo». «Ti prego, Andreas. Dammi questa possibilità. Lo so che preferiresti essere intervistato da Fusaro». «E questo Fusaro chi diavolo sarebbe?». «L’ultimo comunista rimasto in Italia. Ti piacerebbe, è un tipo carismatico, insegna filosofia, piace alle donne…». «Senti, facciamola breve, adesso Fusaro non c’è: accetto!». «Che figata, un’intervista post mortem a Baader!». «Ok, ma smettila di usare questo linguaggio da fighetta». «Va bene, va bene, tutto ciò che vuoi!». «Mi stai già irritando!».

«Dunque», ho detto io cercando di distrarlo, e stavo già prendendo i miei taccuini, «cosa ne pensi…». «Porca puttana!», ha esclamato lui, cominciando a smadonnare, «ma ti sembra normale che ci sia questa musica di merda?». Era la solita stazione balneare che organizzava dei balli di gruppo. «E guarda quelle troiette a culo scoperto!», ha detto, indicando delle ragazzine che passavano, per poi soggiungere: «E questo coglione col braccio tutto tatuato!». “Andreas, cazzo, ma sei pazzo? Guarda che questo marcantonio ci prenderà a calci nel culo, se continui a indicarlo». «Ma che cazzo di finocchio sei che hai paura di fare a botte!», mi ha risposto a brutto muso. Ho visto l’odio nei suoi occhi, mentre si guardava intorno. «Ma ti pare che io abbia messo una bomba in un centro commerciale, fatto inseguimenti, sparatorie, subito il carcere e la morte, per una società dove il popolo aspira a giocare a racchettoni, camminare su e giù per la spiaggia a culo fuori e maneggiare quel coso nero!». «Dici l’iPhone?». «Ma che roba è?». «Davvero non lo conosci? Hai presente, ci si fanno le foto, si entra su Facebook…?». Ha preso a ridere. «E magari credi pure di farci la rivoluzione con un social network?”. «Be’…».

Non sapevo bene cosa rispondergli. «Sì, come no, me l’immagino il sovvertimento del sistema che farete coi gruppi contro Renzi e le vignette in cui prendete per il culo la Merkel. Va, va, giusto a caccia di Pokemon potete andare!». «Insomma, non c’è speranza?». «Perché, questa ti sembra gente in grado di fare la rivoluzione?». «Comunque, abbiamo fatto dei passi da gigante sul piano dei diritti civili, rispetto ai tuoi tempi». Ecco, siccome ci credo, gliel’ho sbattuto in faccia, visto che si atteggiava tanto a rivoluzionario della prima ora. «Ma mi prendi per il culo? Una brutta replica della famiglia borghese, dove si pratica solo la sodomia! Poi, certo, pagare una donna per tenerti in forno un figlio, per nove mesi, è proprio un attacco al cuore del capitalismo». «Andreas, ma non è che sei un po’ fascio?». Quello ha riso. «E chi lo dice, il partito liberale di sinistra che avete qui in Italia?». A quel punto, si è alzato. «Oh, io ti saluto, compagno, mandami il link dell’intervista. Non vedo l’ora di assistere alla rivoluzione che farai con cento like. Ciao, ciao, compagno», mi ha detto muovendo ironicamente la manona in segno di saluto.

Ma, secondo voi, glielo devo mandare il link?